Riconciliazione: Mi perdono, perdonando ! - p. Alberto Maggi OSM 






 
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"Che l'uomo chieda perdono a Dio delle sue colpe, e che questi venga perdonato, non si può verificare. Ma che l'uomo cancelli le colpe di un altro nei suoi confronti, questo si vede. Per questo Gesù non invita mai a chiedere perdono a Dio, ma sempre a perdonare gli altri. È il perdono concesso agli altri che rende operativo, efficace e visibile il perdono concesso da Dio."

 

Il primo scontro tra Gesù e i rappresentanti della religione viene riportato da Matteo all’inizio del capitolo IX del suo vangelo. In questo capitolo l'evangelista affronta la tematica del con-dono dei peccati quale espressione dell'amore di Dio a tutta l'umanità.

 

Questo episodio assume un particolare valore in quanto è l'unica volta che, in questo vangelo, Gesù cancella i peccati. L’azione di Gesù è in aperto contrasto con tutto l’insegnamento religioso riguardo il peccato e le modalità per ottenerne il perdono. [...]

 

Mt 9,1 Salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città . Ed ecco gli portarono un paralitico steso sul letto. Gesù vista la loro fede, disse al paralitico: “Coraggio, figliolo, ti sono cancellati i tuoi peccati”.

 

A Cafarnao Gesù ha già guarito il servo paralizzato del centurione (Mt 8,5-13).  L’eco delle azioni vivificanti di Gesù si diffonde (“conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì”, Mt 4,24), e quanti, come il paralitico, sono considerati come dei morti che respirano ma allo stesso tempo sono desiderosi di vita, si avvicinano a Gesù.

 

Secondo la religione giudaica, i peccati possono essere perdonati solo da Dio (Es 34,6-7; Sal 25,18), e gli uomini per ottenere il suo perdono devono passare attraverso un rituale ben preciso che è prescritto dalla Scrittura (“Il sacerdote farà per loro il rito espiatorio e sarà loro perdonato”, Lv 4,20) e soprattutto offrire un animale in sacrificio (Lv 4,20.26.13.35).

 

Contrariamente alla prassi religiosa, Gesù non chiede all’uomo se sia pentito delle sue colpe, e non lo rimprovera per i peccati.  Al Signore non interessa quel che l’uomo ha fatto. L’azione di Gesù riguarda il presente dell’uomo e non il suo passato.  Il Cristo non si rivolge all’uomo con un rimprovero, ma con un incoraggiamento, e lo chiama figliolo: È l’unica volta che Gesù si rivolge a qualcuno in questo modo, con un’espressione che denota intenso affetto (ha il significato di figlio/bambino mio). Quando l’uomo peccatore s’incontra col Signore, non viene umiliato per le sue colpe, ma avvolto dalla tenerezza materna del suo amore. 

 

L'azione di Gesù non consiste nel perdonare i peccati ma nel cancellarli. Mentre il perdono dei peccati è una conseguenza dell'azione dell'uomo che pentitosi chiede perdono per il peccato e offre il sacrificio di riparazione a Dio, cancellare i peccati è un'azione che compete soltanto a Dio, ed è gratuita (Ef 2,1-9).

 

È la differenza tra il dono e il merito sulla quale si basa la distinzione tra la fede e la religione.

 

Se nella religione si esige la conversione come condizione per meritare il perdono, nella fede la conversione è un effetto del condono (dal latino condonare, “concedere in dono”), gratuitamente concesso. Se nella religione l'accesso a Dio avviene dopo l'offerta di un sacrificio, nella fede Dio non pretende offerte ma è lui che si offre e chiede di essere accolto. Gesù non perdona i peccati dell'uomo per le azioni di penitenza, di sacrificio, ma li cancella.  

 

Come Gesù illustrerà nella Parabola dei due debitori, il condono non viene concesso per le promesse del debitore, ma per la misericordia del creditore (Mt 18,26-27). Ugualmente cancellare i peccati è un'azione che è dovuta alla grande generosità di Dio, un dono gratuito non dovuto ai meriti dell'uomo ma alla misericordia del Padre che “dimostra la grandezza del suo amore per noi in questo: che mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8).

 

Immediatamente si scatena il contrattacco contro questa tremenda azione compiuta da Gesù, il cui comportamento rischia di scardinare il rigido e preciso cerimoniale col quale l’uomo doveva chiedere perdono da Dio.

 

3 Ed ecco, alcuni scribi dissero fra sé: “Questo bestemmia”.

 

Il condono dei peccati concesso da Gesù provoca la reazione stizzita e sprezzante degli scribi, che trovano incompatibile la facile assoluzione con la quale Gesù - che evitano di nominare (Questo) - cancella i peccati dell'uomo, con l’insegnamento tradizionale da loro imposto, dottrina che rendeva sempre più complicato e più difficile, e soprattutto oneroso, da parte dell'uomo ottenere il perdono dei peccati.

