Chiesa : ipertrofia del potere, atrofia del Vangelo -  Josè Maria Castillo


 
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Il concilio è la riunione, l’adunanza del papa con tutti i vescovi del mondo. Ma questo si fa occasionalmente in momenti più complicati, più difficili, quando si tratta di risolvere un problema che il papa da solo non può risolvere.

Pensate che il papa da solo non può risolvere niente. Io ho scritto in Spagna un articolo su internet che è stato pubblicato in diversi mezzi di comunicazione. Il papato è un mestiere inumano. Perché un mestiere inumano? Perché se il papa dovesse fare tutto quello che il diritto canonico assegna al papa, il papa diventerebbe matto in una giornata, assolutamente matto. Non è possibile per una persona da sola, da se stessa, fare e risolvere, e decidere e ordinare tutto quello che secondo il codice di diritto canonico dipende soltanto dal papa. E’ una delle contraddizioni più inumane che esprimono una brutalità del potere, un potere così enorme, concentrato in una sola persona che non è possibile risolvere da una sola persona.

Il papa deve nominare i vescovi, il papa deve cambiare i vescovi, il papa deve sospendere alcuni vescovi, il papa potrebbe, dovrebbe decidere sulla nullità del sacramento del matrimonio di tante coppie e così via .

Come è possibile per un uomo solo?

Quindi il concilio in situazioni eccezionali tra le quali vedremo una, la più importante, quella che ha dato occasione al così detto conciliarismo, spiego dopo. Ma la mia proposta è che il concilio, cioè la collaborazione di tutti i vescovi del mondo col papa, dovrebbe essere il modo abituale, il mezzo normale per l’esercizio del potere in chiesa.

E questo cosa vuol dire?

Questo vuol dire prima di tutto: la curia vaticana via, via tutti quanti; la sostituzione delle conferenze dei vescovi rappresentate dal presidente o da un altro eletto dalla conferenza dei vescovi di tutti i paesi del mondo; a Roma per aiutare il papa laici, impiegati in un ufficio, laici che lavorano come in qualsiasi altro ufficio. Non hanno nessun potere divino, non sono persone sacre, non sono uomini scelti dal cielo per complicare la vita al resto del mondo. Tutto questo via!

Il papa in concilio permanente e questo sarebbe veramente prendere sul serio la collegialità perché non dimentichiamo mai che Gesù non ha scelto soltanto Pietro, ne ha scelti 12. Veramente Pietro ha avuto una vicinanza speciale a Gesù e Gesù a Pietro senz’altro, ma allo stesso tempo non bisogna dimenticare mai che Gesù non ha fissato questo corpo, 12, come struttura permanente per la chiesa, no. Soltanto quando è morto il Giuda suicidato hanno eletto un sostituto cioè Mattia, ma è l’unico che è stato sostituto.

Quando dopo hanno cominciato a morire hanno scelto il sostituto. Pertanto loro non avevano la coscienza della stabilità dell’apostolato e degli apostoli come fondamenti della chiesa, no, in tal modo che durante il secolo secondo non si sa se esistevano vescovi.

Questo dipende dalla datazione delle lettere di S. Ignazio di Antiochia, ma ci sono specialisti che hanno studiato, conoscono abbastanza bene questo problema, dicono che queste lettere vengono dal secolo terzo. Alla fine del secolo secondo Ireneo di Lione si chiamava vescovo delle Gallie, ma le Gallie sono tutta la Francia attuale, un vescovo per tutta la Francia.

Vedete, allora questo è un problema molto complicato. All’inizio del secolo terzo sappiamo che i vescovi avevano una presenza più stabile, più sicura. Per autenticare il loro mestiere dicevano che erano successori degli apostoli e così ha cominciato la teologia della successione apostolica, della apostolicità della chiesa. Ma questo è un problema che non è chiaro come dalla morte degli apostoli siamo arrivati alla teologia della successione apostolica. Storicamente non è risolto, non è chiaro, non è abbastanza bene conosciuto.

Benissimo, così è finita la prima parte. Mia proposta: sopprimere la curia vaticana, mandare via tutti, tutti, tutti, tutti quelli che si trovano lì e mandare dove? A lavorare! Non andare a fare la figura negli atti pubblici vestiti con questi paramenti così! No, per carità, no per una certa dignità fare il ridicolo, fare il ridicolo così! Tutti i grandi del mondo si vestono tutti i giorni come tutto il mondo. Tutti i grandi del mondo non eminenza …, eccellenza …

Vi racconto una storia che è abbastanza conosciuta. A Siviglia è morto un cardinale, il cardinale Monreal ... Era un uomo abbastanza spontaneo e allegro. E siccome era un uomo di una certa età è dovuto andare dall'urologo e siccome il psa nelle analisi non era così accurato,  il dottore ha dovuto fare un esame rettale. E’ normale e dopo il dottore ha domandato al cardinale: signor cardinale non so come si tratta un cardinale … eccellenza …eminenza ... Il cardinale ha detto: senta signor dottore, dopo quello che lei ha fatto per me mi può dare del tu!

Il cardinal Monreal è morto,  era un tipo veramente umano.

Quindi curia vaticana e stato politico del vaticano via, andare via! Allora cos’è il papa? Il vescovo di Roma, come l’attuale vescovo di Roma ha cominciato a dire. Prima cosa che lui ha detto quando è apparso alla loggia del vaticano: io sono il vescovo di Roma e domando prima di benedire il popolo, domando la benedizione del popolo perché quello che è più importante qui non sono io, ma il popolo, siete voi.

Vedete … e allora questo sarebbe un cambiamento radicale e un cambiamento che comincerebbe. Questo non ha fatto il vaticano secondo, il vaticano secondo ha raccomandato nel decreto sul governo pastorale della chiesa per i vescovi al papa di rinnovare la curia vaticana. Paolo VI° ha tentato ma non ha potuto.

Cos’è successo con il concilio vaticano II?

Il vaticano secondo è stato punto di partenza, pensate a questo dei tanti problemi che oggi preoccupano la chiesa: la secolarizzazione dei preti a partire dal concilio vaticano secondo, i seminari vuoti, i noviziati vuoti, le chiese vuote, i monasteri quasi vuoti. Adesso in Germania, in Olanda, in Austria stanno vendendo le chiese per musei, per centri di concerti, per conferenze per una ragione molto semplice: non hanno denaro perché mantenere una chiesa costa molto denaro soprattutto in questi paesi dove il freddo durante quasi tutto l’anno è fortissimo, riscaldare una chiesa costa molto. Sono cominciati gli scandali dei bambini, dell’abuso dei bambini, l’economia oscura della banca vaticana e tante altre cose. In questo senso si può dire che quelli più integralisti che erano e continuano a essere contro il vaticano secondo hanno una certa ragione quando dicono che il vaticano secondo non ha risolto niente ed è stato l’inizio e il punto di partenza di tanti problemi che oggi preoccupano tanto la chiesa.

Continuiamo, cosa è successo? Due cose importantissime: L’ipertrofia del potere e l’atrofia del vangelo.

