La compassione ti rende libero – Thich Nhat Hanh


 
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"Ovunque c’è lo Spirito Santo c’è comprensione, perdono e compassione. L’energia della presenza mentale, della consapevolezza, ha la stessa natura. Se sapete generare questa energia diverrete veramente presenti, davvero vivi e capaci di comprendere. Con la comprensione diverrete compassionevoli e questo cambierà ogni cosa."

 

Ho scritto questa poesia durante la guerra del Vietnam dopo che l’aviazione statunitense aveva bombardato la città di Ben Tre. Ben Tre è la città d’origine della mia collega Sister Chân  Không: le forze aeree statunitensi la distrussero completamente perché in città vi erano cinque o sei guerriglieri. In seguito un ufficiale  dichiarò che aveva dovuto bombardare e distruggere Ben Tre per salvarla  dal comunismo. Questa poesia tratta della rabbia.

 

Mi tengo il viso fra le mani;
no, non sto piangendo.
Mi tengo il viso fra le mani
per tenere calda la mia solitudine:
mani che proteggono,
mani che nutrono,
mani che impediscono
alla mia anima di lasciarmi
nella rabbia.

 

Ero molto arrabbiato. E la mia rabbia non era solo mia, era di un’intera nazione. La rabbia è un tipo di energia che fa soffrire noi e  le persone intorno a noi. Sono un monaco e quando mi arrabbio pratico il prendermi cura della mia rabbia: non le consento di causare  sofferenza o di distruggermi. Se vi prendete cura della vostra rabbia e  siete capaci di trovare sollievo da essa sarete in grado di vivere in modo felice e gioioso.

 

L’energia che libera

 

Per prendermi cura della mia rabbia innanzitutto torno al respiro e guardo profondamente dentro di me. Mi rendo immediatamente  conto che in me c’è un’energia chiamata rabbia; poi riconosco di avere  bisogno di un altro tipo di energia che si prenda cura della rabbia  e la invito a sorgere e a svolgere questo compito. Questa seconda energia è chiamata presenza mentale.

 

Ognuno di noi ha in sé il seme  della presenza mentale. Se sappiamo entrare in contatto con quel seme  possiamo iniziare a generare l’energia della presenza mentale; con  la sua energia ci possiamo prendere cura dell’energia della rabbia.

 

La presenza mentale è un tipo di energia che ci aiuta ad essere  consapevoli di ciò che accade. Siamo tutti capaci di essere presenti; chi pratica ogni giorno lo è più di chi non lo fa. Anche coloro che  non praticano hanno in sé il seme della presenza mentale, ma dotato di un’energia molto debole. Anche una pratica di soli tre giorni fa aumentare  l’energia della presenza mentale.

Può esserci presenza mentale in tutto ciò che si fa. Se bevendo un bicchiere d’acqua sai che in quel momento stai bevendo dell’acqua e  non pensi ad altro, allora stai bevendo in presenza mentale, in consapevolezza.  Se concentri sull’acqua tutto il tuo essere, corpo e mente, in te c’è consapevolezza e concentrazione e l’azione del bere può essere  descritta come un “bere consapevole”. Bevi non soltanto con la bocca ma con tutto il corpo e in piena consapevolezza. Siamo tutti capaci di bere dell’acqua in consapevolezza. Così mi è stato insegnato a fare, da novizio.

 

Puoi anche camminare in presenza mentale, dovunque tu sia. Quando cammini, concentra la tua attenzione sull’atto del camminare:  renditi consapevole di ogni passo che fai e non pensare ad altro. Si chiama “camminare in consapevolezza”: è sorprendente quanto sia efficace. Con la pratica, poi, comincerai a camminare in modo che ogni  passo ti darà solidità, libertà e dignità, ti renderà padrone di te stesso. Ogni volta che devo andare da un posto a un altro pratico la meditazione camminata, anche se mi sposto solo di uno o due metri. Salendo le scale, pratico la meditazione camminata; scendendo le scale, pratico la meditazione camminata; salendo su un aereo, pratico la meditazione camminata; andando dalla mia stanza al bagno, pratico  la meditazione camminata; andando in cucina, pratico la meditazione camminata. Non ho un altro modo di camminare, soltanto il  camminare in consapevolezza: mi aiuta molto. Mi dà trasformazione,  guarigione e gioia.

 

Quando mangiate potete praticare la presenza mentale. Mangiare in consapevolezza può darvi molta gioia e felicità. Nella mia tradizione, mangiare è una pratica profonda. Prima di tutto ci sediamo in una posizione stabile e guardiamo il cibo; gli sorridiamo, consapevolmente. Lo consideriamo un ambasciatore che arriva dal cielo e dalla  Terra. Guardando un fagiolino riesco a vedervi fluttuare una nuvola, a vedervi la pioggia e il sole; mi rendo conto che quel fagiolino  è parte della Terra e del cielo.

Quando mordo un fagiolino, sono consapevole che quello che ho messo in bocca è un fagiolino. Non ho nient’altro in bocca, non il mio dispiacere né la mia paura: quando mastico un fagiolino mi limito a masticare un fagiolino, non i miei progetti o la mia rabbia. Mastico con molta attenzione, con il cento per cento di me stesso, e sento la  connessione con il cielo, la Terra, i contadini che coltivano il cibo e le persone che lo cucinano. Mangiando in questo modo sento che è possibile essere solidi, liberi, felici. Il pasto non nutre soltanto il mio corpo  ma anche la mia anima, la mia coscienza e il mio spirito.

