Dialogo con Antonio Thellung - Rosario Franza


 
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"Andiamo subito sul pezzo, caro Antonio, perché già nel primo capitolo del tuo libro se abbiamo in comune il fatto di essere "cercatori di senso della vita" come emerge dalla tua e mia ansia di porsi domande del tipo: "questa mia vita che sta per compiersi ha un senso ? Ha avuto un senso? Avrà ancora un senso dopo che sarò morto?", abbiamo però un diverso punto di riferimento ; tu hai fede ed assumi come punto di riferimento Gesù Cristo,  io  invece Gesù di Nazareth"

Caro Antonio Thellung,

penso di scriverti una lunga lettera, ma devo anzitutto chiarire che ho letto pochi tuoi libri, dopo quello scritto a quattro mani con Alberto Maggi "La conversione dei buoni", gli altri due sono "Il vangelo spogliato" e "I due cristianesimi" e pensavo di te che fossi come me : "Un cercatore di senso della vita", "dilettante in tutto tranne che in amore", hanno aggiunto altri. Dilettante tu non lo so, ma io sicuramente si ! Poi, ad aprile di questo maledetto anno, tu sei morto di covid 19, sette giorni dopo la "tua sposa Giulia".

Sulla tua morte, a cui pensavi giornalmente, "per imparare a morire" dicevi, ti facevi tante domande :"... come andrà a finire? Mi capiterà di soffrire ? Proverò angoscia? Paura ?" e scrivevi:<<Al presente sento prevalere la curiosità, anzi, direi una curiosa allegria, ma chissà se al momento dell'incontro avrò il coraggio di salutare sorella morte con benevolenza !?>>.

Così, leggendo su Facebook i post di commiato dei tuoi amici virtuali, mi è venuta la voglia di comprare un altro tuo libro e ne ho scelto uno dal titolo accattivante "Una saldissima fede incerta" e fin dalle prime pagine mi sono accorto di quanto la tua visione teologica fosse vicina alla mia . Sento il bisogno di commentare il tuo libro , magari un commento breve, stringato. Mi accingo, quindi, ad una seconda lettura con la matita in mano. 

Andiamo subito sul pezzo, caro Antonio, perché già nel primo capitolo del tuo libro se abbiamo in comune il fatto di essere "cercatori di senso della vita" come emerge dalla tua e mia ansia di porsi domande del tipo: "questa mia vita che sta per compiersi ha un senso ? Ha avuto un senso? Avrà ancora un senso dopo che sarò morto?", abbiamo però un diverso punto di riferimento ; tu hai fede ed assumi come punto di riferimento Gesù Cristo,  io  invece Gesù di Nazareth e non sono sicuramente la stessa cosa. Lo affermi anche tu quando scrivi che se "sul piano sociale la sua figura è più o meno apprezzata da tutti o quasi come esempio capace di promuovere pace, giustizia, amore fraterno" e fin qui siamo d'accordo, poi ribadisci che "il Gesù sociologico ti appare insufficiente" senza il divino espresso dalla sua persona. Questa però è una teologia successiva a Gesù di Nazareth. E' il Cristo espresso dalla chiesa primitiva. La domanda successiva rivolta a me stesso sarebbe:"Tu hai fede in Cristo ?" . Pian piano arriveremo anche alla risposta, per adesso diamo seguito al nostro dialogo .

Nel capitolo dal bel titolo "Dubito ergo credo" sembra quasi che tu mi trascini a dare quella risposta che io volevo rimandare . Infatti, dopo aver introdotto una necessaria distinzione tra fede e credo che condivido, definendo la fede come "un modo di sentire" che "si radica nell'intimo e si esprime spontanea nei gesti e nei comportamenti", affermi senza infingimenti  che l'incontro con Gesù ti "ha sconvolto al punto da riconoscerlo come evento divino.<<Perciò credo - affermi - che Gesù Cristo sia Dio e siccome la percezione di espandermi spiritualmente l'ho ricevuta guardando a lui, lo sento (per me) unico e irrinunciabile>>. Subito dopo però confessi che "l'esclusivismo cristiano ti sembra un pò blasfemo" e aggiungi :<<E' proprio la mia fede a chiedermi di sperare che l'unico Dio offra identiche opportunità a tutti: attraverso quali percorsi lo saprà lui>>. Poi insisti sul concetto citando il vangelo di Giovanni 17,6 ,"Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola" e scrivi senza alcun dubbio:<<"Erano tuoi e li hai dati a me ", il che lascia presumere che altre persone saranno date ad altri, senza che questo diminuisca minimamente il valore dell'unicità di Cristo per coloro che sono stati affidati a lui>>.