Entrambi i problemi vengono da lontano, non pensate che sono iniziati questi problemi in occasione del concilio, pensate che questi problemi vengono dal nuovo testamento.

L’ipertrofia del potere e l’atrofia del vangelo vengono dall’inizio stesso dell’esercizio del potere tra i cristiani, nel cristianesimo la presenza del vangelo.

Mi spiego: prima di tutto l’ipertrofia del potere. Il concilio ha rinnovato la teologia della chiesa. Fino al concilio la chiesa era definita come una società perfetta e così fino a Pio XII°. A partire dal concilio si è definita come il popolo di Dio, la congregazione dei credenti.

Mi piace di più la congregazione dei credenti. Io sarei molto rispettoso con il popolo di Dio. Popolo di Dio non esiste, soltanto uno che è il popolo giudaico, il popolo eletto da Dio. Qui troviamo grossi, grossissimi problemi dall’inizio. Il confronto tra cristiani e giudei, lo scontro tra cristiani e giudei è cominciato da presto quando i cristiani hanno preso loro, per noi: noi siamo il vero popolo da Dio. No, di popolo di Dio esiste soltanto uno e questo è il popolo dei giudei. No, noi abbiamo la grandissima gioia, la grandissima fortuna della sequela di Gesù.

Gesù è il punto d’unione tra il popolo di Dio e i cristiani, noi siamo i seguaci di Gesù. Ma veramente in ogni modo il concilio ha rinnovato la teologia della chiesa, ma ha lasciato la stessa struttura del governo della chiesa. Leggete il capitolo secondo della "lumen gentium"

Ecco il rinnovamento della teologia. Ma leggete dopo il capitolo terzo: ecco la riaffermazione dell’esercizio del potere nella chiesa. La riaffermazione del potere nella chiesa, che leggete nel capitolo terzo vedete che non si parla di autorità, ma della sacra potestà. Non di autoritas ma di sacra potestas. Potestas è più di autoritas e non è una qualsiasi potestas, ma sacra potestas. Non spiego la storia di questo perché nell’antichità si applicava la autoritas al papa e la potestas all’imperatore. Con il passaggio dei secoli il papa ha preso la potestas per sé e l’autorità senz’altro non l’ha lasciata.

Allora tutto, autoritas e potestas per il sommo pontefice e la potestas a partire dal medioevo al secolo XI- XII -XIII Gregorio VII e Innocenzo III è plenituto potetasis, potestas piena, sacra, universale. Non si trovano altri aggettivi per parlare del potere tra gli umani e spiego.

Qui si mettono tre problemi, il problema del potere, il potere della teologia e dopo l’atrofia del vangelo, spiegherò dopo.

Prima di tutto il potere. Pensate che il vescovo di Roma che è stato semplicemente il vescovo di Roma fino al secolo VII in tal modo che S. Gregorio Magno, Gregorio I°, uno dei grandi vescovi e sommi pontefici che ha avuto la chiesa, S. Gregorio Magno al secolo VI° e all’inizio del secolo VII° quando ha ricevuto una lettera di un patriarca orientale dove all’inizio diceva: al nostro fratello Gregorio papa universale ha risposto con una lunghissima lettera dicendo che questo titolo di papa universale è una bestemmia, è un nome infamante, è una menzogna, è una bugia e così via … almeno una ventina di espressioni per rifiutare, S. Gregorio Magno per rifiutare questo titolo di papa universale. Ma un po’ dopo lo specialista che ha fatto lo studio più approfondito su questo, padre Congar il domenicano, che hanno nominato cardinale quando si trovava a letto quasi moribondo.

Ma prima di tutto ha pubblicato soprattutto un libro fondamentale, ma poco conosciuto che è la teologia della chiesa nell’alto medio evo, soltanto nell’alto medioevo e ha studiato accuratamente tutti questi punti.

Ha trovato questo del papato che è cominciato nel secolo VII°. Lui non ha potuto fissare chi è stato il primo che ha utilizzato questo perché prima anche quel pugno di vescovi si chiamavano se stessi papa. Papa è una parola proibita dal vangelo perché papa significa padre. Il nome greco Papas – padre, Papadopulos … queste parole che si usano ancora senz’altro … questa parola è proibita dal vangelo, ma alcuni vescovi la usavano e chiamavano se stessi papa. Allora al secolo VII° ha cominciato quello di Roma a utilizzare il titolo di papa per sé stesso: io, il papa sono io.

La cosa è più complicata al secolo VIII° quando sono apparse le menzogne delle pseudo decretali cos’è questo? Al secolo VIII° e dopo al secolo IX° si sono sparsi per tutta l’europa dei documenti. Non si sa esattamente da dove vengono, forse da un certo pseudo Isidoro di Siviglia e questi documenti sono tutti falsi, sono un’invenzione che attribuiscono ai pontefici dei tre primi secoli i privilegi che usavano i pontefici della fine del primo millennio (secolo VII – VIII - X); hanno attribuito tutti questi privilegi ai pontefici dei tre primi secoli, ma questo è una invenzione. Ma dopo tutto, questo è stato preso dal decreto di Graziano, un monaco che ha raccolto tutto il diritto ecclesiastico del primo millennio e tutto questo è stato il fondamento del diritto canonico. E così per il mezzo così semplice, così infantile, ma così efficace di una invenzione, hanno fatto il cambiamento della chiesa e tutto quello che ha negato Gesù, che ha proibito Gesù si sono appropriati loro.

Mi spiego, questo sembra incredibile, ma è certo. Allora il papa, sopra tutti i vescovi è diventato il problema del conciliarismo. Quando è diventato, quando è apparso questo problema e in cosa consiste il conciliarismo? Il problema è apparso quando al così detto scisma d’occidente, a partire dall’anno 1378… all’inizio del 400 la chiesa si è trovata con tre papi. Non uno, ma tre e tutti tre dicevano: io sono l’autentico e nessuno era disposto a rinunciare alla sua così detta autenticità, una falsità anche, una menzogna, una bugia, ma tutti tre … ma la chiesa non poteva essere governata da tre allo stesso tempo. E siccome nessuno voleva rinunciare allora hanno pensato una soluzione e hanno trovato la soluzione l’anno 1409.

Nell’anno 1414 hanno convocato il concilio di Costanza. Il concilio di Costanza ha deciso: primo, deporre tutti tre, via tutti tre e hanno sostituito con uno. Allora questo cosa vuol dire? Che in certe circostanze il concilio ha un potere superiore a quello del papa. E quindi in certe circostanze almeno i vescovi hanno un potere superiore a quello del papa.

Hanno risolto un problema ma è apparso un altro problema più grosso ancora. L’anno 1431 il concilio di Basilea ha riaffermato la decisione di Costanza, ma l’anno 1439 il concilio di Firenze ha detto che quello che avevano detto Costanza e Basilea non era vero, che la verità come definizione dogmatica è concilio ecumenico Firenze e che l’autorità suprema nella chiesa sta nel papa e soltanto nel papa.

