La difficile conversione dei non buoni ! - Appunti di Rosario Franza


 
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"La mia speranza è che la mia energia, il dna di Dio in me, contenga l’Io personale che permane in Dio . Se ciò avverrà, ritroverò i miei amori e con essi mi abbraccerò. Tutto ciò sarà la conseguenza della qualità della mia vita biologica? Se sarà somigliante a quella del Nazzareno? Probabilmente si, ma non deve e non può essere questa condizione a determinare il mio agire !"

Ho letto quasi tutti i libri di Alberto Maggi, mi rimane quello da lui scritto a quattro mani nel 2004 con Antonio Thellung. Lo leggerò attentamente, prenderò appunti perché questo piccolo libro dal titolo “La conversione dei buoni” ha l’ambizione, dichiarata al lettore, di rendere “l’opera compiuta, ma solo se (il lettore) avvertirà sufficienti stimoli a trasferirla dentro di sé”. Questa è una grande pretesa perché, affinché si avveri, significa che il lettore dovrà abbandonare il proprio sentire introiettando quello degli autori.

La speranza di fra Alberto e di Antonio Thellung è che il mondo diventi migliore grazie “alla riscoperta di Gesù Cristo nel concreto della vita quotidiana” . Devo ammettere che la speranza che la gente abbracci e pratichi l’etica di Gesù Nazareth è anche la mia speranza, la speranza che sempre di più possiamo somigliare al Nazzareno. Ciò posto non significa che tra me e gli autori non vi siano diversità di vedute.

Così quando gli autori affermano che il Dio di Gesù non è un padre-padrone che manovra tutto dall’alto dei cieli, un “Dio che non chiede ma dona, un Dio che non se ne sta lassù, assiso in un trono per farsi servire, ma scende al livello dell’uomo ponendosi totalmente al suo servizioe che scende sulla terra e si fa uomo , io penso che abbiamo una immagine diversa di Dio .

Penso che la migliore metafora di Dio sia l’energia primordiale più Logos presente nel vuoto quantico e che ha dato origine, dal Big Bang in poi, alla creazione evoluzionistica del Cosmo tendente ad un ordine ed un Bene sempre maggiore. Per questo motivo Dio è presente nel Cosmo e lo trascende, per questo motivo lo Spirito di Dio è in ogni uomo e lo trascende. Gesù di Nazareth è stato un grande profeta che ha avuto, nella sua pienezza umana, la sensibilità di far emergere lo Spirito di Dio che è stato in lui .

Gesù è Dio che si è fatto uomo ? Mi spiace, ma la mia fede non giunge a tanto, si ferma al Signore risuscitato. 

Scrive Ortensio da Spinetoli:<< … Gesù è realmente e veramente  un  uomo tra gli uomini. E’ partito con gli svantaggi di tutti, ma è riuscito a portarsi avanti alla moltitudine dei fratelli perché ha voluto, ha risposto cioè alle mozioni dello Spirito che sono presenti in tutti, ma che non trovano in tutti le stesse risposte>> e ancora :<<Il riconoscere che Gesù è un grande profeta è una affermazione di poco conto (Lc 7,16). L’atto di fede comincia quando l’uomo ha deciso di dare spazio ai suoi richiami, non tanto nella propria mente quanto nel proprio agire quotidiano. (…) I veri credenti sono coloro che assistono gli ammalati, vestono gli ignudi, visitano i carcerati, aiutano i forestieri (Mt 25,3; 1,46)>>.

Tutti noi che facciamo parte del Cosmo, creati, attraverso l’evoluzione, dall’Energia primordiale più Logos, tendiamo ad un ordine ed un Bene sempre maggiore . Gesù di Nazareth è il profeta che, avendo risposto “alle mozioni dello Spirito”, ci indica la direzione . E’ evidente che se seguiamo l’esempio del Nazzareno o quello di altri grandi profeti come Buddha, Gandhi o Madre Teresa, il mondo sarà un posto migliore e con esso anche il Cosmo che ci sovrasta.   

