Gesù di Nazaret, infine, tu chi sei ? - Leonardo Boff





 
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L'esistenza di Gesù fu un'esistenza totalmente orientata e vissuta per gli altri e per il grande Altro (Dio). Egli era assolutamente aperto a tutti, non discriminava nessuno e abbracciava tutti nel suo amore illimitato e specialmente quelli che erano religiosamente  e socialmente squalificati (Mc 2,15-17, par.).

L'amore per i nemici che predicò (Mt 5,43), egli lo visse personalmente, perdonando quelli che lo avevano messo sulla croce (Lc 23,34-46). [...]

Se era liberale di fronte alla legge, era rigoroso nelle esigenze dell'amore, che lega gli uomini con vincoli più liberatori di quelli della legge . La sua morte non fu soltanto conseguenza della sua fedeltà alla missione liberatrice che il Padre gli aveva affidata: fu, altresì, fedeltà agli uomini che egli amò fino alla fine (Gv 13,1) .

Gesù era vuoto di sé : perciò poteva essere completamente riempito dagli altri, che riceveva ed ascoltava così come si presentavano. [...]

Gesù fu un uomo che si intese sempre a partire dagli altri; il suo essere fu continuamente un essere-per- gli-altri . Particolarmente verso il grande Altro, Dio, egli coltivò un rapporto di estrema intimità . Chiama Dio "Abba", Padre, con un linguaggio che ricorda la fiducia e l'abbandono sicuro di un bambino (Mc 14,36; cf Rom 8,15; Gal 4,6). Egli si sente suo figlio (Mt 11,27, par.; Mc 12,6 par.; 13,52, par.). [...]

Egli invoca Dio come Padre, ma non si sente come un figlio perduto che ritorna e si getta pentito nelle braccia paterne . Gesù non chiede mai perdono né chiede alcuna grazia per sé . Implora, sì, liberazione dal dolore e dalla morte ( Mc 14,36, par.; Mc 15,34.37, par.; Gv 11,41-42), ma , anche allora, vuole chi si compia non la sua volontà, ma quella del Padre (Mc 14,36) . La sua ultima parola è di sereno abbandono:<<Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito>> (Lc 23,46) .  [...]

Egli era completamente vuoto di sé e completamente riempito della realtà dell'Altro, di Dio Padre . Si realizzava radicalmente nell'Altro, non essendo niente per sé, ma tutto per gli altri e per Dio . Fu, nella vita e nella morte, il seme di frumento che muore per dar vita; colui che perde la sua vita per salvarla (cf. Mt 10,39) . [...]

E' uscendo da sé che l'uomo rimane più profondamente in sé; è dando che egli riceve e possiede il suo essere . Perciò Gesù fu l'uomo per eccellenza, lo ecce homo: perché la sua radicale umanità fu conquistata non con l'autarchica e ontocratica affermazione dell'io, ma con l'abbandono e la comunicazione del suo io agli altri e per gli altri, specialmente per Dio, al punto da identificarsi con gli altri e con Dio . [...]

Quanto più Gesù stava in Dio, tanto più Dio stava in lui . Quanto più l'uomo-Gesù stava in Dio, tanto più si divinizzava . Quanto Dio stava in Gesù,  tanto più si umanizzava . [...]

Chi accetta, nella fede, che Gesù fu l'uomo che poté essere in rapporto con Dio e stare in Dio in modo tale da sentirsi di fatto suo figlio - qui sta l'identità personale di Gesù col figlio eterno - e chi accetta, nella fede, che Dio poté in tal modo svuotarsi di sé (cf. Filp. 2,7) per riempire la totale apertura di Gesù, da farsi Egli stesso uomo, accetta e professa quello che noi cristiani professiamo e accettiamo come incarnazione: l'unità inconfondibile e immutabile, indivisibile e inseparabile di Dio  e dell'uomo in un solo medesimo Gesù Cristo, rimanendo Dio sempre Dio e l'uomo radicalmente uomo . [...]

Così Gesù è veramente uomo e anche veramente Dio . Vale anche l'inverso: così come la creatura Gesù diventa tanto più se stessa quanto più sta in Dio, analogamente Dio rimane tanto più in Lui stesso quanto più sta in Gesù  e assume la sua realtà . Come si vede in Gesù Dio e uomo costituiscono una unità . [...]

La totale apertura di Gesù agli altri e al grande Altro non si rivelò solamente nel tempo della sua esistenza terrena, in cui egli <<passò facendo del bene>> (At 10,38). La resurrezione manifestò tutta la profondità della comunione e dell'apertura di Gesù .

Il Gesù terrestre, prima della resurrezione, era legato alle coordinate dello spazio e del tempo, prigioniero delle limitazioni del corpo carnale . Poi, con la resurrezione, è emerso l'uomo nuovo, non più carnale ma pneumatico, per il quale il corpo non è più un limite, bensì totale presenza cosmica e comunione con la totalità della realtà . Il Cristo resuscitato riempie tutta la realtà, realizzando così al massimo grado il suo essere-negli-altri e per-gli-altri  .

L'incarnazione non deve solamente essere pensata alla luce di Gesù di Nazaret, carnale, partecipe delle nostre limitazioni e fragilità, ma deve essere completata alla luce della resurrezione, in cui si rivelò, nella sua totale evidenza e trasparenza, ciò che si nascondeva in Gesù di Nazaret: l'universale e massima apertura a tutta la realtà cosmica, umana e divina, al punto che Paolo poté confessare Gesù risuscitato <<tutto in tutte le cose>> (Col 3,11). 

 
Tratto da:
"Gesù Cristo Liberatore" - Cittadella Editrice

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