Dottrinalmente il problema è risolto ma teologicamente no perché gli argomenti non sono così chiari. Non esiste.

Per esempio pensate a questo: il testo famoso di Matteo 16 “Tu es Petrum e super petram edificabo ecclesiam” questo era il testo che si usava in liturgia per l’ordinazione dei vescovi. Pertanto pensavano che Pietro, è vero, ha risposto questo, ma la risposta di Pietro era come portavoce del resto degli apostoli perché Gesù ha fatto la domanda a tutti.

Voi cosa pensate? E Pietro ha risposto come portavoce degli altri. Allora la promessa è soltanto a Pietro o è una risposta a tutti? Questo almeno si può discutere e continua la discussione … Prima di tutto questo testo ha un problema più forte, l’autenticità del testo stesso che non è chiara. Questo è il conciliarismo e questa è la ragione per la quale pochi anni dopo quando la riforma luterana dove il problema centrale che ha messo Lutero è il problema della chiesa, il concilio di Trento non lontano non ha messo nell’ordine del giorno mai il problema del papato. Ma come spiega che essendo il problema centrale che ha posto Lutero, non si sia posto anche almeno come problema da discutere nel concilio?

Perché il papato, senz’altro non ci sono altre spiegazioni, il papato aveva paura, non si sentiva sicuro perché c’erano molti teologi che favorivano la posizione di Costanza e Basilea e non quella di Firenze e quindi la cosa è rimasta così e l’esercizio del potere è concentrato nel vescovo di Roma, il papa. Veramente la rivoluzione francese è stato un colpo fortissimo al papato perché l’assemblea francese ha dichiarato i diritti dell’uomo e del cittadino, ha stabilito l’origine dei diritti umani e l’origine della democrazia come schema di governo e allora il papato si è sentito male e tutto il secolo XIX è stato un secolo di esaltazione del potere papale Pio VII; Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII, Pio X esaltazione del potere papale e così via fino a Pio XII.

Al concilio vaticano primo nell’anno 1870 volevano anche mettere questo problema dei poteri dell’episcopato, dei vescovi nella chiesa, ma è cominciata la guerra non hanno potuto finire il concilio, il problema non è risolto e così è restato. Il concilio vaticano secondo ha voluto risolvere, ma se voi leggete nel capitolo terzo della "lumen gentium" il n. 22, in questo numero dice: il potere soggetto di suprema potestà della chiesa è il papa, ma in seguito subito dopo dice: anche è soggetto di suprema potestà il collegio del vescovi.

Ma come? Se è soggetto di suprema potestà non può essere che uno, allora sono due soggetti di suprema potestà! Questo è non so un certo animale con due teste, non si capisce. E non hanno detto di più.

Alla fine Paolo VI ha voluto risolvere con la nota esplicativa che spiega, ma veramente questa nota non ha risolto niente. Di fatto nel 1983 dopo il concilio, Giovanni Paolo II° quando ha pubblicato l’attuale codice di diritto canonico nel numero del codice 633 ha applicato al pontefice non tre ma quattro aggettivi: ha una potestà suprema, piena, universale ed immediata.

Immediata cosa vuol dire? Che il papa direttamente può prendere una decisione per esempio su un prete, una coppia, una famiglia direttamente.

Allora il mondo intero, il mondo universale diventa una sorte di diocesi dove l’unico vescovo è il papa. Per questa ragione quelli più integralisti, più di destra dura,  tradizionalista più dura si sentono male con questo papa attuale. Già ha cominciato a dire: io sono il vescovo di Roma e l’ha ripetuto una volta, un’altra volta: sono il vescovo di Roma. Ha lasciato le stanze privilegiate, ha lasciato molti di questi segni esterni, parla con la gente. E’ uno stile, un altro stile, è uno stile che può essere il primo segno di decisioni più forti in un futuro non lontano. Mi spiego, vedete allora il vaticano primo e secondo non hanno risolto i problemi.

Su quello che ho spiegato prima sulla ipertrofia del potere ancora ripeto una volta, leggete il diritto canonico, i poteri del papa, non l’autoritas, ma i poteri. Gli specialisti nella storia del diritto si trovano normalmente qui in Italia, anche in Germania ma gli italiani per questo sono … e specialmente a Bologna, la città dove più si è lavorato su questo e si è spiegato.

La teologia della chiesa, pensate questo parlo della teologia della chiesa, la teologia in generale veramente è parlare su Dio, il trattato su Dio si è fatto dall’inizio del cristianesimo e prima del cristianesimo naturalmente, ma la teologia cristiana su Dio si è fatta da Gesù in poi. Ma una sistematizzazione, una organizzazione, una struttura scientifica organizzata della teologia si è fatta a partire dal secolo XI.

Nei secoli XI e XII si è sistematizzato la teologia e sono quindi apparsi, sono nati i trattati di teologia, la teologia su Dio, la cristologia cioè la teologia su di Gesù, la teologia dello Spirito, la teologia della grazia di Dio, la teologia dei sacramenti, l’escatologia cioè la teologia finale, del destino finale dell’umanità, di ognuno di noi. Così tutti i trattati e tutti i grandi teologi da Pietro Lombardo in poi, s. Tommaso, s. Bonaventura, s. Alberto Magno e così via. Tutti questi grandi teologi hanno fatto, hanno scritto le grandi summe teologiche dove trovate tutti questi grandi trattati che si studiano anche oggi. Si sono modernizzati, si sono attualizzati perché altri documenti, altri concili, altri teologi hanno arricchito tutta questa documentazione ma trovate una grande sorpresa, una grande questione: non si trova un trattato sulla chiesa, non esiste.

Cercate in S. Tommaso, S. Alberto Magno, S. Bonaventura, tutti gli scolastici, nessuno ha scritto un trattato teologico sulla chiesa.

Quindi la teologia della chiesa non è nata con la teologia. Allora chi scriveva sulla chiesa?

I giuristi perché si pensava nella chiesa al problema del potere, non si pensava alla natura, all’essere della chiesa, ma ai poteri, come si esercitano, chi ha questo potere, come coordinare il potere civile con gli altri poteri nel mondo e nella società e nello stato e anche dal punto di vista che finalmente il papa è anche uno dei grandi poteri politici in Europa.

Allora chi erano quelli che scrivevano sulla chiesa in quel tempo? I giuristi. I trattati sulla chiesa erano: trattatus de potestate ecclesiastica, trattati di potestate ecclesiastica, de autoritate e potestate ecclesiastica. Allora la teologia come trattato teologico è nata propriamente parlando al secolo XIX. Non spiego perché queste tendenze perché sono questione tecniche. Erano due tendenze, la scuola di Tubinga e la scuola romana principalmente.