Coltivare la libertà

 

Per me non c’è felicità senza libertà e la libertà non ce la dà nessuno, la dobbiamo coltivare noi stessi. Condividerò con voi come ottenere  una maggiore libertà per se stessi. Per tutto il tempo in cui sediamo, camminiamo, mangiamo o lavoriamo all’esterno, noi coltiviamo la nostra libertà. La libertà è ciò che pratichiamo ogni giorno. In qualunque  condizione o luogo vi troviate, se avete la libertà siete felici. Io ho molti amici che hanno scontato condanne ai lavori forzati e che, sapendo come praticare, hanno sofferto molto meno. In realtà la loro  vita ha avuto una crescita spirituale, cosa che mi rende molto orgoglioso  di loro.

 

Per libertà intendo la libertà dalle afflizioni, dalla rabbia e dalla disperazione. Se in te c’è rabbia, la devi trasformare per poter ottenere di nuovo la tua libertà. Se in te c’è disperazione devi riconoscere questa energia e non permetterle di sopraffarti. Devi praticare in modo da trasformare l’energia della disperazione e raggiungere la libertà che meriti: la libertà dalla disperazione.

 

Puoi praticare la libertà ogni momento della vita quotidiana: ogni passo che fai può aiutarti a recuperarla, ogni respiro ti può aiutare a svilupparla e coltivarla. Quando mangi, mangia da persona libera. Quando cammini, cammina da persona libera. Quando respiri, respira da persona libera. Lo si può fare dovunque.

 

Coltivando la libertà per te stesso sarai in grado di aiutare le persone con cui vivi. Se pratichi sarai una persona molto più libera, molto più solida, anche se continui a vivere nello stesso posto e nelle stesse condizioni fisiche e materiali. Gli altri, osservandoti, saranno colpiti dal modo in cui cammini, dal modo in cui siedi, dal modo in cui mangi. Vedranno che la gioia e la felicità ti sono accessibili, e vorranno essere come te, che sei padrone di te stesso, non più vittima della rabbia, della frustrazione e della disperazione. La pratica alla quale mi  dedico in quanto monaco buddhista è la pratica della libertà.

 

Quando sono diventato novizio, il mio maestro mi diede un libretto dal titolo “Passi nella libertà – manuale del novizio”. Essere capaci di inspirare ed espirare è un miracolo. Una persona sul letto di morte non riesce a respirare liberamente e presto smetterà  di farlo. Io invece sono vivo: posso inspirare e rendermi consapevole  dell’inspirazione; posso espirare e rendermi consapevole dell’espirazione. Sorrido all’espirazione e sono consapevole di essere vivo.  Quindi, quando inspirate siate consapevoli della vostra inspirazione. “Inspirando so che questa è la mia inspirazione”. Nessuno può impedirvi di godere della vostra inspirazione. Quando espirate, siate  consapevoli che questa è la vostra espirazione. Respirate da persone libere.  Per me, essere vivo è un miracolo. È il miracolo più grande in assoluto. 

 

Sentire che sei vivo e che stai inspirando è realizzare un miracolo – un miracolo che puoi fare in qualunque momento. Il maestro Lin Chi , famoso maestro di meditazione vissuto nel nono secolo, diceva che il miracolo non è camminare sull’acqua, è camminare sulla terra. Tutti camminiamo sulla terra, ma alcuni camminano come schiavi, del tutto privi di libertà. Sono assorbiti dal futuro o dal passato e  non sono capaci di stare nel qui e ora, dove è disponibile la vita. Se nella vita di tutti i giorni siamo preda delle nostre preoccupazioni, della nostra disperazione, dei nostri progetti, del rimpianto per il passato e della paura del futuro, non siamo persone libere. Non siamo  capaci di stabilirci nel qui e ora.

 

In contatto con i miracoli

 

Secondo il Buddha, mio maestro, la vita è disponibile qui e ora. Il passato non c’è più e il futuro deve ancora venire; c’è un solo momento  in cui posso vivere: il momento presente. Quindi, la prima cosa che faccio è tornare al momento presente. Così facendo entro in  contatto profondo con la vita. La mia inspirazione è vita, la mia espirazione è vita; ogni passo che faccio è vita. L’aria che respiro è vita.

 

Posso entrare in contatto con il cielo blu e con la vegetazione. Posso sentire il canto degli uccelli e la voce di un altro essere umano. Se siamo capaci di tornare al qui e ora siamo in grado di toccare le tante meraviglie della vita che sono a nostra disposizione.

 

Molti di noi pensano che la felicità non sia possibile nel momento presente. La maggior parte di noi crede che ci siano altre condizioni da realizzare prima di poter essere felici. È per questo che siamo assorbiti dal futuro e non siamo capaci di essere presenti nel qui e ora.  È per questo che non ci accorgiamo di tante meraviglie della vita. Se continuiamo a fuggire nel futuro, non possiamo essere in contatto con le molte meraviglie della vita, non possiamo essere nel momento presente, là dove c’è guarigione, trasformazione e gioia.

 

Tu sei un miracolo

Quando mangio un’arancia, la posso mangiare come un atto di meditazione. Tenendo l’arancia nel palmo della mia mano, la guardo  con consapevolezza. Mi prendo un bel po’ di tempo per guardare l’arancia con consapevolezza: “Inspirando, c’è un’arancia nella mia mano.  Espirando, sorrido all’arancia”. Per me un’arancia è un miracolo, nulla di meno. Quando guardo un’arancia qui e ora, posso vederla con gli occhi dello spirito: il fiore d’arancio, il sole e la pioggia che passano tra i fiori, le piccole arance verdi e poi l’albero che lavora a lungo per far crescere l’arancia. Guardo l’arancia nella mia mano e sorrido. È un vero e proprio miracolo. Inspirando ed espirando in consapevolezza, divento pienamente presente e pienamente vivo, e ora vedo me stesso come un miracolo.

