La morte non è un limite ! - p. Silvano Fausti S.J.


 
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"Dio, che nessuno ha mai visto, è Gesù, quel Gesù che si rivela nella carne del Figlio, è Lui che ci rivela il Padre. Spesso ci dimentichiamo di questo e facciamo del cristianesimo una religione in concorrenza con le altre, ma è tutt’altro."

 

Tutti i vangeli cominciano con una trilogia che ci spiega il senso della missione del Figlio, il suo stile: il Battesimo, che è la scelta fondamentale del Figlio, le tentazioni, cioè: se uno fa la scelta giusta è tentato. Le tentazioni ci fanno vedere quali sono i mezzi che Dio non usa, e  che noi vorremmo sempre usare, e poi i mezzi che usa, il suo annuncio a Nazaret e a Cafarnao.

 

Per capire un po’ cosa significa il battesimo tenete presente due cose: la prima è che questa scena è parallela a quella della croce. Tutta la vita di Gesù è inclusa tra il battesimo e la croce.

Al battesimo lo troviamo in fila con i peccatori, sulla croce tra due malfattori, nel battesimo si immerge nell’acqua, sulla croce si immerge nella morte. Nel battesimo riceve lo Spirito, sulla croce ci dà lo Spirito, nel battesimo si apre il cielo, nella morte si squarcia il velo del tempio, nel battesimo è proclamato Figlio dal Padre, sulla croce è proclamato Dio per la prima volta dagli uomini.

 

Sono due scene parallele, e questo vuol dire che Dio viene riconosciuto tale solo sulla croce; prima di allora lo riconoscono solo i demoni; il che vuol dire che c’è una conoscenza demoniaca di Dio che è semplicemente quella di applicare a Dio tutte le nostre categorie ovvie.

 

Noi siamo tutti abituati a dire che Gesù è Figlio di Dio. Dio è l’Essere perfettissimo, il padrone di tutte le cose, il legislatore, il giudice e anche il boia che ti condanna anche alla morte eterna. Questo è l’immaginario di Dio; noi l'applichiamo a Gesù e diciamo che Gesù è Dio. Questo è il Dio di tutte le religioni!

 

È il Dio che ha suggerito Satana ad Adamo ed Eva, ma Dio non è padrone di niente, dà tutto fino a dare se stesso, Dio non giudica, Dio non condanna, piuttosto si fa condannare. […]

 

Dio non è come pensano tutte le persone religiose, per cui non dobbiamo dire che Gesù è Dio. Il soggetto è un’incognita, non so chi sia Gesù, però so cosa è Dio e applico a Gesù tutte le mie idee su Dio. Questa è la prima eresia, che si chiama docetismo.

 

Il procedimento deve essere il contrario: Dio, che nessuno ha mai visto, è Gesù, quel Gesù che si rivela nella carne del Figlio, è Lui che ci rivela il Padre. Spesso ci dimentichiamo di questo e facciamo del cristianesimo una religione in concorrenza con le altre, ma è tutt’altro.

Gesù è venuto a ‘sdemonizzare’ l’immagine di Dio che abbiamo tutti, anche noi religiosi, preti … Gesù è stato ucciso da quelli che aspettavano la  promessa di Dio […] . Non sicuro, è stato trent’anni a Nazaret, “sul posto”, facendo il falegname, vedendo come vive la gente e poi, finalmente si è presentato in pubblico.

 

La prima presentazione è normativa di tutta la sua vita perché tutta la sua vita sarà il crescere di questo battesimo fino alla croce. Ed è in questa luce che leggiamo il battesimo come lo stile fondamentale del Figlio che si fa solidale con tutti i fratelli, compresi gli ultimi, i peccatori, in modo che nessuno si senta più escluso dal Padre, rivelando così l’amore del Padre per tutta l’umanità e salvando tutti.

 

Il testo di Luca è particolarmente importante per noi perché si pone in un’ottica diversa rispetto agli altri vangeli, si rivolge alla terza generazione, ai cristiani e, quindi, si rivolge anche direttamente a noi.

 

Come facciamo a rivivere il battesimo noi oggi, a non ridurlo ad un rito avvenuto nel passato, come riviverlo oggi, come essere testimoni di questo stile di Gesù?

 

Per questo Luca ci presenta Gesù, e tutto il popolo, già battezzato: “Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».(Lc 3,21-22). […]

 

La prima cosa da notare è che si dice che tutto il popolo era battezzato e anche Gesù è battezzato. Si suppone la cosa già avvenuta come per noi. Innanzitutto ci chiediamo cosa significhi il battesimo, questo immergersi nell’acqua.

 

Sostate a contemplare Gesù che si fa battezzare, è la prima immagine che Dio dà di sé, l’immagine di uno che si mette in fila con i peccatori, ultimo della fila, che si fa maledizione per essere con tutti i maledetti (Gal 3,13), che si fa peccato per noi (2Cor 5,21), che si perde perché nessuno si senta perduto e abbandonato.