Quindi l’ecclesiologia non è nata come un trattato teologico, ma come un trattato giuridico e così l’ecclesia ha funzionato durante secoli vuota di teologia e piena di giuridicità per definire dove arriva il potere sempre volendo un potere superiore agli altri poteri, una mentalità che rimane fino a oggi. Non so questo papa attuale come pensa su questo argomento. Il papa Benedetto XVI quando ha fatto la visita al Quirinale il 24 luglio 2005 io mi trovavo a Roma occasionalmente e il giorno seguente hanno pubblicato il discorso che ha fatto il papa al Quirinale, perché diplomaticamente si fa sempre così, un nuovo papa il presidente della Repubblica fa una visita al Vaticano e dopo il capo dello stato del vaticano va al Quirinale, questa è la diplomazia … non mi piace tutto questo..

Io non vedo Pilato andare a visitare Gesù e dopo Gesù al palazzo di Pilato fare i complimenti. Ma il papa Benedetto XVI in occasione di questa visita ha detto: dobbiamo osservare la separazione del potere religioso e del potere ecclesiastico. Ma siccome la vita è così complessa, è così complicata ci sono dei problemi che si implicano mutuamente e ci sono questi poteri e ce ne sono tantissimi. Ha detto il potere civile deve essere d’accordo, ma subordinato al potere religioso che è il potere che rappresenta il potere supremo. Allora l’argomentazione si cerca, si trova finalmente la stessa argomentazione che si utilizzava dal medio evo.

Pensate ad una istituzione che funziona ancora in questo tempo col pensiero del 200-300 anni fa! come può essere una istituzione attualizzata ai problemi che la gente sente oggi; la gente ha bisogno di una risposta, questo non funziona, non può funzionare. La soluzione? Moltissima gente ha trovato la soluzione, andare via e lasciare, tutto questo non interessa perché finalmente il problema è che fanno senza rendersi conto un collegamento di tutti questi problemi particolari col problema finale ultimo, con il problema di Dio e il problema di Gesù, il problema dell’evangelo e lasciano con tutti questi problemi col problema del papato, col problema dei vescovi, lasciano il problema del vangelo, il problema di Gesù.

Ci sono delle persone che dicono: il vangelo sì, la chiesa no, molta gente. Ma come vivono l’esperienza religiosa queste persone?

Questa sera io comincerò alla fine l’atrofia del vangelo come si è atrofizzato il vangelo nella chiesa, da quando viene questo e come si manifesta questo, ed è chiaro che una chiesa che si suppone nata dal vangelo ma nella quale il vangelo si trova atrofizzato, come può funzionare? Per questa ragione la grandissima gioia che io trovo nell’atteggiamento e nei discorsi, discorsetti del papa attuale, del vescovo attuale di Roma, un uomo semplice, normale. Pensate che non fa .. dicono quest’uomo fa delle cose strane … e perché non pensiamo all’inverso che erano gli altri che facevano cose strane?

Io non resisto a raccontare: a Granada io ho conosciuto un vescovo molti anni fa, un vescovo che una domenica sera stava a palazzo con la sua sorella da soli, perché il portiere era andato fuori a fare una passeggiata. Sua sorella è dovuta uscire per comprare una medicina in farmacia e lui è restato. Quando la sorella è tornata si è resa conto che ha dimenticato la chiave del palazzo. Ha suonato il campanello; nessuna risposta … un’altra volta, un’altra volta, un’altra volta …. nessuna risposta. Ha dovuto chiamare la polizia, la polizia ha chiamato i vigili del fuoco, sono arrivati hanno dovuto forzare la porta, un mestiere molto complicato, molti uomini, camion, macchine... Quando finalmente sono arrivati alla stanza del vescovo il vescovo era tranquillo, stava leggendo. E quando la sorella ha detto: ma Malvino (il vescovo è morto tanti anni fa) sei malato? Ah, io sto molto bene, benissimo, ed ha risposto: nos (non diceva mai io, sempre diceva nos), nos non siamo in questo mondo per aprire porte!

Atrofia del vangelo

Abbiamo detto che si sono prodotti nella chiesa due fenomeni che si trovano alla base delle ragioni che spiegano perché il concilio non ha dato i frutti attesi e dicevo questa mattina anche che tra queste ragioni si trovano principalmente la ipertrofia del potere e la atrofia del vangelo. Ho detto delle cose sulla ipertrofia del potere, non ho detto tutto. Vorrei soltanto sottolineare una cosa che ho detto e mi sembra molto importante: le persone che pensano che il papa attuale fa delle novità estranee dovevano pensare piuttosto che i papi anteriori sono quelli che hanno fatto delle novità estranee e delle volte ridicole perché per esempio ho cominciato questa mattina a raccontare una piccola storia, una storia vera perché mi ha raccontato un mio vecchio professore che è stato professore all’università gregoriana al tempo del papato di Pio XI, sto parlano degli anni 30 del secolo scorso.

Questo papa tra altre cose strane che aveva è che non voleva nessun apparecchio di refrigerazione che esistevano in quel tempo. Rifiutava qualsiasi apparecchio per refrigerare, in quel tempo soltanto era possibile la ventilazione. Hanno insistito sempre quando traspirava, era un uomo d’altra parte che traspirava molto e lui si faceva una doccia. Durante l’estate a Roma in quel tempo il papa andava a Castelgandolfo soltanto 2-3 settimane, il resto restava a Roma. A Roma il caldo, il ferragosto è pesante e hanno insistito: santità.. perché in quel tempo non si diceva nos, ma santità che è più che nos … perché non permette degli apparecchi di ventilazione o refrigerazione? Sempre una doccia e si cambiava la biancheria intima … sempre la stessa risposta: lo Spirito santo mi ha rivelato anche quello che devo fare in queste cose. Un tizio che risponde così alla forza del calore, è un tizio per utilizzare una parola, un eufemismo è un tizio strano, per non dire altra cosa più forte. L’uso e l’ipertrofia del potere, questa è una manifestazione dell’ipertrofia del potere.

Adesso l’atrofia del vangelo. Il vangelo si è atrofizzato nella chiesa e si è atrofizzato nella chiesa perché in chiesa si fanno con tutta naturalità e normalità cose proibite espressamente nel vangelo e non si fa nessun problema e invece ci sono delle cose che non appaiono nel vangelo e si fa una violazione di queste cose, anche di quelle che sono piccoline, si fa un problema o di cose molto discusse, molto dubbie si fa un problema. Ma insisto in quello che ho detto prima di tutto: in chiesa si fanno molte cose direttamente, espressamente contro il vangelo e non diciamo niente.

Una persona che va a piazza S. Pietro e vede una solenne funzione papale, mi è accaduto una volta che mi trovavo a Roma la domenica della resurrezione, la domenica pasquale. Sono andato a piazza S. Pietro alla messa al tempo di Paolo VI°, alla messa papale. Ho durato 10 minuti, non potevo resistere. Come spettacolo e come spettacolo mediatico probabilmente non ne esiste nessun altro neppure l’incoronazione della regina a Londra. Ma io pensavo: cosa ha a vedere tutto questo con il vangelo, cosa ha a vedere tutto questo con la vita di Gesù?