 

Cari amici, non siete altro che un miracolo. Può essere che delle volte vi sentiate privi di valore ma siete un vero e proprio miracolo. Un fagiolino contiene in sé tutto il cosmo: il sole, la pioggia, la terra intera, il tempo, lo spazio e la coscienza. Anche voi contenete l’intero cosmo.

 

In ogni cellula del corpo noi conteniamo il Regno di Dio, la Terra Pura del Buddha. Se sappiamo come vivere, il Regno di Dio si manifesterà per noi qui e ora. Con un solo passo possiamo entrare nel  Regno di Dio. Non occorre che moriamo per entrare nel Regno di Dio, anzi dobbiamo essere assolutamente vivi.

 

Anche l’inferno è in  ogni cellula del nostro corpo. Sta a noi scegliere: se continuiamo a innaffiare  ogni giorno il seme dell’inferno dentro di noi, l’inferno sarà la realtà in cui viviamo ventiquattro ore al giorno; se invece sappiamo come innaffiare ogni giorno il seme del Regno di Dio in noi, il Regno di Dio diventerà la realtà in cui viviamo ogni attimo della nostra vita quotidiana. Questa è la mia esperienza.

 

Non c’è giorno in cui io non cammini nel Regno di Dio. Che io sia qui o in qualunque altro luogo, sono sempre capace di camminare con consapevolezza e la terra sotto ai miei piedi è sempre la Terra Pura del Buddha o il Regno di Dio. Nessuno può portarmi via il Regno di Dio. Per me il Regno di Dio è ora o mai più: non si trova nel tempo o nello spazio, sta nei nostri cuori. Dovete camminare in modo consapevole e toccare la terra come se fosse un miracolo. Se sapete tornare al qui e ora, se sapete come toccare il Regno di Dio in ogni cellula del vostro corpo, esso si manifesterà per voi immediatamente qui e ora.

 

La libertà è possibile ora

Per entrare in contatto con il Regno di Dio vi occorre un po’ di addestramento e un amico, un fratello o una sorella la cui pratica può esservi di aiuto. Quando vediamo una persona che cammina in consapevolezza e prova gioia a ogni passo siamo motivati a tornare a noi stessi e a fare lo stesso. Un recluso mi ha scritto in Francia, dicendo di aver letto i miei libri e di aver imparato a praticare la meditazione camminata in prigione. Dice che ora sale e scende le scale sempre in consapevolezza e che prova gioia a ogni passo. Da quando ha iniziato questa pratica, la sua vita è diventata piacevole: quando vede gli altri reclusi che corrono su e giù per le scale, senza stabilità o solidità, senza calma o gioia, vorrebbe che potessero imparare a fare la meditazione  camminata come lui perché ogni passo che fa lo nutre e lo trasforma.

 

Cammina da persona libera. Cammina in modo che ogni passo ti dia più dignità, più libertà e stabilità, e nel tuo cuore nasceranno gioia e compassione . Ti renderai conto che le altre persone non camminano in questo modo, che sono preda della rabbia, della paura e della disperazione. Questo può motivarti ad aiutarle a imparare come vivere nel momento presente, come sedersi e camminare da persona libera.


Una sola persona che si sieda, cammini, mangi e respiri da persona libera può avere un impatto su tutto il suo ambiente.

 

La prima volta che venni in occidente ero solo. Ero venuto con lo scopo di cercare di fermare la distruzione di vite umane nel mio paese. In quel periodo praticavo già la presenza mentale: ovunque andassi, praticavo il camminare e il respirare consapevole, incarnando la pratica. Man mano che stringevo amicizie, sempre più persone si  univano a me per chiedere la fine delle atrocità che si commettevano in Vietnam. Ora ho decine di migliaia di amici che praticano la presenza mentale in tutto il mondo. Coloro che praticano quotidianamente  sono stati in grado di trasformare la loro vita e di nutrire la compassione e il perdono, e in questo modo sono riusciti a diminuire la sofferenza delle persone che li circondano.

 

Cammina da persona libera

 

Questa mattina, entrando nel recinto carcerario, camminavo con molta consapevolezza e ho notato che la qualità dell’aria era esattamente  uguale alla qualità dell’aria all’esterno. Nel guardare il cielo ho visto che era identico al cielo all’esterno. Anche la terra e i fiori erano uguali alla terra e ai fiori all’esterno. Ogni passo che facevo mi dava quella  stessa solidità e libertà che avevo sentito fuori. Quindi non c’è nulla che possa impedirci di praticare e di dare libertà e solidità a noi tessi. Quando camminate, inspirate e, facendo due o tre passi, pronunciate  il nome di qualcuno che amate, qualcuno che può darvi una sensazione di freschezza, compassione e amore. A ogni passo pronunciate il suo nome. Mettiamo che io pronunci il nome “David”.  Quando inspiro faccio due passi e dico con calma: “David, David”. Quando pronuncio il suo nome David sarà con me. Cammino in pace e in libertà in modo che David possa camminare in pace e in libertà insieme a me. Quando espiro, faccio altri due passi e dico: “Sono qui, sono qui”. Per cui non solo David è lì per me, ma nello stesso momento io sono lì per lui. “David, David. Sono qui, sono qui.”  Sono interamente concentrato sulle azioni del camminare e del respirare.

 

La mia mente non pensa ad altro.