Poi domandi :<<Non ti pare ?>>.  No, non mi pare, Caro Antonio. Penso, infatti, che Gesù di Nazareth fosse solo un uomo, un uomo che ha
fatto esperienza di Dio tanto da raggiungere la pienezza umana, ma soltanto un uomo, con tutti i suoi limiti e suoi sbagli e lo sbaglio più grande fu il considerare i regno di Dio come imminente. Scrive infatti Vito Mancuso:<<Evidentemente Gesù si sbagliò. Era convinto che qualcosa di decisivo per la storia del mondo stesse per realizzarsi e invece non avvenne nulla, dico nulla di decisivo. La storia del mondo proseguì con la stesa logica ambigua che alcuni chiamano progresso, altri regresso, altri nichilismo e non senso, altri evoluzione, altri addirittura gloria, ma che di sicuro continua a registrare ingiustizia, morte, distruzione. Non c'è essere vivente che non sia costretto a nuotare nel mare di sofferenza che il Buddha chiamava dukka. Nessun regno di Dio si è manifestato, per lo meno di quel Dio di cui parlava Gesù>>.

Lo stesso S. Paolo affermava che Gesù fosse diventato figlio di Dio, dopo la sua morte, con la sua resurrezione; così la chiesa primitiva cominciava a tessere la sua teologia, almeno la chiesa incarnata da Paolo.

Traspare poi l'immagine di Dio che senti come tua: un insieme assoluto cosciente di sé . D'altra parte commenti che se si prende sul serio san Paolo che afferma che Dio sia tutto in tutti (cfr. 1Cor 12,6; 15,28), allora appare chiaro che l'unico rapporto immaginabile con Dio sia una totale immersione in lui, una coscienza universale che contiene le nostre coscienze .

Lasciami abbozzare la mia idea e dico mia perché la sento in me. L'eteronomia, Caro Antonio, cioè la dipendenza da leggi o criteri estranei o esterni alla volontà del soggetto, è ancora oggi il paradigma delle religioni abramitiche e in particolare della chiesa cattolica. E' il racconto di un "Dio Padre onnipotente in cielo" e della sua corte di angeli e santi, un re che emana leggi, controlla che vengano osservate, punisce e perdona coloro che le infrangono, ricompensa coloro che le osservano. E' il Dio delle suppliche e dei sacrifici perpetuati dagli uomini per ottenerne la benevolenza ed il perdono e "d'altro canto - scrive Roger Lenaers - nell'immaginario dei fedeli (cristiani, musulmani e molti ebrei), quest'altro mondo garantisce dopo la morte beatitudine eterna nel dominio celeste a coloro che hanno ottenuto meriti per mezzo di buone azioni".  Il cristianesimo insegna anche che Gesù di Nazareth è Dio disceso dal cielo e ritornato "alla destra del Padre", nel mondo del cielo,  dopo essere morto in croce sulla terra . Non solo, ma prima della sua "ascensione in Cielo" nominò un suo rappresentante, l'apostolo Pietro, dotandolo di alcuni suoi poteri che l'apostolo trasmise, a sua volta, ai suoi successori . Nasce così il potere dei preti di perdonare i peccati e la pretesa dell'infallibilità del magistero papale. Tale paradigma viene appunto definito eteronomo perché il nostro mondo è assolutamente dipendente dal mondo dei Cieli (hèteros: altro mondo) che stabilisce le regole (nòmos) per la nostra realtà. Però - scrive il gesuita Lenaers - nel XVI secolo "l'emergere delle scienze esatte in quel periodo portò lentamente alla comprensione che la natura segue proprie leggi interne, che possono essere calcolate, e i cui effetti possono essere previsti e spesso addirittura evitati". Per proteggersi dal fulmine, che è ormai notoriamente una scarica elettrica, non servono più preghiere e acqua santa, ma solamente il parafulmine e la gabbia di Faraday. Insomma il Cosmo nella sua evoluzione non segue le leggi di Dio in cielo, ma le proprie (autos) leggi (nomos) : emerge il paradigma dell'autonomia opposto a quello dell'eteronomia.  Esiste nel paradigma autonomo il posto per Dio oppure Dio è morto ? 