Cosa ha a vedere tutto questo con le parole chiarissime di Gesù dove dice che lui si trova nei piccoli, negli ultimi? In piazza S. Pietro gli ultimi sono gli ultimi, nel vangelo gli ultimi sono i primi, tutto all’inverso …

L’atrofia del vangelo e ho pensato molto a questo e ho trovato almeno una spiegazione, cominciamo da questo. Ho trovato una spiegazione che possiamo discutere dopo perché questo si spiega in poche parole. Gesù ha vissuto fino agli anni 30 del secolo primo. Quando è morto non si sa esattamente, mettiamo verso il 35, una data convenzionale se vogliamo parlare con precisione, ma l’anno non si sa. Ha cominciato quando aveva verso 30 anni, in quel tempo un uomo di 30 anni era un uomo maggiore perché l’età poteva arrivare a 50 anni, 45, 50 anni quindi era un uomo. A 30 anni quindi era un uomo non era un giovane come adesso. E’ morto mettiamo a 35. I vangeli come sono arrivati a noi nella redazione che noi abbiamo definitiva e sono scritti, oggi siamo sicuri su questo punto, e tutti i libri studiosi che parlano su questo argomento sono unanimi. esiste una unanimità, i testi che sono arrivati a noi sono scritti dopo all’anno 70 perché l’anno 70 è stato l’anno dell’occupazione e della distruzione di Gerusalemme, la guerra dei giudei, i romani contro i giudei, la distruzione del tempio, è sparito il popolo come tale e disperso nel mondo conosciuto fino a questo momento perché esiste lo stato di Israele, ma è uno stato così piccolo dove abitano un gruppetto dei giudei, ma la maggioranza enorme dei giudei sono dispersi continuano a essere dispersi per tutto il mondo.

Quindi dopo l’anno 70 è molto difficile precisare l’ultima redazione del vangelo cosi detto di Giovanni. Non si sa l’autore, si discute molto, ma non si sa con precisione l’autore del quarto vangelo. Il quarto vangelo è stato scritto negli anni 90, quindi i vangeli che noi abbiamo sono scritti quasi una quarantina di anni dopo, dopo gli eventi che raccontano. È vero che si trova la così detta fonte Q per i vangeli di Matteo, Luca e il primo Marco, per il vangelo di Marco una prima redazione che poi è stata arricchita e aumentata … questo è un problema molto complicato, non è adesso il momento né il tempo di spiegare questo … ma attenzione tra la morte di Gesù e i vangeli si trova Paolo e Paolo ha scritto le sue lettere dal 49 al 55 forse 56, non è sicuro questo, ma in questo tempo così breve, 6 anni, ha scritto le lettere che sono arrivate a noi ed alcune si sono perse. Altre si sono mescolate come la lettera ai Corinzi, erano 3-4 lettere e si sono fatte due. (Questi sono problemi tecnici su questo argomento).

Allora ci troviamo con questo problema … la chiesa, chiesa è una parola che traduce il greco “ecclesia” ecclesia si diceva molti anni fa che veniva dal verbo ekalein? era il popolo convocato, Ecclesia in greco era l’assemblea, era l’assemblea dei cittadini liberi adunati per decidere quello che interessava a tutti. Era uno dei termini specifici della democrazia greca, ecclesia perché Gesù durante la sua vita non ha deciso … prima di tutto Gesù non ha fondato nessuna ecclesia, nessuna chiesa, neppure ha organizzato, non ha dato nessuna organizzazione … era un gruppetto di gente che spontaneamente accompagnava il profeta, gente mescolata, uomini donne.

Non ha fondato religione, nessuna, perché piuttosto quello che è accaduto durante la vita di Gesù è che Gesù ha avuto un grandissimo conflitto con la religione, con la religione che lui ha vissuto, nella quale si è educato, la religione che viveva, che imparava e che praticava il popolo. Con questa religione ha avuto un confronto, un conflitto così forte che finalmente la religione è stata quella che ha ammazzato Gesù perché piuttosto almeno nel modo come sono presentati i vangeli, questo si deve discutere e precisare: la parte di responsabilità che hanno avuto i romani nella decisione della morte di Gesù, ma come sono presentati i vangeli, forse perché sono scritti dopo l’anno 70 quando il confronto tra cristiani e giudei era così forte.

Lo scontro tra cristiani e giudei era così forte che hanno caricato la responsabilità sui dirigenti della religione, anzi in qualche testo sul popolo perché si dice che i sacerdoti hanno persuaso il popolo per domandare la morte di Gesù. Ma non c’è nessun dubbio, l’unico dato chiaro è che la responsabilità maggiore, fondamentale,  è venuta dal tempio, cioè dal centro della religione e quindi è stata la religione che ha ammazzato Gesù. Pertanto Gesù non ha fondato nessuna religione, Gesù non ha fondato nessuna chiesa.

Allora chi è la personalità che ha fondato l’origine di questa religione e soprattutto questa chiesa? Il personaggio fondamentale è stato Paolo. Non c’è nessun dubbio, leggete le lettere di Paolo. Paolo comincia sempre le sue lettere: la lettera alla chiesa che si trova a Roma, Paolo, Barnaba, Paolo alla chiesa che si trova a Corinto, Paolo alla chiesa che si trova a Tessalonica, Paolo alla chiesa che si trova a Filippi e così via, sempre.

Questo vuol dire che Paolo durante alla fine degli anni 30 e gli anni 40 ha fondato molte chiese. Le lettere di Paolo, autenticamente di Paolo e sono soltanto 8, alcune piccoline come quella dello schiavo Filemone, anche altre piccoline come la prima alla chiesa di Tessalonica, ai tessalonicesi, tutte queste lettere parlano di chiese.

Una chiesa ho detto era una assemblea di cittadini liberi per decidere democraticamente, per prendere le decisioni che aspettavano a tutti. In queste chiese si vede che esisteva una autorità, esistevano i responsabili della comunità localmente stabiliti, ma il responsabile principale era lo stesso Paolo che dirigeva, proibiva, organizzava e così via.

E allora ci troviamo con questo problema: quello che sto dicendo è che la chiesa è nata senza conoscere il vangelo. Perché? Perché Paolo … fate attenzione che questo mi sembra uno dei punti più importanti che devo spiegare oggi e questo non è in discussione, questo è un punto certo.

Quando parliamo della conversione di Paolo dobbiamo fare attenzione perché propriamente si è studiato molto bene il linguaggio che utilizzano i documenti dello stesso Paolo e degli atti degli apostoli e non utilizzano il linguaggio della metanoia, della comprensione. D’altra parte Paolo quando parla di Dio è il Dio dei giudei, dei nostri padri e il Dio dei nostri padri è il Dio di Abramo, il Dio di Giacobbe, il Dio di Isacco, i patriarchi. Ma soprattutto cosa è accaduto quando si parla che Paolo è caduto da cavallo? Non si parla di nessun cavallo quindi da oggi in poi non parlate mai della caduta dal cavallo perché non sappiamo se era un cavallo, un burro, se era un asino, un cammello … non sappiamo o semplicemente andava, probabilmente andava a Damasco. Ma ha avuto una esperienza, e l’essenziale di questa esperienza? Paolo ha conosciuto il risorto, il Cristo risorto quindi non ha conosciuto il Gesù terreno, il Gesù umano, non ha conosciuto l’umanità di Gesù.