 

Potete evocare la Terra: “Terra, Terra. Sono qui, sono qui”. La Terra è nostra madre ed è sempre lì per noi. Ci ha creato, ci ha portato  alla vita; ci riceverà e ci riporterà di nuovo alla vita, e ancora, innumerevoli volte. Quindi quando pronuncio “Terra”, evoco la consapevolezza che è il fondamento del mio essere. “Sono qui, sono qui”.  Se praticate in questo modo per alcune  settimane o per qualche mese comincerete a sentirvi molto meglio.

 

La pratica è entrare in contatto con gli elementi meravigliosi che sono dentro di noi, elementi che ci rinnovano e ci guariscono. Se la nostra vita quotidiana è priva di consapevolezza, tendiamo a lasciare che vi entrino molti elementi che sono dannosi per il corpo e per la coscienza. Il Buddha disse che nulla può sopravvivere senza cibo. La nostra gioia non può sopravvivere senza essere alimentata, né possono sopravvivere il dolore e la disperazione.

 

Se siamo disperati è perché abbiamo nutrito la nostra disperazione con il genere di cibo che la fa aumentare. Se siamo depressi, il Buddha ci consiglia di osservare in profondità la natura della nostra depressione per individuare l’origine del cibo di cui la nutriamo. Una volta individuata la fonte del nutrimento eliminatela, e la depressione svanirà dopo una o due settimane. Senza consapevolezza nella nostra vita quotidiana, noi nutriamo la nostra rabbia e la nostra disperazione guardando o ascoltando cose intorno a noi che sono altamente tossiche.

 

Ogni giorno consumiamo molte tossine; ciò che vediamo in televisione o che leggiamo nelle riviste può nutrire la nostra rabbia e disperazione. Se inspiriamo ed espiriamo consapevolmente, però, e ci rendiamo conto che quel genere di cose non sono quelle che vogliamo  consumare, smetteremo di assumerle. Vivere in modo consapevole significa smettere di ingerire questo tipo di veleni e scegliere invece di essere in contatto con ciò  che è meraviglioso, che rigenera e che guarisce, dentro di noi e intorno a noi.

 

Momento meraviglioso

 

Ho un esercizio di respirazione che vorrei offrirvi.  Sono sicuro che se seguirete questo esercizio nei momenti difficili, ne trarrete sollievo.

 

Inspirando, so che sto inspirando.
Espirando, so che sto espirando.
Inspirando noto che l’inspirazione si è fatta più profonda.
Espirando noto che l’espirazione si è fatta più lenta.
Inspirando, mi calmo; espirando, mi sento a mio agio.
Inspirando, sorrido; espirando, lascio andare.
Inspirando, dimoro nel momento presente.
Espirando, so che è un momento meraviglioso.

 

Questi versi possono essere riassunti nel modo seguente: Dentro, fuori; profondo, lento; calma, adagio; sorrido, lascio andare; momento presente, momento meraviglioso.  Prima pratichiamo ”inspiro”, “espiro”: inspirando, diciamo in silenzio “inspiro”, per nutrire la consapevolezza ell’inspirazione.  Quando espiriamo, diciamo “espiro”, consapevoli che stiamo espirando.

 

Ogni parola è una guida che ci aiuta a tornare al respiro nel  momento presente. Possiamo ripetere ”inspiro”, “espiro” finché non  sentiamo che la nostra concentrazione è solida e piena di pace. Quindi, alla successiva inspirazione diciamo “profondo” e alla successiva  espirazione diciamo “lento”. Quando respiriamo in modo consapevole, il respiro si fa più profondo e più lento, più tranquillo e piacevole. Continuiamo a respirare, “profondo, lento, profondo, lento” finché non vogliamo passare alla frase successiva, che è “calma, adagio”.


Calma significa che calmiamo il nostro corpo, che portiamo pace al nostro corpo. Inspirando, porto l’elemento della calma nel mio  corpo. Se abbiamo una sensazione o un’emozione che ci fa sentire meno tranquilli, calmare vuol dire calmare quella sensazione o emozione. Inspirando, calmo le mie emozioni. Espirando, calmo le mie  sensazioni. Quando espiriamo, diciamo “adagio”, che significa essere leggeri, rilassati, sentire che nulla è importante quanto il nostro benessere.

 

Quando abbiamo dimestichezza con “calma, adagio” passiamo a “sorrido, lascio andare”. Quando inspiriamo, anche se in quel momento  non sentiamo molta gioia, possiamo comunque sorridere.


Quando sorridiamo, la gioia e la pace in noi si fanno più salde e la tensione svanisce. Quando espiriamo, diciamo “lascio andare”. Lasciamo andare ciò che ci fa soffrire: un’idea, una paura, una preoccupazione, la rabbia.  E alla fine torniamo a “momento presente, momento meraviglioso”.

 

“Inspirando, dimoro nel momento presente. Espirando sento che è un momento meraviglioso”. Ricordate, il Buddha ha detto che  il momento presente è il solo momento in cui la vita ci è disponibile.

 

Quindi, per poter entrare in contatto profondo con la vita dobbiamo tornare al momento presente. Il respiro è come un ponte che collega il corpo e la mente. Nella vita quotidiana il nostro corpo può stare in un luogo e la nostra mente altrove, nel passato o nel futuro: è detto uno “stato di distrazione”. Il respiro è un collegamento fra il corpo e la mente. Quando iniziate a inspirare e a espirare con consapevolezza, il vostro corpo tornerà alla vostra mente in un istante; e quando iniziate a inspirare ed espirare con consapevolezza, la mente tornerà al corpo. Sarete in grado di realizzare l’unità di corpo e mente e diverrete pienamente presenti e pienamente vivi nel qui e ora. In quel momento avrete la possibilità di entrare in contatto profondo con la vita. Non è difficile. Tutti possono farlo.

