Fra Ortensio e il dubbio di Giovanni - Appunti sui versetti di "Q" - Rosario Franza


 
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"Come a dire che le chiese cristiane e in particolare la chiesa cattolica, devono essere chiese povere per evangelizzare i poveri, ma, caro fra Ortensio, tu ben sai che il papa, fino alla seconda metà del XX secolo, utilizzava come simbolo di sovranità una particolare corona chiamata triregno. Insomma, tutto l’incontrario del messia rappresentato da Gesù di Nazareth!"

 Il dubbio di Giovanni

[18]Anche Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutti questi avvenimenti. Giovanni chiamò due di essi [19]e li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?». [22]Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella[23]E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!».(Lc 7,18-19.22-23)

Si è già visto come Gesù di Nazareth fosse tra i discepoli di Giovanni Battista e come egli poi si distaccò dal suo mentore per annunziare il regno di Dio non basato su un giudizio apocalittico come in Giovanni, ma sulla misericordia e sull’amore di Dio Padre. Quindi Gesù e Giovanni non si conoscevano e probabilmente, a differenza di ciò che raccontano i vangeli dell’infanzia di Luca e Matteo, non si erano mai frequentati, né forse erano parenti. Ci fu un incontro etico ed ideale, ma sicuramente lo stile fu diverso.

Non solamente lo stile fu diverso, ma anche la concezione del Messia era diversa. Un Messia nazionalista in Giovanni che risponde agli oracoli del messianismo regale e dinastico, un messianismo in Gesù che risponde ai carmi del “servo di Jahvé” ed ecco allora la domanda dei discepoli di Giovanni riportata dalla fonte Q : “Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?   

Scrive Ortensio da Spinetoli:<<Gli inviati chiedono se esista un diverso (allos) messia, d’un altro stampo, d’un altro indirizzo. Sembrava che Gesù con i suoi comportamenti invitasse a pensarlo, ma occorreva una risposta chiara, che forse deve ancora giungere. La domanda – chi è il messia – riecheggerà a lungo nelle comunità cristiane delle origini e di tutti i tempi>>.

Nel versetto 21, che non fa parte della fonte Q, l’evangelista Luca vuole essere il più chiaro possibile e comincia a raccontare le guarigioni  che nel frattempo il Nazzareno aveva operato e conclude con un elenco di “prodigi” questo si contenuto nella fonte Q: “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella.

Scrive fra Ortensio:<<”Colui che deve venire” non deve essere necessariamente un sovrano, un dominatore politico, un conquistatore, ma un salvatore. Egli non avrebbe coronato il suo capo di gloria, ma può darsi di ignominia. L’evangelizzazione dei poveri non poteva essere attuata dai grandi e dai potenti, ma da uno del loro rango>>.

Come a dire che le chiese cristiane e in particolare la chiesa cattolica, devono essere chiese povere per evangelizzare i poveri, ma, caro fra Ortensio, tu ben sai che il papa, fino alla seconda metà del XX secolo, utilizzava come simbolo di sovranità una particolare corona chiamata triregno. Le tre corone sovrapposte della tiara papale indicavano il triplice potere del pontefice: Padre dei principi e dei re, Rettore del mondo, Vicario di Cristo in Terra . L'uso della tiara poi permane nello stemma pontificio e, fino al 2005, negli stemmi personali dei papi, quando papa Benedetto XVI la sostituì con la mitra nel proprio stemma personale. Il disegno di tale mitra, tuttavia, nella presenza di tre bande dorate orizzontali richiama quello delle tre corone del triregno. Anche papa Francesco, nel 2013, ha mantenuto la medesima mitra, con un disegno a tre bande dorate orizzontali che richiama le corone del triregno, sulla sommità del proprio stemma. Insomma, tutto l’incontrario del messia rappresentato da Gesù di Nazareth!   

Nell’ultimo versetto infine (v. 23) è contenuta una beatitudine che sembra un avvertimento, quantomeno una raccomandazione che Luca porge alla propria comunità perché ci sono sempre ostacoli lungo il proprio cammino e nel camminare bisogna essere consapevoli e porre attenzione, “E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!


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