Il Bacio di Giuda: Relazioni tradite ! - Don Luigi Ciotti 



 
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"L’indifferenza è la più grande povertà! Fa il male non solo chi lo fa, ma anche chi sta a guardare senza fare nulla. Il bene si costruisce con l’inclusione non con l’esclusione. La dignità si vede dal modo in cui le persone sono accolte, riconosciute e rispettate.”

Gli evangelisti concordano nel presentare il confronto tra Gesù e Giuda come la parte finale del conflitto tra bene e male. Siamo nel giardino, quasi a richiamare il giardino terrestre dove il bene e il male si sono scontrati per la prima volta. Giuda consegna il  Maestro per denaro, Gesù consegna se stesso per accogliere la sua salvezza. E’ scontro tra verità e menzogna. La verità dell’uomo è dare, donare, condividere, servire, farsi carico dell’altro, prendersi cura di chi è reso debole, piegato dalla vita.

Giuda agisce di notte per nascondersi meglio, quando manca la luce, la chiarezza. Non dobbiamo nasconderci, siamo chiamati ad attraversare le fatiche, le povertà e le fragilità.

Sono tante le situazioni difficili:

- nove milioni di persone vivono la povertà relativa;

- cinque milioni la povertà assoluta;

- sette milioni di persone vivono nel disagio lavorativo, non sono numeri ma sono volti di persone.

Non possiamo nasconderci come Giuda nella notte. Giuda è da solo, non ci sono legami e relazioni con la gente, è un mezzo per indicare Gesù. Mi chiedo cosa è frullato dentro di lui per portarlo al tradimento, per portarlo nella notte, per confonderlo. Il male ha sempre bisogno di menzogna, di tradimento, ci fa usare violenza, e le armi per imporsi.

1756 miliardi di dollari nel 2013 per la spesa militare mondiale, 34 miliardi in Italia. La logica delle armi è dietro i grandi interessi, vediamo anche oggi quello che succede in Ucraina. E penso ai disagi sociali della gente e i soldi impiegati per le armi …. e ho tanti dubbi e anche il Signore pensando a quella grande folla con spade e bastoni.

Tutti parlano di pace, di legalità, di giustizia ma molti parlano di una legalità malleabile e sostenibile. Si sbandierano parole. Abbiamo anche noi la responsabilità delle parole. Ci sono parole che etichettano, umiliano, offendono ma noi abbiamo bisogno di parole di vita, per unire e incontrare. Dobbiamo abitare quelle parole che vengono svuotate del senso profondo. Giuda usa il linguaggio dell’amore per tradire l’amore.

Giuda è costretto a muoversi contro se stesso, tradisce per questa gente che non conosce. Accompagna questa folla con bastoni e con le spade. Penso a chi ha costruito la casa sulla sabbia e improvvisamente tutto crolla. E lui sarà sempre più solo e più diviso in se stesso e al massimo della disperazione non sa perdonare se stesso per questa sua grave fragilità. Giuda non si perdona. Io mi sono chiesto perché? E in modo delicato credo di poter dire perché non ha fatto del tutto suo il linguaggio della bontà e del perdono che il Maestro aveva predicato. Mi chiedo se faccio mio questo linguaggio. Se faccio distinzione tra l’uomo nuovo e l’uomo vecchio che c’è dentro di noi.

Siamo nati per la luce, siamo nati per amare e abbiamo solo questa vita per farlo. Non avremo un’altra possibilità. Siamo nati per perdonare e perdonarci, siamo chiamati a fare nostra la profezia di questo tempo, siamo chiamati ad abitare questo tempo presente e ad abitarlo insieme. Siamo nati per amare. Non lasciamoci prendere dallo sconforto, dal pessimismo. Gesù ci chiede di essere severi con noi stessi ma buoni e tolleranti con gli altri, è un atto d’amore che ci fa per smascherare dal nostro cuore i compromessi. Per comprendere le fragilità degli altri.

Facciamo tanti dibattiti sui poveri ma non usiamoli i poveri ! INCONTRIAMOLI !

Incontrare le persone, le loro storie, i loro percorsi. Dobbiamo sconfiggere il peccato del sapere, … del sentito dire … dobbiamo scendere in profondità.

Ho imparato che è necessario imparare il coraggio, il coraggio di fare scelte scomode, di rifiutare i compromessi. Di fronte ai bivi della vita bisogna decidere da che parte stare. E c’è una parte dalla quale dobbiamo essere tutti, la parte della libertà, della dignità, quella della vita, della giustizia e della pace.

Imparare il coraggio di fare delle scelte a volte scomode e non scendere a compromessi ma anche di smetterla di indignarci, perché diventa anche moda. Io non mi indigno di Giuda. Mi guardo dentro di me, l’indignazione si cura restituendo dignità alle persone, al lavoro, alla famiglia, alla cultura... Si cura guardando dentro alle nostre responsabilità per essere prossimo delle persone per cercare di essere motori di cambiamento. E’ il noi che vince, non è opera di navigatori solitari. Siamo piccoli, piccoli. Siamo chiamati di fronte all’indignazione a prenderci cura con dignità, siamo chiamati per nome a fare questo.

Il bene si costruisce con l’inclusione non con l’esclusione. La dignità si vede dal modo in cui le persone sono accolte, riconosciute e rispettate. Riconoscere gli altri è riconoscere se stessi. La diversità è il sale della vita non diventi mai avversità. A Lampedusa tanti si sono indignati, poi ne sono morti altri ma non se ne è parlato più.

Poi non si concretizza il nostro prenderci cura. Il più grande naufragio è quello delle coscienze. Tre verbi sono dominanti in questa società:

1. SALIRE

2. AVERE

3. POSSEDERE

I verbi della vita sono gli esatti opposti:

1. SCENDERE verso gli altri, verso chi ha meno

2. ESSERE

3. DONARE

Il Vangelo è categorico in Mt “colui che vorrà diventare grande tra voi si farà vostro servo” e ancora “il figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire.”

Queste contraddizioni sono dentro di noi. Nel cuore di tante persona c’è un quota di ingiustizia. Abele e Libera non sono associazioni “contro” ma “per” costruire la libertà, la dignità, dare speranza alle persone.

Novara in Duomo 14 Marzo 2014 - Trascrizione non rivista dall'autore

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