 

Il sorriso come pratica

 

Nell’esercizio “inspirando, sorrido” potreste chiedervi: perché dovrei sorridere se in me non c’è gioia? La risposta a questa domanda è: sorridere è una pratica. Il vostro viso ha più di trecento muscoli: se siete arrabbiati o impauriti si tendono, e la loro tensione genera una sensazione di durezza. Se invece sapete come inspirare e fare un sorriso, la tensione scomparirà: è quello che io definisco “yoga della bocca”.


Fate del sorridere un esercizio: basta inspirare e sorridere per far scomparire la tensione e farvi sentire molto meglio.

 

Ci sono momenti in cui la gioia genera un sorriso; ci sono anche dei momenti in cui un sorriso dà rilassamento, calma e gioia. Io non aspetto di provare gioia per sorridere; la gioia verrà dopo. A volte, quando sono solo nella mia stanza, al buio, pratico il sorridere a me stesso. Lo faccio per essere gentile con me, per prendermi cura di me, per amarmi. So che se non so prendermi cura di me, se non mi so amare, non so prendermi cura di nessun altro. Essere compassionevoli nei confronti di se stessi è una pratica molto importante. Quando sei stanco, arrabbiato o disperato, dovresti sapere come tornare a te stesso e prenderti cura della tua stanchezza, della tua rabbia e della tua disperazione.

 

È per questo che pratichiamo il sorridere, il camminare, il respirare, il mangiare in consapevolezza. Quando si prova gratitudine non si soffre Mi accorgo che negli Stati Uniti, dove c’è cibo così abbondante e vario, non si ha molto tempo per mangiare. Mangiare può essere qualcosa di molto gioioso e non c’è bisogno di mangiare tanto per essere sani.  Quando prendo il cibo, che sia con i bastoncini o con la forchetta, sto un momento a guardarlo. Mi basta una frazione di secondo per identificare il cibo; se sono veramente presente qui e ora lo riconosco immediatamente, che si tratti di una carota, di un fagiolino o di un pezzo di pane. Gli sorrido, lo metto in bocca e lo mastico con la totale consapevolezza di ciò che sto mangiando. La consapevolezza  è sempre consapevolezza di qualcosa: io mastico il cibo in modo tale che la vita, la gioia, la solidità e la non paura divengano realtà possibili.

 

Dopo aver mangiato per una ventina di minuti mi sento nutrito, non solo fisicamente ma anche mentalmente e spiritualmente. Questa è una pratica molto, molto profonda. A Plum Village ci prendiamo del tempo per mangiare. Mangiamo come una comunità: stiamo seduti in una bella postura e aspettiamo che siano arrivati tutti per iniziare a mangiare insieme. Quando alla tua sinistra e alla tua destra c’è un fratello o una sorella che mangiano in modo consapevole ti senti sostenuto nella pratica del mangiare in presenza mentale. All’inizio di ogni pasto pratichiamo le Cinque Contemplazioni del cibo.

 

Le Cinque Contemplazioni

 

Questo cibo è il dono dell’intero universo: terra, cielo, e molto duro lavoro. Che noi possiamo mangiare in modo da essere degni di riceverlo. Che noi possiamo trasformare gli stati mentali non salutari e imparare a mangiare con moderazione. Che noi possiamo mangiare solo cibo che ci nutre e che previene le malattie. Accettiamo questo cibo per poter realizzare la via della comprensione e dell’amore.

 

La prima contemplazione è essere consapevoli che il nostro cibo viene direttamente dalla terra e dal cielo, che è un dono che riceviamo dalla terra e dal cielo e anche dalle persone che lo preparano.

 

La seconda contemplazione riguarda l’essere degni del cibo che mangiamo. Il modo per essere degni del nostro cibo è mangiare in presenza mentale – essere consapevoli della sua presenza ed essere grati di averlo. Prendete per esempio un fagiolino: la terra e il cielo ci hanno messo molti mesi a produrlo; è un peccato se guardandolo non riusciamo a considerarlo un miracolo della vita. L’energia della presenza mentale può aiutarci a vedere quanto sia meraviglioso il cibo che stiamo mangiando. Non possiamo permetterci di perderci nelle nostre preoccupazioni, paure o arrabbiature riguardanti il passato o il futuro. Siamo lì per il cibo perché il cibo è lì per noi: è giusto così. Mangiate in modo consapevole e sarete degni della Terra e del cielo.

 

La terza contemplazione mira a renderci consapevoli delle nostre tendenze negative e a permetterci di evitare che ci travolgano. Occorre che impariamo a mangiare con moderazione, a mangiare la giusta quantità di cibo. A Plum Village ciascuno di noi ha una ciotola per il cibo e ogni volta che ci serviamo sappiamo esattamente di quanto abbiamo veramente bisogno. La ciotola usata dai monaci e dalle monache è detta “lo strumento della giusta misura” . È molto importante non mangiare troppo. Se mangiate lentamente e masticate con molta cura ne riceverete un grande nutrimento: la giusta quantità di cibo è quella che ci aiuta a essere sani.

 

La quarta contemplazione è relativa alla qualità del cibo che mangiamo. Siamo determinati a ingerire soltanto cibo che non contenga tossine per il corpo e per la coscienza. Ci impegniamo a mangiare soltanto cibo che ci mantenga sani e che nutra la nostra compassione, e a evitare cibo che contenga o introduca veleni nel nostro corpo e che ci renda meno compassionevoli. Questo è mangiare in consapevolezza.


Il Buddha ha detto: “Se mangiate in modo tale da distruggere la compassione in voi è come se mangiaste la carne di vostro figlio o di vostra figlia. Quindi praticate il mangiare in modo da poter mantenere viva la compassione in voi.”