Riconosco ad Alberto Maggi una genialità esegetica non comune, ma quando afferma che bisogna pensare “di non trovarsi soli, di essere in compagnia della misericordia divina che è sempre pronta a raddrizzare le vie storte” non posso fare a meno di notare come ciò che chiamiamo Dio brilla per la sua assenza nella storia dell’umanità . Meglio, io penso che ciò che chiamiamo Dio è la creazione e la trascende, ma la creazione si svolge nell’evoluzione del Cosmo verso un ordine sempre maggiore che si ottiene attraverso il caos . Vito Mancuso ha affermato che “l’amore è la risultanza della logica cosmica tesa all’armonia relazionale, il che avviene mediante il processo per nulla lineare che scaturisce dall’interazione di logos e di caos e che, in chi lo vive, produce pathos-passione” .    

D’altra parte quando gli autori scrivono che “Dio non agisce secondo i meriti, ma secondo i bisogni; il suo amore non va meritato, ma accolto; il suo perdono non è un premio per buona condotta, ma una medicina per gli ammalati”, in realtà tradiscono una mentalità vagamente eteronoma perché comunque affermano che Dio agisce nella storia . Infatti tale paradigma viene appunto definito eteronomo perché il nostro mondo è assolutamente dipendente dal mondo dei Cieli (hèteros: altro mondo) che stabilisce le regole (nòmos) per la nostra realtà.  

Sicuramente, come affermano anche Alberto Maggi e Antonio Thellung, muore il "Dio in cielo" che tutto controlla e che ogni tanto interviene sulla terra per premiare, favorire o punire qualcuno, "una costruzione umana – scrive Roger Lenaers -  inadeguata a rappresentare per i tempi moderni il Dio che si rivela in Gesù"  e d'altra parte il pensiero autonomo spinge alcuni scienziati ad attribuire l'origine del Cosmo ad una coincidenza cieca e senza scopo; così, in tal senso, scrive il cosmologo e fisico teorico Stephen Hawking:<<... a mio avviso la spiegazione più semplice è che non esiste alcun Dio . Non c'è nessuno che abbia creato l'universo e che manovri il nostro destino. Il che mi conduce a un'altra consapevolezza: che, probabilmente, non ci sono nemmeno un paradiso o un'altra vita dopo la morte>>.

Si può però, all'incontrario, affermare che l'energia primordiale presente nel vuoto quantico è sempre esistita ed è portatrice di un'informazione, il Logos, grazie alla quale nell'evoluzione del Cosmo si raggiunge un ordine sempre maggiore nella direzione del Bene ed essendo il Cosmo in Dio e Dio nel Cosmo, senza che questo esaurisca Dio,  in qualche misterioso modo, noi abbiamo il DNA di Dio che dobbiamo saper sviluppare, somigliando a Gesù di Nazareth o ad altri uomini e donne che hanno raggiunto la pienezza umana. 

Quindi, rielaborando la frase già citata dal libro di fra Alberto ed Antonio Thellung, io scriverei :”Gesù di Nazareth non agisce secondo i meriti, ma secondo i bisogni; il suo amore non va meritato, ma accolto; il suo perdono non è un premio per buona condotta, ma una medicina per gli ammalati “, senza dare per scontato che la presenza nella storia del Nazzareno sia la presenza di Dio fatto uomo.   

I nostri  due autori rivolgono poi la loro attenzione ai “buoni”che sono proprio coloro che hanno la necessità della conversione e infatti scrivono:<<Ma per poter coltivare e far crescere lo spirito di fraternità nei confronti degli altri, dei diversi, dei lontani,  è prima di tutto necessario imparare a coltivarlo all’interno della grande famiglia dei cristiani, che è la chiesa. Lo spirito familiare è fatto di pazienza, tolleranza, voglia di ricominciare dopo ogni dissapore; e non lascia spazio a timori, distinguo, riprovazioni, scomuniche, emarginazioni, che sono tutti atteggiamenti “contro”>>.

