La speranza di Gesù ed il karma del Buddha - Appunti di Rosario Franza


 
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  • "Quanto mi separa dall'insegnamento del Buddha è il suo voler superare anche il bene e l'umanità al fine di superare l'essere.(...) Per me infatti non c'è nulla di più alto del bene, del suo sentimento e della sua pratica. -Vito Mancuso".

    Il monaco buddhista Thic Nhat Hanh, a cui devo la maggior parte delle mie conoscenze sullo
    zen, scrisse nel 1991 una "vita di Siddharta il Buddha" narrata e ricostruita in base ai testi canonici  pali e cinesi, in cui racconta di un incontro tra il Buddha e l'asceta Uttiya. L'asceta interrogò il Buddha ponendogli tutta una serie di domande a cui il Buddha non si curò di rispondere :

    - il mondo, è eterno o un giorno perirà ?
    - il mondo, è finito o infinito ?
    - il corpo e lo spirito, sono due o uno ?
    - dopo la morte, continuerai ad esistere o no ?
    - oppure sostieni  che, dopo la morte, né continuerai né cesserai di esistere ?

    Il Buddha non solo non rispose, ma decisamente affermò:<<Rispondo soltanto alle domande che riguardano direttamente la padronanza di mente e corpo per superare la pena e il dolore>>.

    Un altro asceta, di nome Vacchagota, domandò :<<puoi dirmi se esiste o non esiste un sé ?>>. Il Buddha non rispose. Sorpreso da questo silenzio, un suo discepolo domandò al Maestro perché non avesse esposto a Vacchagota la dottrina del non sé, al che il Buddha disse:<<L'insegnamento sull'assenza del sé ha lo scopo di guidare la meditazione. Non deve essere inteso come una dottrina. L'asceta Vacchagota voleva che gli presentassi una dottrina, ma io non desidero che resti intrappolato in nessuna dottrina, si tratti di una dottrina del sé o di una dottrina del non sé. Meglio che le persone credano che io non conosco la risposta alle loro domande, che rinchiuderle  nella trappola di visioni ristrette>> e infine espresse tale convinzione: 

    - la realtà non è esprimibile attraverso il pensiero concettuale né mediante la parola, scritta o pronunciata. Solo la comprensione che si produce nella meditazione ci fa conoscere l'essenza della realtà. Chi non abbia mai assaggiato un mango non ne conosce il gusto, per quante parole e concetti vengano usati per descriverglielo . La realtà è conoscibile solo per esperienza diretta. Per questo esorto tanto spesso i monaci a non perdersi in vane discussioni ...

    Vito Mancuso nel suo ultimo libro "I Quattro Maestri" scrive:<<Il Buddha esortava alla conoscenza ma al contempo diffidava della libera indagine filosofica che non ha altro scopo che indagare, non come quella condotta da Socrate, che voleva educare alla virtù, ma come quella di certa filosofia contemporanea>> e ancora:<<La mentalità empirica e pragmatica del Buddha lo portò a finalizzare strettamente la conoscenza alla guarigione (...) Anzi, egli giunse persino ad ipotizzare, altra rarità nella storia religiosa, un superamento della sua stessa dottrina, come insegna la parabola della zattera>> (ove la zattera, paragonata alla dottrina del Buddha, rappresenta il mezzo per attraversare il fiume, mezzo che può essere abbandonato dopo aver raggiunto l'altra riva).

    Si deve sicuramente accogliere l'invito del Buddha a non discutere della realtà di cui non si ha esperienza diretta, ma proprio partendo dall'esperienza diretta non si può non constatare l'assenza di  ciò che chiamiamo "Dio" dalla realtà del mondo. Non sono responsabilità di Dio le catastrofi che affliggono il pianeta Terra, né tanto meno le crudeltà ascrivibili al comportamento umano, ma è un dato di fatto la sua assenza di intervento nel mondo.