 

La quinta contemplazione è essere consapevoli che riceviamo cibo al fine di realizzare qualcosa. La nostra vita dovrebbe avere un significato, e questo significato è aiutare gli altri a soffrire meno – aiutare gli altri a entrare in contatto con le gioie della vita. Quando abbiamo nel cuore la compassione, quando sappiamo di essere capaci di aiutare una persona a soffrire meno, la vita inizia ad avere più significato.

 

Questo è un nutrimento molto importante, per noi. Una singola persona è in grado di aiutare molti esseri viventi. La mia collega Sister Chân Không ha lavorato tanti anni con i poveri, con gli orfani, con le persone affamate; ha aiutato migliaia e migliaia di persone che ora, grazie al suo lavoro, soffrono meno. Questo la rende molto felice e dà significato alla sua vita. Può essere così per tutti noi, in qualunque luogo, in ogni momento. Dire poche parole che facciano soffrire di meno una persona può bastare a dare significato alla nostra vita; lo si può fare dovunque. Quando la tua vita ha significato la felicità diviene realtà e tu ti trasformi in un bodhisattva, proprio qui e ora. Un bodhisattva è una persona dotata di compassione e capace di far sorridere un’altra persona o di farla soffrire meno. Ognuno di noi ne è capace.

 

La compassione come fattore di liberazione

 

Ogni momento della nostra vita quotidiana può essere un momento di pratica. Se stai aspettando il cibo o se sei in fila per essere contato puoi sempre praticare “inspiro ed espiro”, con consapevolezza e sorridendo.


Non sprecare alcun momento della tua vita quotidiana: ogni momento è un’opportunità per coltivare solidità, pace e gioia. Dopo alcuni giorni vedrai che altre persone inizieranno a trarre beneficio dalla tua presenza. La tua può diventare la presenza di un bodhisattva, di un santo. È davvero possibile. C’è una storia che ho letto quando avevo sette anni. Era uno dei racconti detti Jataka, che narrava di una precedente vita del Buddha, quando si trovava nell’inferno. La guardia responsabile dei dannati all’inferno a quanto pare non aveva alcuna compassione. Teneva in mano un grosso forcone e quando qualcuno faceva qualcosa di sbagliato,glielo affondava nel petto. Pur soffrendo molto per quel trattamento, i reclusi non potevano morire. Questa era la loro punizione: soffrire senza poter morire.

 

Un giorno i dannati erano costretti a portare grossi pesi sulla schiena, e il guardiano, brandendo il forcone, cominciò a spingerli perché andassero più in fretta. La precedente incarnazione del Buddha vide che uno dei reclusi non riusciva a restare in piedi e che la guardia stava per dargli addosso minacciandolo con il forcone per farlo andare più veloce. In quel momento nel futuro Buddha accadde qualcosa: voleva intervenire, voleva affrontare il guardiano pur sapendo che poi se la sarebbe presa con lui. Sarebbe intervenuto con gioia, se il suo intervento l’avesse fatto morire, ma la punizione che si aspettava di ricevere in cambio non lo avrebbe fatto morire, lo avrebbe solo fatto soffrire di più. Ciononostante si avvicinò con coraggio al guardiano e disse: “Non hai cuore? Perché non gli dai il tempo di portare il suo carico?” Sentendo queste parole la guardia affondò il forcone nel petto del futuro Buddha, che morì all’istante e rinacque come essere umano.

Il futuro Buddha ebbe il coraggio di ribellarsi e di guardare la guardia negli occhi, per il bene di un compagno di prigionia: vide l’ingiustizia, e quella sofferenza gli fece nascere nel cuore la compassione. Il suo intervento era nato dalla compassione, per questo il futuro Buddha morì immediatamente e nacque di nuovo come essere umano; da quel momento iniziò a praticare fino a diventare una persona pienamente illuminata, un Buddha. Anche il Buddha, dunque, in una delle sue precedenti vite aveva toccato il fondo della sofferenza, ma grazie alla compassione nata nel suo cuore era riuscito a liberarsi da quella condizione. 

 

Anch’io, a mia volta, ho attraversato molte sofferenze e posso dirvi che la compassione può liberarci dalle condizioni più difficili. C’è stato un periodo in cui andavamo con le barche nel golfo di Siam a salvare i cosiddetti “boat people”. Era un compito molto pericoloso, perché il mare era pieno di pirati, ma poiché ritenevamo che il miglior mezzo per proteggersi fosse la compassione e non la violenza non portammo mai armi sulle barche, nelle spedizioni di salvataggio; l’unica nostra arma era la compassione. Secondo l’insegnamento e la pratica che seguo, la compassione è il mezzo migliore per proteggersi. Negli ambienti buddhisti si parla di Avalokiteshvara, il bodhisattva  della grande compassione e dell’ascolto profondo. Il bodhisattva può manifestarsi sotto forma di donna, uomo, bambino, di un politico, di uno schiavo, ma la sua principale caratteristica è sempre la stessa: ha la compassione nel cuore.

 

Una volta Avalokiteshvara si manifestò come spirito affamato con un volto molto feroce. Prese quell’aspetto per aiutare gli altri spiriti affamati, ma in realtà era un essere compassionevole. Molti di noi hanno paura di essere attaccati e a volte, pur avendo in sé compassione e comprensione, fingono di essere duri e crudeli per proteggersi. Senza la compassione soffriamo molto e facciamo soffrire le persone intorno a noi. Con la compassione possiamo entrare in contatto con gli altri esseri viventi e possiamo aiutarli a soffrire meno.

