L'antromorfismo di Gesù ! - Rosario Franza


 
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"Negare il progetto di Dio nella creazione o affermare la sua personale assenza,  fa correre il rischio di negare la stessa esistenza di Dio e di affermare la casualità della vita umana fino a toglierle  significato e senso e a fronte di ciò non basta rifugiarsi nell'etica di Gesù di Nazareth ."

Nel commento a due miei post leggo :<< "Dio" è una convenzione nata da una invenzione col difetto di immaginarLo antropomorficamente, lontano da noi stessi e...giudice post mortem .>> e ancora : <<Non si riesce ad uscire dal Dio antropomorfo, a cui attribuire un'esistenza personale e sentimenti e volontà umane. Se il Dio dell'Antico testamento è ormai impresentabile lo si sostituisce con un Dio più astratto e rarefatto ma sempre persona con una sua volontà e un suo progetto .>>.

Questi commenti meritano, da soli,  una attenta riflessione .

Intanto la parola "ANTROMORFISMO" che cosa vuol dire ? Da "Lexicon" traggo la seguente definizione :<<Termine usato nelle scienze delle religioni per indicare l'atteggiamento e il procedimento con cui vengono attribuite delle qualità umane all'Essere Supremo o alle divinità >> .

Il concetto di antromorfismo viene utilizzato per smascherare, nella logica di chi utilizza questa parola, le presunte false immagini di Dio, di un Dio che si percepisce lontanissimo dall'uomo e dalle sue problematiche, tant'è che sempre da Lexicon si trae la seguente constatazione:<<L'uso di questo termine proviene non di rado da una concezione razionalistica dei fenomeni religiosi, che non sa valutare il carattere simbolico delle espressioni religiose>>.

Dice Josè Maria Castillo:<< Dio per definizione è il trascendente e questo vuol dire che Dio si trova in un altro ordine, assolutamente tutt’altro dal nostro, altrimenti non sarebbe Dio. Dio non è un essere, una persona, una cosa, una realtà che può essere capita da noi ed è più grande di noi. Come abbiamo costruito l’idea di Dio? La nostra concezione di Dio? Abbiamo fatto una costruzione proiettiva.  Noi abbiamo desiderio di potere, abbiamo proiettato il potere senza limiti, questo è Dio. >>.

Esclusa quindi la costruzione proiettiva dell'immagine di Dio, è chiaro che si può parlare di Lui solamente a partire dalla nostra realtà ed esperienza e solamente  utilizzando quel  simbolismo religioso che la concezione razionalistica dei fenomeni religiosi non sa valutare .

Si può allora cominciare porre il primo tassello: è da Dio che parte la creazione o questa è una nostra invenzione o proiezione ?   

Fermo restando l'energia compressa nel vuoto quantico, la sua espansione e la grande esplosione, il big bang, che ha dato origine alla libera evoluzione del creato, la biologia ci insegna che per la presenza della vita sono necessari quattro composti biochimici : proteine, zuccheri, grassi, dna . Le probabilità contrarie alla sintesi casuale delle proteine sono 10 alla 40.000...un numero grandissimo !

NON PUO' ESSERE UN CASO ! Anche perché questo caso dovrebbe ripetersi per gli altri tre composti biochimici ... e per l'assemblaggio di proteine+zuccheri+grassi+dna !

L'impossibilità che la vita sia una casualità è stata paragonata all'impossibilità "che una tromba d'aria, spazzando un deposito di robivecchi, possa prod
urre un Boeing 747 perfettamente funzionante" . Se non è un caso che ciò sia avvenuto e che la vita si sia manifestata, vuol dire che esiste un progetto, un Logos, nella libera evoluzione del creato e che questo progetto non può che appartenere a Ciò che convenzionalmente chiamiamo Dio . 

Non esistono ovviamente prove dell'esistenza di Dio . Credere nell'esistenza di Dio rimane un atto di fede, ma è un atto di fede ragionevole .

Scrive Alberto Maggi nel suo bellissimo libro "La follia di Dio" :

<<Definendo Dio quale “Spirito”, Gesù non lo sta indicando come un’entità astratta, ma come energia vitale. Lo Spirito è la forza creatrice del Padre (Gen 1,2), un dinamismo di vita e amore che si è manifestato nella creazione dell’uomo e che desidera ancora comunicarsi per portare la creazione al suo compimento.

