Il buio più profondo - Appunti di Rosario Franza


 
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"Certo, anche sulle parole di fra Alberto Maggi ci sarebbe da fare una profonda riflessione. Forse, ciò che noi chiamiamo Dio, è presente in noi, come noi siamo in lui, anche se Egli trascende l'intero Cosmo, di cui noi siamo infinitesima e autocosciente parte. Forse Egli più che dare, si dà agli uomini che, come Gesù di Nazareth, hanno la sensibilità di percepirlo e di farlo emergere, rendendo reale la sua presenza anche su un piccolo pianeta, di una media stella, il Sole, che nel tempo cesserà di esistere".

Nel primo capitolo del suo libro dal titolo "Oltre la Bibbia - Storia antica di Israele" Mario Liverani racconta che nella Palestina dell'età del tardo bronzo (2800 - 1200 a.C.) l'unità geopolitica, funzione del rapporto tra spazio, demografia e produzione, è la città stato o meglio un piccolo regno, cioè una città dai tre ai quattromila abitanti che ospita il palazzo del re con i suoi dipendenti diretti, guardie, artigiani, servitori e con un territorio agricolo dipendente, strutturato in villaggi, composti da sei ad un massimo di cinquanta case, legati anche alla transumanza. Si stabilisce poi  una diversità tipologica tra la zona pianeggiante con stati cittadini ad alta intensità e incastrati gli uni negli altri e la zona collinare con stati cittadini radi e caratterizzati da una più forte componente pastorale.

Dal 1460 al 1170 circa, la Palestina è stata dominata dall'Egitto . Un dominio con un controllo indiretto, dato che i piccoli re conservavano la loro autonomia, ma erano tributari del Faraone. Al Faraone, considerato un dio incarnato, interessava non la distribuzione del potere tra i vari re, che poteva anche cambiare, ma il tributo di ogni singolo piccolo regno ed interveniva direttamente solamente quando questo veniva a mancare.

L'età del tardo bronzo fu anche un periodo di forti tensioni socio economiche. Le difficoltà economiche inducevano i contadini a procurarsi grano in cambio di pegni materiali e anche garanzie personali: le mogli ed i figli diventavano servi temporanei del creditore salvo poi a diventare servi permanenti nell'impossibilità di ripagare il debito . L'ultimo stadio per il contadino era l'asservimento di se stesso che finiva con la fuga in caso di insolvenza.

I contadini fuggivano nei regni confinanti, ma poi in posti più sicuri come le montagne o le steppe pre-desertiche,  dove si rifugiavano presso clan pastorali . Questi gruppi, estraniati dal proprio contesto sociale di origine, si davano al brigantaggio e venivano definiti "habiru", termine che ha una chiara connessione etimologica con "ebrei ".

I più allarmati tra i re cananei temevano che i contadini indebitati, ma ancora rimasti nel regno, potessero far causa comune con gli "habiru"  e che da questa unione potessero scaturire sanguinose rivolte .

Lo stesso prof. Liverani afferma che mentre nel racconto biblico, le dodici tribù di Israele "prendono possesso della <<terra promessa>> essendo già dotate di una <<Legge>> trasmessa da Yahweh a Mosè sul monte Sinai", in realtà "il complesso dei testi legislativi legati alla figura di Mosè sia non solo stratificato nel tempo ma sostanzialmente tardo e legato o all'ideologia deuteronomistica o a quella sacerdotale post - esilica". D'altra parte lo stesso Liverani afferma che "il culto di Yahweh sia diventato culto <<nazionale>> per il regno di Giuda durante il cinquantennio 900 - 850, e per il regno di Israele nel cinquantennio 850 - 800.

Insomma il processo di formazione di Israele è stato lungo e graduale, dall'età del tardo bronzo a quella del ferro II, dalle tribù nomadi e dedite anche al brigantaggio, gli"habiru",  al regno di Israele, dagli Elohim dei singoli piccoli regni cananei e filistei a  יַהְוֶ ,Yhwh, il Dio nazionale di quelle tribù che diventeranno il popolo ebraico . 

In realtà l'immagine di ciò che chiamiamo "Dio" è sottoposta ad un continuo processo di  purificazione e comprensione profonda  e così si passa dagli dei, gli Elohim, che pretendono sacrifici, a Yahweh, il Dio teistico degli ebrei, fino al  panenteismo che usa come metafora di Dio l'Energia primordiale che ha dato origine alla creazione ancora in essere.

Scrive Alberto Maggi:<<le divinità pagane vogliono i sacrifici, chiedono i sacrifici anche umani, il nostro Dio, il Dio d’Israele no. E lo fa giocando su due nomi. Il Dio che chiede ad Abramo di sacrificargli il figlio, viene chiamato, nel testo del Genesi, Elohim. “Elohim mise alla prova Abramo”. Elohim è il nome comune delle divinità, anche delle divinità pagane. Abramo, dovendo intraprendere questo disegno straordinario di Dio, pensa di dovergli sacrificare l’unico figlio perché Elohim, cioè gli dei, glielo hanno chiesto. Quando sta per scannare il figlio, colui che glielo impedisce non è Elohim, ma scrive il testo, l’angelo di Jahvè o “l’Angelo del Signore”>> .

 

Conclude fra Alberto:<<Vedete che sono tutti dei processi graduali di purificazione del volto di Dio. […]  Osea attribuisce a Dio queste parole: “Amore voglio” - e l’amore non certo nei suoi confronti, ma l’amore per le persone – “e non sacrifici”.  Gesù si immetterà in questo filone e lo porterà alla sua massima dilatazione: non solo Dio non vuole sacrifici, ma Dio - ecco la novità - Dio non vuole alcun tipo di culto. L’uomo pagano, l’uomo delle religioni e l’uomo ebraico, era cresciuto nell’idea di dover offrire a Dio, attraverso la sua vita, i suoi giorni migliori, il bestiame migliore, tutto quello che faceva: il culto. Quando Gesù arriva, una delle prime azioni che compirà, sarà l’eliminazione del culto. Il Dio di Gesù - e questo è la prima volta che nel panorama della storia delle religioni appare un Dio del genere - è un Dio che non chiede nulla agli uomini, ma dà tutto agli uomini>>.

 

Certo, anche sulle parole di fra Alberto Maggi ci sarebbe da fare una profonda riflessione, ci sarebbe da dire che, forse, ciò che noi chiamiamo Dio, è presente in noi, come noi siamo in lui, anche se Egli trascende l'intero Cosmo, di cui noi siamo infinitesima e autocosciente parte. Forse Egli più che dare, si dà agli uomini che, come Gesù di Nazareth, hanno la sensibilità di percepirlo e di farlo emergere, rendendo reale la sua presenza anche su un piccolo pianeta, di una media stella, il Sole, che nel tempo cesserà di esistere. Ma tutto ciò è veramente avvolto nel mistero, nel buio più profondo.  Forse è meglio rivolgere lo sguardo a tutti i Gesù della storia.      


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