Io penso che il papato sia un centro di potere che è impossibile riformare nel senso  indicato dagli autori e da me condiviso. Neanche il primo Francesco, poi nominato santo, ha scalfito gli atteggiamenti “contro” della curia romana. Questa non è la chiesa che avrebbe voluto Gesù di Nazareth, il quale è morto proprio perché si è battuto per eliminare gli atteggiamenti “contro” dei sacerdoti del tempio.  Scrive Ortensio da Spinetoli:<<Le ragioni della morte di Gesù sono innanzitutto di ordine storico. Egli è stato messo in croce dai suoi avversari, non dagli angeli di Dio e l’hanno fatto per sbarazzarsi di un profeta pericoloso; non tanto per il bene della nazione quanto per mettere in forse il loro prestigio e il loro potere>>.

Nonostante ciò scrivono Alberto Maggi e Antonio Thellung:<< … la natura umana non può prescindere da divergenze, contrasti, scontri; e tuttavia tenendosi per mano, prima o poi emergerà qualche posizione accettabile. In altre parole è l’invito a non dire mai: sei diverso o cattivo, sei un nemico, vattene! Ma piuttosto: restiamo insieme anche nei disaccordi, per cercare tenacemente armonia>>.

Sarà questo il motivo per cui fra Alberto è ancora un prete della chiesa cattolica? Per cercare tenacemente armonia? Armonia che certo non emerge dal sangue dei perseguitati, né dal dolore degli emarginati! Neppure dal sangue, versato sulla croce, di Gesù di Nazareth, ma, forse, dal suo amore e perdono. Ed ecco, forse, il profumo del fascino che fa scrivere agli autori:<<Gesù ci svela che l’immagine divina è concretamente vera nella misura in cui suscita e alimenta amore, dando a ciascuno la possibilità di soppesare la propria fede sui battiti del cuore>>.  

In genere gli ebrei avevano ed hanno una concezione dell’uomo inscindibile; carne e anima formano un unicum inscindibile. E’ con la carne, attraverso l’anima, che noi sentiamo dolore, piacere, gioia, tristezza, disperazione, felicità . Scrive Ortensio da Spinetoli:<<Gli autori sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento non hanno una concezione antropologica unanime e quindi nemmeno un’identica soluzione del problema della morte e della risurrezione. A volte prevale quella semitica (dell’unità inscindibile dell’uomo) e altre volte quella greca o platonica (del composto umano) quindi della separazione dell’anima dal corpo al momento della morte>>.   

A tal proposito i nostri autori pensano che chi mette in pratica l’etica di Gesù abbia una vita senza fine e scrivono:<<Ecco l’eucarestia: “fate questo in memoria di me” ha detto Gesù, ma con la parola “questo” non ha inteso riferirsi a gesti formali, da istituzionalizzare in rituali e formule. Il senso è ben altro: fate anche voi questo che io ho fatto, donate concretamente il vostro essere per la vita del mondo, ciascuno come può, secondo i propri talenti. Una eucarestia esistenziale, da celebrare ogni giorno nei rapporti con sorelle e fratelli: ecco la via per scoprire la verità e trovare la vita. Chi si fa pane, chi si dona agli altri, è già entrato in una dimensione di vita che la morte non potrà più scalfire>> e considerano la “vita biologica un semplice progetto, una potenzialità che può essere compiuta o sprecata”.

Il fatto è che l’unica vita che io conosca è quella biologica, con quell’unicum inscindibile che è il mio corpo; amo, soffro, provo piacere o dolore con il mio corpo, non ho altro, non conosco altro, e, se penso al mio essere, lo paragono ad un infinitesimo del Cosmo in cui ancora la vita palpita e viene creata dall’Energia primordiale più Logos che va sempre di più espandendosi. E dove tenderà l’evoluzione che ci riguarda ? Secondo l'astronomo Martin Rees:<<Il sole … continuerà a brillare per altri 5 miliardi di anni. E poi si gonfierà fino a diventare una gigante rossa, abbastanza grande e luminosa da inghiottire i pianeti interni e da vaporizzare ogni forma di vita sulla terra>>, ma la vita continuerà ancora nel Cosmo .

La mia speranza è che la mia energia, il dna di Dio in me, contenga l’Io personale che permane in Dio . Se ciò avverrà, ritroverò i miei amori e con essi mi abbraccerò. Tutto ciò sarà la conseguenza della qualità della mia vita biologica? Se sarà somigliante a quella del Nazzareno? Probabilmente si, ma non deve e non può essere questa condizione a determinare il mio agire !


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