Ha avuto una esperienza dell’essere divino, soprannaturale, trascendente che ha sorpassato la storia, la condizione umana, la condizione eterna: questo è quello che ha conosciuto Paolo. E lui racconta e ripete nella lettera ai Corinzi, nella lettera ai Galati, racconta anche Luca negli atti degli apostoli, almeno ci sono almeno 6 redazioni dello stesso evento nel nuovo testamento e sempre insistendo, ripetendo, sottolineando che Paolo ha sentito, ha visto, ha vissuto il risorto, il divino, il trascendente.

Naturalmente la questione è la seguente, quello che è naturale, che dopo essere andato a Damasco, il battesimo che ha ricevuto da Anania andare a Gerusalemme a parlare con gli apostoli con quelli che hanno vissuto con colui che è morto crocifisso, domandare chi ha crocifisso questo? e perché lo hanno crocifisso? Come ha vissuto? Cosa ha detto e che cosa ha fatto? Niente di questo è interessato a Paolo. Sempre la storia è la stessa: è andato a Damasco, è rimasto a Damasco alcuni giorni e dopo da Damasco è andato in Arabia e lui stesso dice senza salire a Gerusalemme e senza parlare con Pietro e gli altri apostoli, io ho avuto questa esperienza direttamente da Dio.

Quanto tempo è rimasto Paolo da solo in Arabia? Non si sa. Alcuni parlano di anni e dopo questo è tornato, ma è tornato a Gerusalemme, alla comunità che restava lì? No. E’ andato direttamente in Antiochia, alla comunità di Antiochia e presentato alla comunità da Barnaba; è stato qualche tempo nella comunità di Antiochia e da lì ha cominciato i suoi viaggi apostolici, prima per l’attuale Turchia, dopo è passato all’Europa e così ha vissuto il resto della sua vita e quando ha trovato Pietro ha discusso, ha avuto un confronto, uno scontro perché Paolo, la sua passione era che lui era nominato apostolo direttamente da Dio, costituito da Dio apostolo di Gesù Cristo. Quindi il problema è il seguente: le chiese fondate da Paolo sono fondate senza conoscere il vangelo.

Quindi le chiese e l’organizzazione della chiesa e quando parlo dell’organizzazione parlo di due cose: prima di tutto l’organizzazione del governo, chi prendeva le decisioni e sono decisioni importanti, adesso parlo di questo. Prima di tutto le decisioni e dopo questo il problema dell’autorità, chi aveva l’autorità, il potere e secondo organizzare le assemblee che si adunavano almeno una volta alla settimana. Non avevano templi, si adunavano in case, in case particolari e secondo l’organizzazione della società greco-romana il capo della casa era sempre l’uomo, il pater familias. Ci sono dei casi per esempio quella Lidia che ha trovato Paolo, ma siccome dovevano adunarsi un gruppo importante più o meno di persone dovevano essere case di una certa capacità. Persone con una casa con una certa capacità dovevano essere persone ricche, persone importanti, i poveri non avevano uno spazio perché la costruzione edilizia in quella società era così.

E quando Paolo nel capitolo primo della prima lettera ai Corinzi: guardate tra di voi non ci sono molti ricchi, molti intellettuali, molti delle grandi famiglie, non erano molti. Questo vuol dire che si trovavano alcuni e sono precisamente questi più importanti che portavano la direzione nelle comunità locali, nelle ecclesie locali. Allora queste ecclesie …. d’altra parte Paolo ha elaborato una teologia, una teologia importantissima, decisiva per il cristianesimo, ma una teologia che è la teologia di Dio a partire dal Dio del vecchio testamento, una teologia sul Cristo che inevitabilmente non può essere completa. Perché?

Perché Paolo non ha conosciuto il Gesù terreno e oggi senza gli evangeli, senza conoscere il Gesù terreno non si può fare una cristologia. D’altra parte Paolo si è trovato con una difficoltà enorme in quella cultura greco-romana. Il problema non era Dio perché in quel tempo se studiate un buon lavoro sulla religione, la religione in quel tempo nell’impero, nel secolo primo, il problema centrale della religione in quel tempo non era il problema Dio perché c’era assoluta libertà per accettare e avere ognuno, qualsiasi gruppetto il Dio che volesse. Quando Paolo è arrivato ad Atene ha girato tutta la città, ha trovato are e monumenti a tutti gli dei. Ne ha trovato uno al Dio sconosciuto perché hanno detto: forse resta qualcuno, mettiamo qui per quello che è sconosciuto, anche questo c’era. Pertanto il problema non era Dio, il problema erano i riti, i rituali. Erano rituali famigliari, rituali domestici, rituali per il lavoro, rituali politici, rituali per il gioco, per lo sport, per la famiglia … tutta la vita era ritualizzata. Su questo argomento ci sono dei libri eccellenti. Tutta la vita era ritualizzata, ma è chiaro almeno domandavano a Paolo: qual è il tuo Dio e Paolo doveva dire: il mio è il Dio crocifisso. Ma dire un Dio crocefisso nella società greco-romana del secolo primo era una bestemmia insopportabile e pericolosa.

Pensate, non so qui in Italia, ma in Spagna si capisce subito, dire: io credo in un Dio terrorista, un sovversivo contro lo stato, un sovversivo contro la vita … Pensate a questo, questo è molto interessante, Giuseppe Flavio, uno storico giudeo in questo ci dice, normalmente diciamo che Gesù è crocefisso fra due ladri, non si dice da nessuna parte che erano ladri, erano due “lestai”? e la parola “lestai” vuol dire che erano due individui sovversivi. Allora Paolo ha dovuto spiegare questo e integrare nell’impero questa religione, una religione che aveva un Dio crocifisso.

E come ha cercato e trovato la soluzione? Ricorrendo a tutta la teologia del sacrificio e dell’espiazione del giudaismo, perché il Dio per Paolo è il Dio dei padri, ha deciso per amore che suo Figlio sia morto così per la redenzione, la salute, la salvezza dei credenti che credono in questo Dio. Allora il problema della fede, il problema della redenzione, il problema del sacrificio, il problema della espiazione ... attenzione il problema della soddisfazione si è messo dopo, più tardi nel secolo terzo.

Tertulliano che è un giurista ha messo il problema della soddisfazione, ma la satisfactio non si trova nel nuovo testamento. Questo è un termine giuridico che è stato utilizzato dai padri a partire da Tertulliano e dopo nel secolo XI Anselmo di Canterbury ha fatto tutta una spiegazione magnifica dal punto di vista della riflessione intellettuale: cur Deus homo? Perché Dio ha dovuto farsi uomo? Perché l’uomo ha peccato.