Il culto in “spirito e verità” è quello di un amore fedele somigliante a quello di Dio, “ricco di amore e di fedeltà” (Es 34,6; Dt 7,9), un amore che... non si lascia condizionare dalle risposte dell’uomo.

Questo culto non diminuisce l’uomo, ma lo potenzia. Essendo infatti l’amore la linea di sviluppo dell’uomo, la crescita nell’amore realizzerà in lui il progetto creatore.
Dare culto al Padre è collaborare alla sua azione creatrice comunicando vita agli uomini, per questo il solo culto che il Padre ricerca non è altro che la vita stessa vissuta a favore degli altri.>>.

Vito Mancuso nel suo libro  "La vita autentica" specifica :<<Il nostro essere-energia va coltivato, speso, investito: solo così si sviluppano tutte le nostre potenzialità e diventiamo veramente ciò che siamo, cioè libertà che vuole la verità, che vuole aderire alla realtà".

[...] Questa concezione dell'esistenza suppone un'antropologia dinamica e non statica, considerata alla luce dell'evoluzione e del progresso e non della stasi e della conservazione>> .

Gli uomini possono parlare di Dio solo a partire da loro stessi,  dalla loro realtà ed esperienza perché ciò che chiamiamo convenzionalmente Dio è Mistero, "poiché, però, è un Mistero di vita e movimento, continuamente si autorivela, sgorga ed esce da sé stesso, si rende accessibile pur restando Mistero inaccessibile"  .

Lo stesso Leonardo Boff, autore di questa definizione di Mistero, dopo aver descritto la creazione così conclude:<<... il quadro della creazione permette al Mistero di autorivelarsi e di rispecchiare all'esterno la sua ricchezza interna . Nello stesso tempo, l'universo creato rifletterà il Mistero e ce lo darà a conoscere in ciò che può essere conosciuto. >>.

D'altra parte, però, esiste il rischio dell'antromorfismo, il pericolo cioè che vengano attribuite delle qualità umane a Dio ed allora lo sguardo deve necessariamente essere rivolto al Risorto, a quel Gesù di Nazareth che lo ha rivelato, utilizzando, tra l'altro anche Lui, simboli e antromorfismi .

Scrive Alberto Maggi :<< Gesù, quale figlio dell’uomo, pienezza dell’umanità, e quale figlio di Dio, manifestazione visibile di quel Dio che “nessuno ha  mai visto” (Gv 1,18), nell’insegnamento e nella pratica si è mostrato come un Dio inedito e insolito, sconcertante e  sorprendente. Un Dio che non poteva essere né compreso, né inserito nei parametri religiosi tradizionali, un Dio che si poneva  al di fuori di tutto quel che poteva essere racchiuso nel termine  “religione”, un Dio completamente nuovo che, per essere compreso, esigeva un cambio di rotta nella vita del credente, una conversione che sarà la condizione previa per poterlo accogliere (Mc 1,15), come il vino nuovo esige otri nuovi (Mt 9,17).>>  e ancora :<<In Gesù, Dio si manifesta come colui che è a servizio degli uomini, e per questo
– non assorbe l’uomo, ma lo potenzia.
– non chiede, ma offre,
– non esclude, ma accoglie,
– non castiga, ma perdona . >>.

Anche Alberto Maggi parlando di Dio, come tutti gli uomini che tentano di farlo, compreso Gesù di Nazareth, usa antromorfismi, ma occorre saper discernere tra una costruzione proiettiva dell'immagine di Dio ed una descrizione simbolica della medesima .

Negare il progetto di Dio nella creazione o affermare la sua personale assenza,  fa correre il rischio di negare la stessa esistenza di Dio e di affermare la casualità della vita umana fino a toglierle  significato e senso e a fronte di ciò non basta rifugiarsi nell'etica di Gesù di Nazareth .

Noi tutti, che studiamo le settimane bibliche di Motefano, abbiamo la possibilità di affidarci all'esegesi del Vangelo elaborata da p. Alberto Maggi OSM senza cadere in equivoci abissali .   


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