Una Beatitudine al giorno:
Gli affamati e assetati della giustizia ! - p. Alberto Maggi OSM



 
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"La pratica della giustizia, intesa come soccorso concreto da parte di Dio verso le categorie più deboli si concretizza nel dare il pane agli affamati,mentre l'ingiustizia, responsabile dell'esistenza di oppressi e sottomessi, si manifesta nell'avidità di chi affama gli uomini per il proprio tornaconto."

La risposta di Dio alla situazione degli oppressi e dei diseredati viene espressa nella seguente beatitudine:

Beati gli affamati e assetati della <di questa> giustizia, perché questi saranno saziati. (Mt 5,6)

In questa beatitudine l'uso dell'articolo determinativo rimanda a una giustizia già conosciuta dai destinatari delle beatitudini: sono le situazioni di sofferenza dell'umanità causate dall'ingiustizia ed espresse con le immagini degli oppressi e dei sottomessi (vv. 4-5).

L'assicurazione del ripristino di una piena situazione di giustizia viene formulata attraverso la soddisfazione di necessità fisiologiche quali la fame e la sete indispensabili per il mantenimento in vita dell'uomo (Am 8,11).

Con l'immagine di fame e sete soddisfatte viene indicata la pienezza di vita alla quale sono chiamati i credenti nella realtà del regno di Dio i cui effetti cominciano a manifestarsi con la scelta volontaria della povertà: "Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta" (Ap 7,16; cf Is 49,10).

La pratica della giustizia, intesa come soccorso concreto da parte di Dio verso le categorie più deboli si concretizza nel dare il pane agli affamati: "[Dio] rende giustizia agli oppressi: dà il pane agli affamati", (Sal 146,7), mentre l'ingiustizia, responsabile dell'esistenza di oppressi e sottomessi, si manifesta nell'avidità di chi affama gli uomini per il proprio tornaconto.

Per eliminare la radice di questa ingiustizia, Gesù chiede alla comunità dei credenti di entrare nella categoria dei poveri (v. 3) per permette a Dio di esercitare, attraverso loro, la sua giustizia mediante la consolazione degli oppressi e il ristabilimento della piena dignità e libertà ai sottomessi.

Matteo adopera il verbo saziare solo tre volte nel suo vangelo: in questa beatitudine e nei due episodi dei pani e dei pesci (Mt 14,20; 15,37). Attraverso l'uso intenzionale del verbo saziare (anziché nutrire), l'evangelista non sottolinea soltanto che questi affamati e assetati verranno abbondantemente appagati da Dio, ma collegando la beatitudine con l'episodio della condivisione dei cinque pani e due pesci, indica che solo nutrendo gli affamati si può saziare la propria fame e sete di giustizia.

Gesù assicura che l'appagamento della fame e sete della giustizia non rimane a livello di intenzioni ma diventa operativo nella condivisione dei beni che annulla gli effetti dell'ingiustizia: "Tutti mangiarono e furono saziati" (Mt 14,20; 15,37).


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