Se in te c’è l’energia della compassione, vivi nel più sicuro degli ambienti.  La compassione può esprimersi nei tuoi occhi, nel modo in cui agisci o reagisci, nel modo in cui cammini, ti siedi o mangi, nel modo in cui tratti gli altri. È il miglior mezzo di autoprotezione. Può anche essere contagiosa. È davvero meraviglioso stare seduti accanto a qualcuno che ha nel cuore la compassione. Con la compassione nel cuore conquisterai il sostegno di uno o due amici: tutti noi abbiamo bisogno di compassione e amore. Due persone insieme si possono proteggere a vicenda e possono proteggere anche le persone che hanno intorno.

 

La nostra pratica è coltivare la compassione nella vita quotidiana. Con la pratica della compassione ci apriamo a una persona e poi a un’altra; alla fin fine, quando c’è la compassione, qualunque posto può essere un luogo in cui è piacevole vivere. Quando l’elemento della gioia entra nei nostri corpi e nelle nostre coscienze, troviamo insieme pace e gioia proprio qui, proprio ora.

 

La comprensione rende possibile la compassione

 

La comprensione è la sostanza con cui costruiamo la compassione. Di che tipo di comprensione sto parlando? La comprensione del fatto che anche l’altra persona soffre. Quando soffriamo abbiamo la tendenza a credere di essere vittime degli altri, di essere gli unici a stare male. Ma non è vero, anche l’altro soffre; anche l’altro ha le sue difficoltà, le sue paure, le sue preoccupazioni. Se solo potessimo vedere il dolore che c’è in lui, inizieremmo a comprenderlo. Una volta che c’è la comprensione, la compassione diventa possibile. Abbiamo abbastanza tempo per osservare a fondo la condizione dell’altro?

 

L’altro può essere un recluso come noi oppure una guardia. Se lo osserviamo possiamo vedere che in lui c’è molta sofferenza. Forse non sa come gestire la sua sofferenza. Forse la lascia crescere perché non sa come gestirla, e questo fa soffrire lui e le persone che ha intorno.

 

Quindi, con questo tipo di consapevolezza, di presenza mentale, inizierai a comprendere e la comprensione farà sorgere dentro di te la compassione. Con la compassione in te soffrirai molto meno e sarai spinto dal desiderio di fare una certa cosa, o di non fare un’altra cosa, perché quella persona soffra meno. Il tuo modo di guardarla o di sorriderle può aiutarla a soffrire meno e può darle fiducia nella compassione.

 

Io definisco la mia pratica “la pratica del coltivare la compassione”. Tuttavia so che la compassione non è possibile senza la comprensione, e la comprensione è possibile soltanto se hai il tempo di guardare in profondità. Meditazione significa guardare in profondità per comprendere.

 

Nel monastero in cui vivo abbiamo molto tempo per svolgere il compito dell’osservazione profonda. Anche in una casa di correzione c’è molto tempo e tante opportunità di praticare il guardare in profondità. È un ambiente ottimo per praticare l’osservazione profonda in modo che la compassione possa svilupparsi come fattore di liberazione. Penso che se uno, dieci o venti di voi praticassero il guardare con compassione, potreste trasformare questo luogo fin da ora. Potreste portare il paradiso proprio qui. Per me il paradiso è un luogo in cui c’è compassione.

 

Quando hai la compassione nel cuore, ti basta inspirare ed espirare profondamente per far arrivare la comprensione. Comprenderai te stesso e diverrai compassionevole verso te stesso. Saprai come gestire la tua sofferenza e come prenderti cura di te stesso. Sarai quindi in grado di aiutare un’altra persona a fare lo stesso, e tra voi crescerà la compassione. In questo modo diventi un Buddha, un bodhisattva che porta la compassione nel suo ambiente e trasforma l’inferno in paradiso.

 

Il Regno di Dio è ora o mai. È proprio vero. E può darsi che voi abbiate più opportunità di praticare di molti di noi. Che ne pensate?

 

L’arte di gestire una tempesta

 

Una tempesta, quando arriva, rimane per un po’ di tempo e poi se ne va. È così anche per le emozioni: vengono, restano per un po’, poi vanno via. Un’emozione è solo un’emozione. Non si muore per un’emozione.

Noi siamo molto, molto più di un’emozione. Quando ti accorgi che sta per sorgere un’emozione, dunque, è molto importante che ti sieda in posizione stabile, oppure che ti metta sdraiato – anche questa è una posizione molto stabile. Concentra poi l’attenzione sulla pancia. La tua testa è come la cima di un albero durante una tempesta: io non ci resterei. Porta la tua attenzione in basso, al tronco dell’albero, dove c’è stabilità. Dopo esserti concentrato sulla pancia, sposta in giù l’attenzione, appena sotto l’ombelico, e inizia a praticare il respiro consapevole. Inspirando ed espirando profondamente, sii consapevole del sollevarsi e dell’abbassarsi dell’addome. Dopo aver praticato in questo modo per dieci, quindici o venti minuti, ti accorgerai di essere forte, abbastanza forte da resistere alla tempesta. In questa posizione seduta o sdraiata, limitati a rimanere agganciato al respiro, proprio come un naufrago resta aggrappato a un salvagente: dopo un po’ di tempo l’emozione andrà via.

