La regola che non è parola di Gesù - Appunti sui versetti di "Q" - Rosario Franza


 
Testi, conferenze, interviste  di :

  Alberto Maggi

- Clicca Qui

Carlo Maria Martini

- Clicca Qui

- Clicca Qui

Josè Maria Castillo

- Clicca Qui

Vito Mancuso 

- Clicca Qui

Enzo Bianchi

- Clicca Qui

Ortensio da Spinetoli

- Clicca Qui

Altri Autori e Testi completi in diversi formati

- Clicca Qui

Appunti di Rosario Franza

- Clicca Qui

La fonte Q

- Clicca Qui

Home Page

- Clicca Qui


"Gesù l’ebreo rifletté non soltanto sulle singole  questioni halakhiche discusse nel giudaismo del suo tempo, ma anche – in maniera autenticamente creativa – sulla Torah nella sua interezza in relazione alle sue parti. E, alla fine, la sua riflessione condusse all’amore – specificatamente, all’amore di Dio e all’amore del prossimo come superiori a ogni altra cosa"(John P. Maier)

La regola aurea in positivo

[31]Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. (Lc 6,31)

Amore senza condizioni

[32]Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. [34]E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.(Lc 6,32.34)

Misericordiosi come il Padre

 [36]Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. (Lc 6,36) 

La regola aurea in Lc 6,31, appartenente alla raccolta dei detti di Q, è una massima largamente nota dell’etica greco-romana ed era presente nella cultura greca antica molto prima di essere ripresa dalla letteratura ebraica e poi cristiana.

Molto probabilmente non fu mai pronunciata dal Gesù della storia. In questo senso si esprime John P. Meier:<<Dal momento che la regola aurea non è in grado di soddisfare né il criterio della discontinuità né quello della molteplice attestazione, e dal momento che non depone a suo favore neppure il criterio della coerenza, sono incline a pensare che essa non sia stata insegnata dal Gesù storico. Essa è, più probabilmente, un esempio paradigmatico di massima popolare dell’etica greco-romana già assimilata all’interno del giudaismo, collocata secondariamente sulle labbra di Gesù da alcuni giudeo-cristiani che lo veneravano, fra le altre cose, come il loro maestro di etica >>.

Nulla a che fare con il duplice comandamento dell’amore, Dio ed il prossimo, (Mc 12,29-31) o quello paradossale dell’amore verso i nemici (Lc 6,27-28) che a detta dei maggiori esegeti e storici vengono considerati come pronunciati dallo stesso Gesù di Nazareth .  Tanto che,  subito dopo la regola aurea, Luca sente il bisogno di richiamare  il concetto dell’amore senza condizioni (Lc 6, 32.34) e della misericordia di Dio (Lc 6,36), concetti che, assieme al duplice comandamento dell'amore, sono effettivamente  una sintesi sia del primo che secondo testamento.    

Né si capisce come Matteo, dopo aver assunto in 7,12ab la regola aurea da Q, vi possa attaccare, in 7,12c, la solenne e sconcertante affermazione “questa infatti è la Legge ed i Profeti”. Scrive Meier:<<In breve, è Matteo, e soltanto lui a creare l’impressione che un detto comune dell’etica popolare pagana riassuma, agli occhi di Gesù, le Scritture ebraiche>>.     

Un’ultima notazione rispetto al duplice comandamento dell’amore, “[29]Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore[30]amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza [31]E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso (Mc 12,29-31), che non appartiene alla fonte Q, ma sicuramente alla tradizione marciana.

Gesù dimostra in questo caso di avere una profonda conoscenza delle scritture ebraiche ed una padronanza assoluta nel saperle utilizzare . Egli combina i testi di Dt 6,4-5 e Lv 19,18b citandoli parola per parola e ponendoli in un ordine ben preciso per poi presentarli insieme in quanto superiori a tutti gli altri.

“Questo – scrive John P. Meier – è già abbastanza  sconcertante e innovativo. Ed è prova sufficiente che Gesù l’ebreo rifletté non soltanto sulle singole  questioni halakhiche discusse nel giudaismo del suo tempo, ma anche – in maniera autenticamente creativa – sulla Torah nella sua interezza in relazione alle sue parti. E, alla fine, la sua riflessione condusse all’amore – specificatamente, all’amore di Dio e all’amore del prossimo come superiori a ogni altra cosa” .   

Rimane il mistero dell’educazione formale di Gesù e di come un falegname proveniente da Nazareth possa aver sviluppato  una competenza così notevole sulle scritture ebraiche .

   

Nota:
Se vuoi essere informato sulle pubblicazioni di solidando.net  puoi iscriverti gratuitamente  alla newsletter del sito al seguente indirizzo : http://www.solidando.net/newsletter.htm
<



   
[ La Buona Parola ] [ Argomentando ] [ BibliotecAmica ] [ La fonte Q ] [ Home Page ]