Il Satana di Q - Appunti sui versetti di "Q" - Rosario Franza


 
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"<<Gli autori neotestamentari hanno sintetizzato l’azione salvifica di Gesù in una battaglia antisatanica di cui è risultato vincitore indiscusso, una volta per tutte e per tutti, ma è una semplificazione teologica e apologetica, più che una versione storica dei fatti>> (Ortensio da Spinetoli)

La vittoria su satana

[14]Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. [15]Ma alcuni dissero: «E' in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». [17]Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. [18]Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. [19]Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. [20]Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.  [21]Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. [22]Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.  [23]Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. [24]Quando lo spirito immondo esce dall'uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. [25]Venuto, la trova spazzata e adorna. [26]Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell'uomo diventa peggiore della prima». (Lc 11,14-15.17-26)

Questi versetti di Luca accolti nella fonte Q perché comuni al vangelo di Matteo ed assenti in quello di Marco, sono ritenuti dagli esegeti come rivelatori delle “tensioni” esistenti tra la chiesa primitiva e la sinagoga .

Ha una qualche pretesa di storicità anche il racconto dell’indemoniato muto,“Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate” (Lc 11,14), un brevissimo racconto, essenziale, che ha la doppia caratteristica di essere usato come introduzione di una disputa su Beelzebul e l’altra di essere l’unico racconto, se pur brevissimo, di un esorcismo in Q.

Il giudizio di John P. Meier è lapidario:<<Non è chiaro in alcun modo il motivo per cui l’autore (o gli autori) di Q avrebbe creato un racconto su un indemoniato muto, se avesse avuto bisogno solo di una introduzione ad una disputa (…) penso più probabilmente  che l’esorcismo narrato in Lc 11,14 non sia creazione dell’autore o degli autori di Q, ma che in origine esso fosse collegato con almeno una parte del materiale sui detti che ora costituiscono la controversia su Beelzebul>>.

Ma il giudizio sul carattere apologetico di questi versetti è anche lapidario in Ortensio da Spinetoli che nel suo commento scrive:<<I vangeli non hanno mai una parola di comprensione e di scusa per i nemici di Gesù; sono sempre in mala fede, spregiudicati, perversi. Ma i testi attuali ritraggono le tensioni tra la chiesa e la sinagoga più che le controversie reali tra il Cristo ed i suoi oppositori>>.    

Il racconto è chiaro: il Cristo risulta vincitore in una lunga e tormentata battaglia con Satana; ritrae quindi mitologicamente l’azione redentiva di Gesù Cristo, a dimostrazione di quanto sia difficile, anche nella fonte Q, incontrare le stesse parole del Nazzareno. La credenza, poi, che Satana esista davvero non è più un dato della religiosità odierna, ma sicuramente un residuato, purtroppo vivo in alcuni ancora oggi, di quella cattolica e giudaica.

A tal proposito fra Ortensio scrive:<<Gli autori neotestamentari hanno sintetizzato l’azione salvifica di Gesù in una battaglia antisatanica di cui è risultato vincitore indiscusso, una volta per tutte e per tutti, ma è una semplificazione teologica e apologetica, più che una versione storica dei fatti. Gesù è il salvatore perché ha compiuto scelte giuste contrapponendosi al male, al peccato, all’egoismo in tutte le sue forme e manifestazioni e ha chiesto agli altri di fare altrettanto, di ripercorrere il cammino, di pronunciarsi per la sua causa>>.  Ed è questa richiesta di ripercorrere il suo cammino, “Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde” (v. 23), che è il dato storico fondante.

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