    D'altra parte il pianeta Terra è un piccolo pianeta del sistema solare posto ai margini di una delle centinaia di migliaia di galassie che formano il Cosmo e noi ne siamo parte integrante. E' significativa l'immagine dell'astronauta che, osservando la Terra dall'orbita in cui ruota la navicella spaziale, non riesce a distinguere l'uomo dal pianeta, esperienza che hanno fatto anche coloro che in un normale volo aereo hanno  intravisto la Terra da 8.000 metri . La Terra è nell'universo, dove la creazione si esprime in un susseguirsi  di nascita e di morte; muore una stella e ne nasce un'altra, muore un sistema planetario e ne nasce un'altro in altra galassia e tutto ciò, ormai l'uomo sa, è dovuto ad una energia primordiale fortemente compressa, grande come una capocchia di uno spillo, che espandendosi ha dato origine ad una esplosione, il Big Bang, da cui è nato il tempo ed il susseguirsi di morte e di nascita nel Cosmo .  

    Cosa avrebbe pensato il Buddha di tutto ciò ? Avrebbe continuato il suo silenzio riguardo a questi argomenti, senza dare ancora nessuna risposta ? Non si saprà mai. Il Buddha è nato all'incirca 2500 anni fa. Sappiamo invece che Gesù di Nazareth, nato circa 2000 anni fa, chiamava ciò che noi chiamiamo "Dio" con il nome di Abbà, Padre, affermando la sua intima esperienza diretta di Dio e rispetto alla risurrezione dalla morte dichiarava:<<Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi>>. (Mt 22,30-32) 

    Una cosa è sicura: dopo la morte il nostro corpo andrà incontro ad una lenta putrefazione e alla fine diverrà cenere . Non ci sarà più la vita come oggi noi la conosciamo, ma, secondo il Nazzareno, "non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo>": non ci sarà più mia moglie a darmi una carezza, né un abbraccio, non sentirò più il calore del suo corpo, né il fremito delle sue mani che stringono le mie ! Essere "come angeli nel cielo" è uno "stato" che nessuno ha mai potuto raccontare . E' soltanto una speranza, oggetto di fede, la fiducia cioè che dopo la morte, la mia energia personale, il mio sé, possa ricongiungersi all'energia primordiale da sempre esistita, presente nel Cosmo che attraverso il Logos presiede alla continua creazione dell'universo. Lì, dove spero che il "mio sé" possa ritrovare il "sé" delle persone a cui voglio ancora bene .    

    Sicuramente anche le rinascite, ipotizzate dal buddismo, secondo il karma di ciascuno, inteso come attivazione del principio di "causa-effetto", quella legge secondo la quale l'agire coinvolge gli esseri senzienti vincolandoli alle conseguenze morali che ne derivano, e quindi al samsāra, il ciclo delle rinascite, non è verificabile, nessuno infatti ricorda vite precedenti, ma  trovo anche difficilmente comprensibile che per raggiungere il nirvana bisogna smettere di agire, sia nel senso di compiere o di avere intenzione di compiere azioni malvagie o sia di compiere azioni buone, perché entrambe danno luogo al ciclo delle rinascite, il samsāra .  

    Scrive Vito Mancuso:<<Il fine ultimo della pratica buddhista (...) non è il compimento dell'umanità, ma il suo superamento. Tale superamento dell'umanità è la condizione per superare l'essere, per evadere da questa vita e dalla logica che la pervade, generatrice di sofferenza. Il fine ultimo è il superamento dell'essere e quindi di quella particolare manifestazione dell'essere in noi che è l'umanità. A questo è finalizzata la non-rinascita, qualsiasi cosa significhino i concetti di rinascita e non-rinascita: alla fuoriuscita dalla personalità, anche laddove questa si afferma come relazione armoniosa e come bene>> e  tutto ciò lo porta a dichiarare:<<Quanto mi separa dall'insegnamento del Buddha è il suo voler superare anche il bene e l'umanità al fine di superare l'essere.(...) Per me infatti non c'è nulla di più alto del bene, del suo sentimento e della sua pratica. Che poi il sentimento e la pratica del bene conducano alla rinascita o alla non-rinascita non è ultimamente un problema mio, perché non dipende da me>>.  

    D'altra parte bisogna affermare che anche l'intima esperienza di Dio in Gesù di Nazareth e in qualsiasi altro uomo, è difficilmente dimostrabile, così come è difficilmente dimostrabile il racconto, da parte dei suoi discepoli, della resurrezione dalla morte del Nazzareno. E' solo una questione di fede, una speranza ...             

       
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