La chiesa irreformabile ! - Enzo Bianchi



 
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Come reagire a quanto sta succedendo nella chiesa, in questi ultimi tempi in modo più manifesto di prima? Lamentarci? Già fatto. Denunciare? Pure, sempre cercando di non offendere la carità né di nominare il “peccatore”! Forse, si tratta di fare anche di questi momenti un’occasione per vivere il vangelo e per continuare ad amare la chiesa anche qualora si dovesse concludere che essa è irreformabile perché impermeabile al Vangelo...

Sappiamo che la chiesa non è una realtà atemporale generata dal testamento di un fondatore: è una realtà storica, è storia e fa storia. Sappiamo anche che nel luogo stabilito per il diritto può esserci l’iniquità (cf. Qo 3,16) e che già nel gruppo dei dodici chiamati attorno a sé da Gesù e coinvolti nella sua vita, la pietra di fondamento ha la tentazione di reagire come Satana e i dodici sono lenti a credere ma pronti a rinnegare e qualcuno persino a tradire Gesù! Dalle parole di Gesù sappiamo anche che nel campo, nello spazio ecclesiale, grano e zizzania crescono insieme, che la zizzania non va sradicata ma che occorre attendere, pazientare e volgere lo sguardo verso quello che sarà il frutto della mietitura.

Allora, perché soffrire? Perché lamentarci di quel lamento che è stato profetico sulla bocca e nel cuore dei profeti dell’Antico Testamento, di Gesù stesso che pianse su Gerusalemme, di uomini di chiesa come Basilio il grande o altri padri d’oriente e d’occidente? In questi anni abbiamo osservato il deterioramento che avveniva sotto i nostri occhi: dalla calunnia e la critica feroce attizzate in un sottobosco infido alimentato da blog e giornalisti compiacenti alle diverse fazioni, fino alla denigrazione di uomini e donne che avevano il solo torto di essere leali, non adulatori, non ricercatori di potere e di appoggi nelle diverse curie ecclesiali. Abbiamo notato anche che al grido di alcuni – tra cui lo stesso cardinal Ratzinger a partire almeno dalla Via Crucis celebrata alla vigilia della morte di Giovanni Paolo II – che denunciavano il malessere ecclesiale, il carrierismo, l’avidità del denaro e del potere seguiva subito dopo una serie di eventi che fornivano motivazioni a quei lamenti e a quelle denunce.

E tuttavia: che fare, che dire, di fronte a una chiesa che sembra aver smarrito, in molti suoi responsabili che portano l’onere del servizio a tutti, la tensione verso l’unità e la carità? Se un tempo creavamo atei con immagini distorte di Dio da noi fabbricate e predicate, oggi non siamo più significativi e ci ritroviamo paralizzati dallo spettacolo che offriamo. Gli uomini e le donne non appartenenti alla chiesa si sentono confermati nella loro estraneità rispetto a quanti si dicono impegnati nella nuova evangelizzazione, mentre molti cristiani se ne vanno in modo silenzioso, senza contestazione o tentano di vivere la fede “nonostante la chiesa”, etsi ecclesia non daretur.

Benedetto XVI, nel Messaggio per la Quaresima 2012 esorta a riscoprire la dimensione della correzione fraterna come costitutiva della vita cristiana. Di correzione è bisognoso il singolo come la comunità cristiana nel suo insieme, l’ekklesía. E la correzione avviene con parole e opere, così come l’evangelizzazione, la liturgia, la storia di salvezza.

Il degrado della vita ecclesiale è anzitutto abbandono dell’ascolto della Parola di Dio, uscita dalla postura salvifica dell’ascolto, nella quale si raccoglie tutta l’esistenza della chiesa e da cui solo può procede ogni suo atto di parola. Ma il primato della Parola di Dio è tale non solo quando è alla base della predicazione e della parola magisteriale della chiesa, ma anche quando regola e corregge il parlare intraecclesiale, quando diviene ascesi della parola nella chiesa per costruire una comunicazione “evangelica” che sfugga alle doppiezze, alle menzogne, alle manipolazioni, alle adulazioni. La schiettezza, la parresía, la trasparenza e anche la condivisione della parola, la dimensione comunitaria e collegiale della parola, sono la risposta ecclesiale alla Parola di Dio che cerca comunione e la crea convertendo il parlare umano sull’esempio di Gesù, di cui la gente diceva: “Mai un uomo ha parlato così” (Gv 7,46).

Di Gesù, si diceva anche: “Ha fatto bene ogni cosa” (Mc 7,37). All’ascolto della Parola di Dio si affianca il guardare l’agire buono, veramente magisteriale, di molti, moltissimi cristiani anonimi e senza ribalta mediatica, che sono chiesa santa di Dio anche se nascosta come ceppo in terra arida.

Ci sono i martiri, i cristiani perseguitati, ci sono uomini e donne che si alzano al mattino per lavorare, che faticano a mettere al mondo figli e a mantenerli, ci sono persone che quotidianamente spendono se stesse piegandosi sui loro fratelli sofferenti con amore, ci sono tanti cristiani che soffrono intimamente per la propria inadeguatezza a essere conformi al Vangelo, ma tutti costoro non fanno notizia, nessuno li discerne e li osserva, nessuno li ascolta...

Del resto, non è accaduto già così a quell’ “ebreo marginale” che fu Gesù di Nazareth ? Chi si è accorto di lui durante la sua vita? Chi si è interessato della sua vicenda intessuta solo di amore e di servizio fedele ai fratelli? Solo poche decine di discepoli in mezzo a una folla che accorreva a lui solo per avere del pane e assistere a qualche miracolo...

Che fare dunque in questa amara situazione? Ascoltare di nuovo la Parola Dio, ascoltare il magistero silenzioso dei cristiani quotidiani, e ancora e ancora resistere al diavolo, il divisore, combattendo la buona battaglia della fede ogni giorno, confidando solo in Gesù il Signore e ricordando le parole del profeta Geremia: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” (Ger 17,5). Ci resta da ricominciare la nostra vita cristiana dicendo a noi stessi: oggi è il primo giorno di vita cristiana che mi resta da vivere!

in “Jesus” del marzo 2012

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