 

La prima immagine che Dio dà di sé è quella di essere solidale con noi nel limite, nella morte, anche nel peccato, anzi Lui è peccato, Lui che non ha commesso peccato. Questa simpatia, questa passione assoluta di Dio per l’uomo, prescinde da quello che fa l’uomo. Perché Gesù è vissuto ed è morto per i peccatori. Il battesimo ci presenta la prima vera immagine di Dio normativa. Non c’è limite che Dio non accolga su di sé, perché ciò che non è assunto non è salvato, è un grande principio cristologico.

 

Il male non è la morte, né il limite, per forza siamo limitati, non siamo Dio, nemmeno noi preti che a volte abbiamo deliri di onnipotenza. Siamo oltre che limitati anche mortali, grazie a Dio, il problema è che noi viviamo il limite come luogo di difesa e di attacco, cioè non

accettiamo il limite.

 

Tutta la nostra vita è ricerca di come uscire dal limite, ma perché non lo accettiamo? Perché dopo il peccato noi abbiamo messo al centro il nostro Io, allora dove finisco io finisce tutto. Allora cerco di spostare sempre più in avanti il mio limite, vado di qua e di là per ingrassare, per essere come quel Dio che immagino.

 

Invece senza peccato anche la morte non sarebbe un male, il pungiglione della morte è il peccato. Se noi non fossimo autocentrati, per noi la morte sarebbe il ritorno a casa. Il problema è come vivere i limiti come luogo di simpatia, di compassione, di comunione.

 

L’uomo è stato creato a immagine di Dio, maschio e femmina. Non perché Dio sia maschio o femmina, ma perché questo limite fondamentale che

abbiamo, o si è uno o si è l’altra, se è luogo di comunione, diventa immagine di Dio che è amore, comunione, dono.

 

Ogni limite in fondo dovrebbe diventare luogo di comunione, ognuno di noi ha bisogno dell’altro e il divino è come noi gestiamo il limite, non le nostre doti, che sono abbastanza poche e hanno comunque dei limiti, e, più grandi

sono, più grande serve il limite.

 

Gesù assumendo il limite ci insegna lo stile di Dio, che fa del limite il luogo della comunione, della relazione e Dio è Relazione, Amore. Tutta la vita serve per battezzarsi, per immergersi, non per sbattezzarsi; facciamo di tutto per uscire dai limiti.

 

In caso contrario la nostra non è comunione, ma antropofagia, anche nella Chiesa c’è il rischio di fare una comunione antropofagica, frullare tutti e fare tutto a norma e legge, tutti uguali, questa non è comunione, la vera comunione è nella diversità.

 

Ognuno ha il suo dono e lo mette a servizio degli altri e questo ci rende come Dio, e per questo il più grande carisma è l’amore.

 

Come primo punto della vostra contemplazione potete sostare anche solo su questo, immaginate Gesù in fila con i peccatori: quello è il principio del suo ministero ed è anche il fine del suo ministero. Si tratta di misurare lo stile di Gesù con il nostro.

 

Il suo non è lo stile della separazione, della divisione, tanto meno del dominio, del potere, tantomeno sulle coscienze, sulle anime, ma è lo stile dell’accoglienza, della simpatia … Credo che questa semplice contemplazione di Gesù in fila con i peccatori può ‘svelenare’ l’immagine falsa di Dio che abbiamo.

 

Chi è Dio? Quell’uomo lì! Questo è il mio Figlio amato, non un altro! Ed è per questo che il demonio lo tenta subito dall’inizio: se sei il figlio di Dio … fai questo, perché Dio è così!

 

Il secondo punto, tipico del vangelo di Luca, è dato dal fatto che Gesù è in preghiera. È nella preghiera, nella comunione con il Padre, che Gesù ha la forza di vivere il suo battesimo. È conoscendo l’amore del Padre per tutti che anche noi viviamo il battesimo, non escludendo nessuno.

 

Perché nella preghiera? Perché nella preghiera ciò che chiediamo lo otteniamo. Matteo dice che otteniamo “cose buone”, Lc 11,13 ci dice“lo Spirito Santo”. Ciò che otteniamo nella comunione con il Padre, nella preghiera, è lo Spirito, che vuol dire la vita. ‘Santo’ vuol dire la vita di Dio e l’amore che il Padre ha per il Figlio e per noi. Per questo la preghiera è il fondamento della vita apostolica di Gesù, che terminava la notte in preghiera.

 

Principio e fine della sua vita è la preghiera, per questo ha un rapporto da fratello con i fratelli e nel suo amore da fratello ci testimonia l’amore del Padre. Il nostro annuncio non sono tanto le parole che diciamo. […]

 

Quando Gesù forma i Dodici, in Mc 3,14, si dice: Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.

 

Se siamo con Lui, mediante la Parola che ce lo testimonia e ce lo fa conoscere, mediante la preghiera che ce lo fa amare, mediante la sequela che ci fa agire come lui; nella misura in cui siamo con lui siamo inviati e vinciamo lo Spirito del male.

 

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (Gv 15,4-5).