Ho approfondito con i testi di Anselmo di Canterbury che è del secolo XI, un monaco molto capace molto intelligente, ma che ha fatto un danno terribile perché ancora ci sono dei predicatori, ancora ci sono dei direttori di esercizi spirituali che predicano questa dottrina e arrivano a delle conclusioni per dire alla gente che Dio vuole le sofferenze secondo la terribile affermazione della lettera agli ebrei del capitolo 9: sine sanguinis effusione non èstremissio = senza effusione di sangue non c’è perdono.

Bisogna quindi soffrire, bisogna … l’espressione di Nietzsche è terribile, il Dio vampiro che ha bisogno del sangue umano per restare tranquillo e quello che è più terribile è che tutta la teologia ufficiale, sistemata che si insegna è questa teologia appresa da Paolo. E’ la teologia che si trova nei libri delle religioni, nei libri di teologia, nei catechismi, che si insegna e si predica al popolo e tutto questo nell’ambiente dell’ecclesia cioè una assemblea organizzata secondo un certo rituale e diretta e comandata da un organizzatore, direttore,… il nome è stato cambiato all’inizio del secolo terzo hanno cominciato a parlare del sacerdos, del sacerdozio.

Alla metà del secolo terzo, al tempo di Cipriano questo si è applicato non soltanto ai vescovi, ma anche ai preti e dopo si è continuato. Il vangelo è arrivato in ritardo 20 anni dopo Paolo quando le assemblee erano organizzate e funzionavano e hanno cominciato a parlare dei grandi temi, i grandi problemi che avevano queste chiese. Ma soprattutto pensate che questo ha provocato …

Io ripeto: in chiesa ci sono due teologie, una teologia speculativa, quella di Paolo e una teologia narrativa quella dei vangeli.

Una teologia speculativa preoccupata della salvezza dopo la morte nell’altra vita e una teologia narrativa preoccupata di questa vita, centrata in questa vita perché la teologia narrativa dei vangeli è centrata in due problemi. Ho detto e ripeto ancora una volta: il problema della salute, la guarigione degli ammalati e il problema del mangiare. Per questa ragione nei vangeli sempre si sta guarendo gli ammalati o mangiando … funzioni religiose?, cercatele, non ne trovate nessuna.

E se qualche volta, siccome gli uditori erano persone che avevano delle difficoltà relazionali, Gesù dicesse: tu hai un difficoltà con tuo fratello e vai all’altare a presentare … no, no, no, niente altare, prima la riconciliazione con tuo fratello e dopo puoi andare all’altare se vuoi.. Ci sono tante cose, pensate per esempio, e in questo veramente devo riconoscere che Paolo coincide con i vangeli: i comandamenti sono 10, il decalogo, due tavole. La prima tavola 3 comandamenti verso Dio, la seconda tavola 7 i rapporti col prossimo. Nel nuovo testamento solo due volte si prendono i comandamenti del decalogo, ma le due volte si sopprimono quelle che riguardano Dio.

Quando Gesù parla con il giovane quello che lo voleva seguire per avere la vita eterna.. “Hai i comandamenti, fai quello che dicono.” Quali? “Non mentire, non ammazzare, …. ricorda i 7 e anche Paolo nella lettera ai romani nel capitolo XIII quando dice che la pienezza della legge è l’amore ricorda i comandamenti, e la tesi centrale dei vangeli è che Dio si trova nell’altro.

Ricordate il libro “Dio è la nostra felicità” qui si dice si ricordano i testi, dove io ripeto i testi dove Gesù dice: quello che ascolta voi, ascolta me e quello che ascolta me ascolta quello che mi ha inviato. Quello che disprezza voi disprezza me e chi disprezza me disprezza colui che mi ha inviato ... quello che accoglie un bambino accoglie me, quello che accoglie me accoglie colui che mi ha inviato cioè è una identificazione .

L’identificazione si rinforza quando Gesù vicino alla passione o poco prima della passione il cap. 25 del vangelo di Matteo racconta il giudizio finale. Si discute se questa è una predizione o una parabola, questa è una questione tecnica che non interessa, quello che interessa è il punto centrale: venite benedetti godete della gioia, della gloria del regno preparato perché ho avuto fame,ho avuto sete, sono stato ammalato, ero straniero senza documenti … mi trovavo in carcere e mi avete visitato, mi avete aiutato, mi avete vestito. Quando? Io mai io ti ho visto, mai ho saputo qualcosa di te.

Risposta di Gesù: sempre quello avete fatto qualcosa a uno di questi piccoli lo avete fatto a me. E gli altri: andate via alla perdizione perché ho avuto fame, ho avuto sete, sono stato in carcere, sono stato ammalato e non..cosa vuol dire questo? L’identificazione. Il problema più profondo è che Dio è trascendente a noi. La trascendenza è quello che appartiene a un altro ambito a cui noi non abbiamo accesso, non è possibile perché l’essenza della trascendenza consiste in questo: che noi non abbiamo accesso a questo, quindi non possiamo conoscere, non possiamo sapere. E per questa ragione Dio stesso si è fatto presente tra di noi, in uno di noi che è stato Gesù. E Gesù siccome non si trova, si è identificato, sta identificato con ognuno qualsiasi, principalmente con i più piccoli e con gli ultimi.

Naturalmente per questa ragione si capisce che in occasione del discorso prima della passione quando Filippo dice a Gesù: Signore mostrami il Padre e con questo basta, gli dice Gesù: Filippo ancora non mi conosci? E Filippo: ti conosco, ma io domando il Padre. Dice Gesù: Filippo chi vede me vede Dio, chi ascolta me ascolta Dio.

Ma la chiesa durante i primi secoli si è organizzata senza questa riflessione delle 2 teologie.

Ci sono due teologie: la teologia speculativa che ha al centro la speculazione dell’essere mentre nella teologia narrativa il centro non è l’essere, ma la storia, la vita. Per questa ragione la domanda fondamentale per i cristiani, dobbiamo pensare a queste due possibili domande. In che cosa credi tu o piuttosto cosa fai tu, come vivi tu? Se noi cristiani non scegliamo, non fossimo così preoccupati per l’essere, ma per il vivere, il verbo centrale: Gesù è Dio o Dio è Gesù. Cosa domanda questo tizio, io non ho visto mai Dio, io non so ...

Come ha vissuto Gesù, cosa ha fatto Gesù? Se il centro della mia vita è la teologia narrativa non la teologia speculativa allora il racconto della storia di Gesù è quello che sarebbe il centro della chiesa e allora l’opera monumentale di Michelangelo di S. Pietro si insegnerebbe per i curiosi dell’arte, ma non come il centro del cristianesimo perché allora il centro del cristianesimo è un monumento artistico non una forma di vivere.

Attenzione queste due teologie la teologia narrativa e la teologia speculativa non si escludono, non si tratta di fare una scelta: per me questa, per me questa …. no, no, io non posso prescindere da Paolo perché Paolo ha portato delle cose importantissime che dobbiamo sapere, ma il grande lavoro della teologia in questo momento è collocare le cose: al centro il Dio rivelato in Gesù.