 

È la prima volta che Gesù, il Dio con noi (Mt 1,23), s'incontra con un gruppo di scribi, ovvero i Teologi Ufficiali, ed è subito scontro. [...]

 

La prima volta che gli scribi, depositari della volontà di Dio, ascoltano Gesù, non solo non riconoscono in lui la Parola di Dio, ma lo giudicano un bestemmiatore, perché, come essi insegnano, solo Dio può perdonare i peccati (Mc 2,7). Del resto in nessuno scritto della tradizione rabbinica si trovava che il Messia, in forza del suo potere, potesse perdonare i peccati, potestà ritenuta esclusiva di Dio.

 

L'evangelista sottolinea la totale incompatibilità tra Dio e l'istituzione religiosa che pretende contenerlo, esprimerlo e rappresentarlo.  Il gesto di Gesù è pericoloso per tutto il sistema religioso.

 

Ha cancellato i peccati di quel tale senza nominare Dio!

 

Il condono dei peccati al paralitico è per i difensori dell'ortodossia un crimine degno di morte (nel Libro del Levitico e dei Numeri, la bestemmia è un crimine che merita la morte, Lv 24,11-14; Nm 15,30-31).

 

Gli scribi, pensando che Gesù bestemmia, ritengono che sia meritevole di morte. Ed è per l'accusa di essere un bestemmiatore che Gesù verrà messo a morte.

 

La prima e l’ultima volta che Gesù si trova di fronte alle massime autorità religiose, queste sentenzieranno che Gesù è un bestemmiatore (Mt 26,65-66; Mc 14,64).

 

4 E Gesù vedendo i loro pensieri, disse: “Perché mai pensate malignità nel vostro cuore?”

 

Cuore nella cultura ebraica indica la coscienza dell'individuo, la mente.   Mentre nei portatori del paralitico, Gesù vede la fede (v. 2), in questi scribi Gesù vede la malvagità dei loro pensieri. Il termine malignità richiama l’azione del maligno (Mt 5,37), nome col quale si identifica il diavolo.

 

Gli scribi, in quanto rappresentanti del supremo magistero d’Israele e depositari della volontà di Dio, in realtà, agiscono come il nemico di Dio, il diavolo. La situazione del popolo è drammatica: quelli che essi credono pastori sono in realtà lupi rapaci. Gesù allora sfida gli scribi:

 

5 Che cos'è più facile dire: Ti sono cancellati i peccati, o dire: Alzati e cammina?

 

Gesù non affronta gli scribi su un piano teologico (la bestemmia), ma su quello della vita. Dire: “Ti sono cancellati i tuoi peccati!” è facile, perché non è possibile verificare l'avvenuto perdono. Ecco perché Gesù non invita mai gli uomini a chiedere perdono a Dio, ma invita sempre a cancellare le colpe gli uni degli altri.

 

Che l'uomo chieda perdono a Dio delle sue colpe, e che questi venga perdonato, non si può verificare. Ma che l'uomo cancelli le colpe di un altro nei suoi confronti, questo si vede. Per questo Gesù non invita mai a chiedere perdono a Dio, ma sempre a perdonare gli altri. È il perdono concesso agli altri che rende operativo, efficace e visibile il perdono concesso da Dio.

 

Quando la comunità cristiana chiede perdono a Dio, ma poi è incapace di perdonare gli uomini, si allontana da Gesù e si è avvicina pericolosamente alla sinagoga retta dagli scribi. Gesù non è venuto a creare un nuovo sinedrio dove gli uomini si sentano giudicati e condannati, ma la comunità di fratelli dove non c’è colpa e non c’è peccato che non possano essere cancellati e il perdono concesso illimitatamente, “fino a settanta volte sette” (Mt 18,22), a somiglianza dell’infinita misericordia del Padre.

 

6 Affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di cancellare i peccati, allora dice al paralitico: Alzati, prendi il tuo letto e va a casa tua.  7 Ed egli alzatosi andò a casa sua.

 

Senza attendere nessuna risposta, Gesù passa all'azione e guarisce il paralitico che viene invitato a tornare a casa sua (“alzatosi se ne tornò a casa sua”).  Gesù non lo invia al Tempio per ringraziare.  Il Signore non si è limitato a cancellare all'uomo il passato di peccatore, ma gli ha trasmesso una forza vitale per una vita nuova.

Ancora una volta Matteo vuol dimostrare che in Gesù si manifesta Dio, colui che “perdona le colpe e cura le infermità” (Sal 103, 3): Dio è con Gesù e non con gli scribi. Non è lui che bestemmia, ma sono le autorità che bestemmiano. Il loro insegnamento non è altro che una bestemmia che deturpa il volto di Dio.

Nota del curatore :
Il testo tratto dall' introduzione degli appunti, non rivisti dall'autore, che hanno per titolo " E se Dio rifiuta la religione ?" - Cefalù 2004

 

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