 

In At 6,4, quando la Chiesa cresce e ci sono tante cose da fare, gli Apostoli dicono: “Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola”. Quello che qualifica gli Apostoli è la preghiera, la comunione con il Padre e il servizio della Parola, nel senso del culto che dai tu alla Parola. Sei servo della Parola, la ascolti, quelli che sono in comunione con il Padre e ne ascoltano la Parola possono essere Apostoli. Per fare le altre cose importanti nominano i diaconi.

 

Questa preghiera è fondamentale, mentre lui prega si squarcia il cielo, come si squarcerà il velo del tempio. Il cielo è simbolo di Dio, “Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti”. (Is 63,19). È il grande desiderio che abbiamo: vedere Dio. Se siamo solidali con il fratello, se siamo in comunione con il Padre nella preghiera, Dio sta qui sulla Terra, e lo vedo nel nostro amore per il Padre e per i fratelli. Si apre il cielo; Dio non è più là, ma è qui! E poi scende lo Spirito Santo su di noi, lo Spirito che di Dio Creatore, che aleggiava sulle acque e ora aleggia sulle acque del Giordano.

 

Questo Spirito ha un aspetto corporeo, non è una cosa vaga, è la vita del corpo e ti accorgi se un corpo è morto o vivo. Se noi abbiamo lo Spirito Santo siamo vivi della vita di Dio e il nostro corpo avrà le caratteristiche di Dio, che sono i frutti dello Spirito Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è legge (Gal 5,22)

 

In fondo lo Spirito è il nostro corpo, così come “in Gesù abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9), è il nostro corpo che testimonia chi è Dio. Lo Spirito ha forma di colomba, che richiama Noè dopo il diluvio, l’alleanza universale, che continua anche dopo il peccato, richiama anche la colomba del Cantico dei Cantici che è il simbolo di Israele che canta il suo amore. Poi “si udì una voce dal cielo, venne una voce”, Dio non ha volto, il volto di Dio sarebbe l’uomo, che è a sua immagine e somiglianza, ma siccome l’uomo non ascolta la sua Parola, non ha il volto del Padre.

 

Invece Gesù è la stessa Parola di Dio perfettamente incarnata, eseguita, Lui diventa il suo Volto, perché ha ascoltato la voce. Dio è Parola, chi ne ascolta la Parola diventa Figlio.

 

Gesù è il primo, è la Parola stessa del Padre. La voce dal cielo dice: “Tu sei il Figlio”, sei mio Figlio perché stai con tutti i fratelli, e stai con i fratelli perché sei in comunione con me. È richiamato il Sal 2,7, il salmo messianico, lui è messia e ci salva da tutte le false immagini di Dio, di re e messia che  conosciamo, facendosi servo di tutti, infatti si aggiunge in te mi sono compiaciuto”, che è il cantico del servo […]

 

Poi si dice: “E così Gesù era in principio”, all’inizio del ministero, e sarà sempre così.

 

“Di circa trent’anni”, e cosa ha fatto per trent’anni? Ha fatto quello che fanno tutti gli uomini, è stato bambino, piangeva, rideva, cresceva, è andato a scuola, alla sinagoga, ha imparato la Parola a Nazaret, anche lui. È stato solidale con la nostra quotidianità, gioie, dolori, speranze, attese ... Non ha frequentato il seminario o le scuole di teologia, non ha fatto diritto canonico.

 

Questo è il Figlio amato, diffidate dalle imitazioni! In tutta la sua vita spiegherà cosa ha fatto in quei trent’anni, è stato solidale con i fratelli, ha vissuto la nostra vita quotidiana, nell’amore del Padre e dei fratelli, non facendo cose straordinarie.

 

Poi è stato ammazzato e lì è la cosa straordinaria perché diceva quello che ha sempre fatto e lo hanno accusato di essere un bestemmiatore. Ha voluto in tutto essere simile a noi, siccome il nostro peccato è di non accettare come siamo, Lui così ha vinto il peccato, essendo come noi e vivendo tutti i nostri limiti nell’ottica di comunione con i fratelli e con il Padre.

 

La vita divina è qui sulla Terra, dove noi viviamo ciò che siamo, in modo che ci amiamo gli uni gli altri come il Padre ci ama e come il Figlio ci ha mostrato. Poi si dice: il figlio di Giuseppe, come si riteneva e ci si racconta tutta la genealogia fino ad Adamo, tutta l’umanità, fino a Dio, perché il Figlio di Dio si è fatto ultimo di tutti e allora tutti diventiamo in Lui figli di Dio, siamo tutti salvati dal suo battesimo, dalla sua morte, dalla sua croce.

 

Per la tranquillità del nostro ministero, non siamo noi a salvare il mondo, l’ha già salvato Lui, noi testimoniamo la salvezza già avvenuta, vivendolo in prima persona. Il mondo non pesa sulle nostre spalle, sulle mie spalle pesa solamente il mio peccato e posso testimoniare al mondo questo amore che Cristo ha per me.

 

Tratto da :

STILE DI GESU’, STILE DEL DISCEPOLO - febbraio 2010

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