Sicuramente muore il "Dio in cielo" che tutto controlla e che ogni tanto interviene sulla terra per premiare, favorire o punire qualcuno, "una costruzione umana inadeguata a rappresentare per i tempi moderni il Dio che si rivela in Gesù"  e d'altra parte il pensiero autonomo spinge alcuni scienziati ad attribuire l'origine del Cosmo ad una coincidenza cieca e senza scopo; così, in tal senso, scrive il cosmologo e fisico teorico Stephen Hawking:<<... a mio avviso la spiegazione più semplice è che non esiste alcun Dio . Non c'è nessuno che abbia creato l'universo e che manovri il nostro destino. Il che mi conduce a un'altra consapevolezza: che, probabilmente, non ci sono nemmeno un paradiso o un'altra vita dopo la morte>>.

Si può però, all'incontrario, affermare che l'energia primordiale presente nel vuoto quantico è sempre esistita ed è portatrice di un'informazione, il Logos, grazie alla quale nell'evoluzione del Cosmo si raggiungono un ordine e una armonia sempre maggiore nella direzione del Bene ed essendo il Cosmo in Dio e Dio nel Cosmo, senza che questo esaurisca Dio,  in qualche misterioso modo, noi abbiamo il DNA di Dio che dobbiamo saper sviluppare sull'esempio di Gesù di Nazareth o di altri uomini che hanno raggiunto la pienezza umana .Ed ecco che il tuo "Insieme assoluto cosciente di sé" e la mia "Energia primordiale più Logos presente nel vuoto quantico" si assomigliano più di quanto, a prima vista, possiamo intuire. Vorrei comunque sottolineare che la mia non è una ipotesi panteistica impersonale, semmai una ipotesi panenteistica dove il Logos è la coscienza universale cosmica creatrice. Nel proseguo del nostro dialogo avremo modo di capirci ancora di più .

Devo poi registrare una completa concordanza di vedute quando affermi che "non poche elaborazioni teologiche suonano obsolete ed ambigue al punto da apparire alla mentalità odierna come immagini di Dio dai contorni diabolici, e quindi da respingere tout court" e concludi:<<"Dio è morto", si usava dire in un recente passato, ma quale Dio ? Se si tratta di quello creato a immagine e somiglianza dell'uomo, con tutti i peggiori difetti, meno male>>, ma aggiungi :<<Secondo me, il punto è sempre lo stesso: l'insieme assoluto è consapevole di sé ? Lo sa di essere il punto di riferimento, di essere il significato di tutto l'esistente?>> e concludi:<<insisto invece nel dire che il puro materialismo mi appare ancora più assurdo delle più assurde ipotesi divine>> ed io concordo con te.

Sicuramente sai che per la presenza della vita sono necessari quattro composti biochimici : proteine, zuccheri, grassi, dna . Le probabilità contrarie alla sintesi casuale delle proteine sono 10 alla 40.000...un numero grandissimo ! ....e questo caso dovrebbe ripetersi per gli altri tre composti biochimici ... e per l'assemblaggio di proteine+zuccheri+grassi+dna . Quasi impossibile che sia un caso e quindi l'ipotesi della casualità è come dici tu "più assurda delle più assurde ipotesi divine".

Stabilito questo punto vai a specificare meglio la tua visione teologica e scrivi:<<l'assoluto ha un rapporto inclusivo nei confronti del relativo, nel senso che comprende e riassume in sé tutte le cose, trascendendole nel suo insieme>> ed è già una definizione della tua immagine di Dio, un Insieme Assoluto cosciente di sé e quindi personale . Trovo che è molto simile  all'immagine che definisce come da sempre esistente nel vuoto quantico l'Energia primordiale più Logos che dal Big Bang in poi ha dato origine all'evoluzione del Cosmo tuttora in corso. Da qui l'ipotesi che noi, in quanto parte del cosmo, conteniamo il DNA di Dio. Giustamente tu scrivi:<<Tutto quel che esiste sarebbe potenzialità divina che si esprime nei modi più ricchi e creativi, attraverso la dinamica massa-energia e tutte le altre caratteristiche identificate dalla scienza per interpretare e spiegare gli avvenimenti del macro e micro cosmo>> e ancora:<< a me sembra che Dio possa essere considerato l'insieme unitario di un universo predisposto all'evoluzione e alla vita, nel quale i quark (o comunque le particelle elementari) sarebbero i suoi cromosomi>>.