 

Questa è una pratica molto efficace, ma per favore ricorda una cosa: non aspettare di avere un’emozione forte per praticare, in quel caso non ricorderai come si fa. Devi praticare ora, oggi che ti senti bene, che non hai a che fare con emozioni forti. Questo è il momento per iniziare a imparare la pratica. Puoi praticare ogni giorno per dieci minuti. Siedi e pratica l’inspirazione e l’espirazione, concentrando  l’attenzione sulla pancia. Se fai così per tre settimane, ventuno giorni, diventerà un’abitudine; allora, quando monterà la rabbia o sarai sopraffatto dalla disperazione, ti verrà naturale ricordare la pratica; se ci riuscirai avrai fede nella pratica e sarai in grado di dire alle tue emozioni: “Bene, se ritorni farò esattamente la stessa cosa”. Non avrai più paura perché saprai che cosa fare.

 

Pratica regolarmente. Quando la pratica diventa un’abitudine, se non la fai ti sembra che ti manchi qualcosa. Praticare ti porterà benessere e stabilità; e avrà anche un buon effetto sulla tua salute. Questa è la miglior protezione che puoi offrire a te stesso. Io penso sempre che l’energia della consapevolezza sia l’energia del Buddha, dello Spirito Santo che è dentro di noi e ci protegge in ogni momento. Ogni volta che tocchi il seme della consapevolezza e pratichi il respiro consapevole l’energia di Dio, l’energia del Buddha è lì per proteggerti.

 

Una volta imparata la pratica, potrebbe farti piacere spiegare come si pratica a un amico, a un parente o ai tuoi bambini, se ne hai. Conosco madri che praticano con i loro figli; tengono per mano il bimbo o la bimba dicendo: “Tesoro, respira con me. Inspirando so che la mia pancia si solleva. Espirando so che la mia pancia si abbassa”; guidano il bambino o la bambina nella respirazione finché lui o lei supera l’emozione.


Se conosci la pratica sarai in grado di generare l’energia della stabilità e di trasmetterla a un’altra persona, tenendola per mano. Puoi aiutare quella persona ad attraversare indenne una tempesta; potresti contribuire a salvarle la vita. Moltissimi giovani, ai nostri giorni, non sanno gestire le loro emozioni; il numero dei suicidi è enorme. Questo è un esercizio semplice ma molto importante.

 

Sorridi alla tua energia dell’abitudine

 

In ognuno di noi c’è una forte energia chiamata energia dell’abitudine, vasana in sanscrito. Tutti noi abbiamo energie abituali che ci spingono a dire o a fare cose che non vorremmo. Le abitudini danneggiano noi e i nostri rapporti con gli altri. Razionalmente sai che dire o fare una certa cosa causerà molta sofferenza, eppure la dici o la fai; a quel punto, il danno è fatto. Poi ti dispiace, ti batti il petto e ti strappi i capelli dicendo: “Non dirò, non farò mai più una cosa simile”. Ma anche se sei sincero, la prossima volta che si presenterà una situazione simile dirai o farai la stessa cosa. Questa è la potenza delle abitudini, che i tuoi genitori e antenati potrebbero averti trasmesso.

 

Il respiro consapevole può aiutarti a riconoscere l’energia dell’abitudine quando si presenta. Non devi combatterla, devi solo riconoscere che è tua e sorriderle. Tanto basta. “Ciao, energia dell’abitudine. So che ci sei ma non puoi farmi niente”. Le sorridi e poi sei libero. Questa è una protezione meravigliosa. Per questo ho detto che la presenza mentale è l’energia di Dio, l’energia del Buddha che ci protegge.

 

Perché l’energia della presenza mentale possa operare per te, è molto importante che tu pratichi ogni giorno il camminare e il respirare in consapevolezza. Quando l’energia dell’abitudine inizia a manifestarsi continua a respirare, riconoscila e dille: “Ciao, energia dell’abitudine. So che ci sei, ma io sono libero. Non mi spingerai più a dire o a fare quelle cose”. In questo modo acquisisci una maniera diversa di reagire, crei una buona energia dell’abitudine che sostituisce quella cattiva.

 

La relazione che abbiamo con gli altri è fondamentale per la nostra felicità. A volte trattiamo male gli altri o noi stessi a causa dell’energia dell’abitudine. Dovremmo trattare noi stessi con rispetto, tenerezza e compassione. È molto importante: se sappiamo trattare con rispetto il nostro corpo e le nostre sensazioni, saremo capaci di trattare gli altri con lo stesso rispetto. È così che creiamo pace, libertà e felicità nel mondo.

 

Ognuno di noi è in grado di farlo. Abbiamo solo bisogno di un po’ di allenamento. Avere un amico che conosce la pratica è una fortuna: due persone che praticano possono sostenersi a vicenda nel coltivare quell’energia chiamata consapevolezza – consapevolezza del camminare, consapevolezza del respiro, consapevolezza del mangiare.

 

Ogni momento della nostra vita quotidiana può essere usato per coltivare la presenza mentale, l’energia del Buddha, dello Spirito Santo. Ovunque c’è lo Spirito Santo c’è comprensione, perdono e compassione. L’energia della presenza mentale, della consapevolezza, ha la stessa natura. Se sapete generare questa energia diverrete veramente presenti, davvero vivi e capaci di comprendere. Con la comprensione diverrete compassionevoli e questo cambierà ogni cosa.


Tratto da:

Essere Pace  – Thich Nhat Hanh è un monaco buddhista e un attivista in campo sociale. È stato a capo della Delegazione Buddhista Vietnamita alla Conferenza di Pace di Parigi. Al termine della guerra nel Vietnam; Martin Luther King jr. l’ha candidato al Premio Nobel per la Pace.

Nel buddhismo mahayana, la tradizione dell’Autore, i bodhisattva sono esseri illuminati che rinunciano a estinguersi nel nirvana per restare sulla Terra ad aiutare tutti gli esseri a raggiungere la liberazione. Ognuno di loro incarna una determinata virtù (l’azione efficace, l’ascolto profondo, ecc.)


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