Non Dio è il centro del cristianesimo, il centro del cristianesimo non è Dio, è Gesù e Gesù è stato un cittadino di questo mondo che ha vissuto una forma di vivere nella quale ha compreso assai presto che la religione come si fa, è un fatto, è una questione che è molto da discutere …

Ancora una cosa che mi sembra molto importante sul concilio e le ragioni per le quali il concilio non ha dato il frutto che si doveva e si poteva aspettare. Parlo sul problema: ho detto che non si è risolto il problema della ipertrofia del potere. Adesso il nuovo papa dà segni di speranza, soltanto segni in principio, mancano le decisioni, soprattutto le decisioni per il futuro ma io mi sento ottimista, mi sento, mi sento bene e questo sarebbe motivo di una lunga conferenza di tutto quello che io ho potuto sapere, ma prescindendo non è risolto il problema della ipertrofia del potere e dell’atrofia del vangelo.

Uno degli elementi più importanti che hanno avuto un influsso determinante in questo senso è stato il problema della liturgia. Come sapete la costituzione Cristus Dominus sulla liturgia è stato il primo argomento oggetto di discussione durante il concilio. Io mi trovavo in quel tempo a Roma studente, facevo la mia laurea all’università gregoriana e il tema erano le discussioni sulla liturgia. Ma erano discussioni che hanno dato un frutto piccolino, quasi insignificante: la lingua, il latino, la lingua vernacula finalmente si è riusciti contro quelli che difendevano il latino e che ancora difendono il latino, anche delle misure: la possibilità di celebrare di fronte al popolo non con le spalle al popolo e altri cambiamenti, ma cambiamenti superficiali, non si è affrontato il problema principale che si doveva affrontare quando si studia questo problema: è il problema del fenomeno religione che porta in sé stesso il problema del rituale perché la religione è un insieme dei riti prima di tutto e anche il problema del tabù.

La religione porta in sé dei riti e delle proibizioni, ci sono cose proibite perché sono cose impure, cose profane, cose che siccome sono impure, impurificano, e il rituale se non si osserva non produce il suo frutto, il suo risultato: la comunicazione della grazia di Dio,dell’incontro con Dio. Vorrei dire soltanto una parola sul problema più importante a mio avviso che è il rituale.

Il rituale è un insieme di norme, precetti proibizioni tradotti in gesti, osservanze che si devono osservare con precisione in tal modo che se non si osservano con precisione non si produce il frutto. Allora, dal momento in cui il soggetto, credente religioso, assume questo nella vita sua, il rituale ha il pericolo, è un pericolo non teorico, ma concreto di costituirsi in fine in sé stesso perché se si osservano tutti i particolari del rituale allora produce il frutto, se non si osservano non produce il frutto. Dal momento che la persona assume integralmente nella sua vita questo, come mediazione per il rapporto con Dio, a partire da questo momento, l’etica diviene esclusa, diviene emarginata.

L’etica si separa dalla religione, la religione si costituisce come un insieme di rituali e ci sono dei grandi principi etici che restano emarginati.

Questo non è una teoria, ma questa è la pratica, la prassi della vita e questa è la spiegazione del fenomeno per esempio del fariseismo. I farisei erano osservanti del rituale, ma allo stesso tempo si credevano i migliori, pensavano di se stessi che erano gli eletti, disprezzavano gli altri, rubavano, volevano essere sempre i primi, pregavano in pubblico per essere ammirati da tutto il mondo e così via. Tutti argomenti per i quali Gesù ha avuto un confronto diretto e fortissimo, uno scontro perché diventavano l’ipocrisia.

L’ipocrisia era la distinzione specifica di quegli uomini, di quelli e di tutti quanti che nel mondo intero centrano la religione nel rituale. L’etica, quindi il bios, la vita, la forma di vivere, i valori, l’onestà, la sincerità e soprattutto la bontà sono emarginati.

Guardate che non ho detto il bene, ho detto la bontà. Il bene e il male sono dei concetti sospetti, ancora il Nietzsche (è un autore molto pericoloso, fate attenzione, ma bisogna leggerlo e superare questo pericolo) avverte: il bene e il male, chi ha determinato cosa è il bene e cosa è il male? Quelli che hanno potere per fissare e definire cosa sta bene e cosa sta male. Invece senz’altro la bontà è un’altra cosa perché la bontà porta in sé necessariamente un rapporto. Non è un concetto, una realtà in sé stessa, ma è sempre un rapporto e io ripeto sempre che la bontà si legge non negli occhi, ma nello sguardo della persona che si trova davanti a me. Se lei ha un atteggiamento di bontà soltanto può sapere questo nello sguardo della persona con la quale lei condivide la vita. Se lei trova qualsiasi persona, immediatamente prima di capire come sono gli occhi, lei percepisce se si ha davanti a sé, uno sguardo di rispetto, uno sguardo di disprezzo, uno sguardo di vicinanza, uno sguardo di allontanamento, uno sguardo di amicizia, uno sguardo di odio, uno sguardo di tenerezza.

Papa Francesco ha detto: non abbiate paura della bontà, non abbiate paura della tenerezza. Abbiamo paura della bontà e della tenerezza e pensate quando il vangelo dice e ripete in diverse occasioni che Gesù ha guardato a Pietro, …. non gli occhi di Gesù ma lo sguardo di Gesù. Attenzione, stiamo in questo punto toccando il centro dell’atteggiamento cristiano perché se il papa, i cardinali, i vescovi, i preti, i monaci, i religiosi, i cristiani, se tutta questa gente fosse il popolo dello sguardo della tenerezza in tal modo da farsi sentire agli altri e con questo sentimento di vicinanza di prendere dal centro da noi, il migliore che portiamo in noi stessi allora il mondo non sarebbe come è. Non sarebbero possibili tante sofferenze, tanta solitudine, tanta amarezza, tanta tristezza, tanta ambizione, tanta menzogna.

Il concilio non ha risolto questo, non ha studiato a fondo il problema del rito e del tabù perché ci sono delle cose che sentiamo che fanno male. Da dove prendono l’argomento e dico sul serio, da dove prendono l’argomento che due persone dello stesso sesso non si possono guardare con tenerezza, da dove? E da dove si è appreso che questo è intrinsecamente perverso o che questo è il frutto di una corruzione? Da dove? Come è possibile che hanno fatto soffrire tante e tante persone e continuano a farlo?

L’altro giorno a Siviglia una donna, 94 anni, ma la testa abbastanza bene, mi diceva: come è possibile che nel catechismo della chiesa cattolica si permette la pena di morte? Gli stessi difensori della vita si auto denominano difensori della vita e permettono la pena di morte o appartengono ai difensori delle armi.

Questo è permesso e hanno la messa alla domenica e ci sono dei preti che non consentono a lasciare lavarsi le dita nell’angolo dell’altare e appartengono alla stessa associazione. Ma come è possibile questa io direi questa stravaganza, questa contraddizione perché il rituale ha un’altra caratteristica, lascia tranquilla la persona, lascia in pace, e con una grande autostima …. mamma mia !

AVVERTENZA :  trasposizione da audioregistrazione non rivista dall’autore-

Montefano, lì 01/06/2013

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