A me sembra che il tuo "Insieme Assoluto" e la mia "Energia primordiale più Logos" esprimano la stessa realtà, rimane soltanto un nodo da risolvere, ma è un nodo essenziale: questa "Realtà" ha effettivamente coscienza di sé ?

Tu ne sei tanto così incredibilmente sicuro che affermi:<<Un simile Dio non avrebbe bisogno di creare e di agire in senso antropomorfico, perché la sua parte l'avrebbe già fatta in anticipo, come del resto si addice a chi esiste in termini di non-spazio e non-tempo. Gesù si rivolgeva a Dio chiamandolo Padre (...) e , d'altra parte, chi potrebbe essere considerato più genitore di un'entità  che è fonte e significato di ogni cosa al punto di porre i suoi stessi cromosomi negli esseri viventi? Un insieme che è cosciente di sé, che è un organismo vivente con tendenza naturale a produrre vita, e quindi persona capace di stabilire e coltivare rapporti interpersonali con individui che vivono in lui? (...) allo stesso tempo, però, capace di tenersi nell'ombra per non prevaricare l'autonomia delle loro decisioni>>.

Ipotesi, Caro Antonio, veramente affascinante che in embrione è anche la mia ed è utilizzata dallo stesso Vito Mancuso (Dio che attraverso il processo evolutivo lascia "libera" la sua creazione) per spiegare il dolore innocente. Tanto che, facendo riferimento alla "Potenzialità Divina",  affermi:<<Tutto quello che esiste sarebbe materiale divino, con aspetti positivi o negativi che non dipendono dalla provenienza, ma dall'uso che ne viene fatto e dal significato che assumono>> e siccome tutto ciò che esiste nell'universo è temporaneo ti domandi se "la potenzialità divina non sarà in grado di produrre anche dei salti di qualità che consentano di ricongiungersi all'insieme in modo attivo, ad esempio attraverso una qualche fusione di consapevolezza".

Sai, Caro Antonio, questa è sempre stata la mia speranza: la speranza che la mia coscienza personale, sotto forma di energia personale, possa incontrare, nell'Energia primordiale più Logos, la coscienza personale delle persone che ho amato e mi hanno amato nella vita.

A mo di esempio, per supportare la tua tesi, citi Gesù e la sua consapevolezza di essere figlio di Dio ed io mi permetto di aggiungere che tutti siamo figli di Dio, ciò che cambia in ciascuno di noi è la coscienza di esserlo, tanto da raggiungere la pienezza umana, ma tu sei consapevole anche di questo aspetto tanto che scrivi:<<Gesù poteva dire: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10,30) perché aveva piena consapevolezza della potenzialità divina che si esprimeva in lui. Noi al massimo, se e quando abbiamo la grazia di sperimentare qualche sprazzo di luce, possiamo accontentarci di dire:"Il Padre ed io abbiamo qualcosa in comune">>. Non è un caso che tra i teologi che più citi c'è il gesuita Lenaers che parla della creazione come autorivelazione di Dio e tenta di riconciliare la religione cattolica con una immagine di Dio completamente diversa dal Dio onnipotente assiso sul trono celeste ed è su questo tentativo di riconciliazione, che anche tu nel tuo libro poni in essere, che io non ti seguo più.

Forse occorre reinventare il cristianesimo o meglio inventare il gesuanesimo, che abbia come fulcro centrale l'ortoprassi delle Beatitudini, senza per questo avere la pretesa di chiarire razionalmente il mistero della creazione .

Caro Antonio, so che tu non potrai rispondermi, il nostro incontro è avvenuto "fuori tempo massimo", ma so anche che troverai il modo di renderti palese. Starà a me, poi, riuscire a capire.

Ti abbraccio con affetto

Rosario Franza 

 

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