L'amore paradossale - Appunti sui versetti di "Q" - Rosario Franza


 
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"Insomma, il comportamento del cristiano, sebbene conformato all’amore del Padre che fa piovere sui buoni e sui cattivi, non può essere insensibile al grido di dolore di chi subisce continue ingiustizie e soprusi. "

Amate i vostri nemici

[27]Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, [28]benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. (Lc 6,27-28)

Rinunciate ai vostri diritti

[29]A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. [30]Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. (Lc 6,29-30)

Amate i vostri nemici”, con queste parole  Gesù si rivolge ai propri discepoli che in pratica sono – specifica Ortensio da Spinetoli nel suo commento – “i fedeli, raccolti in assemblea intorno alla parola del Signore . Ad essi soltanto può essere rivolto il discorso imperniato sull’amore verso i nemici che è il più paradossale del nuovo Testamento”.

I cristiani hanno fatto esperienza religiosa del perdono e perdonano in quanto, a loro volta, si sentono  perdonati . Non è una cosa semplice e scontata. Infatti, quando si riceve del male, il primo desiderio che si prova è quello della vendetta .  Ma in che senso dobbiamo "amare" i nostri nemici ? Dobbiamo abbracciarli e scambiare con loro gli auguri di Natale e Capodanno, passando insieme delle piacevoli serate ?  Dobbiamo legarci sentimentalmente a coloro che ci derubano e arrivano perfino a toglierci la vita ?

No ! L'amore verso i nemici non è un sentimento, ma un modo di essere, uno stile di vita e cioè il saper  condividere chi si è  e cosa si ha nel momento del bisogno e per il bene, anche,  del nemico, del diverso da noi, del non appartenente alla nostra famiglia, alla nostra città, alla nostra nazione. Una Utopia forte e potente quella di Gesù, con una visione dell'Umanità fortemente alternativa a quella di tutti i tempi .

Dobbiamo essere sinceri con noi stessi, dobbiamo affermare che sappiamo costruire molto bene i "muri" che ci dividono dagli estranei, figuriamoci  dai nemici ! Difendiamo con asprezza ciò che è nostro, la roba, e il pensiero utopico della condivisione è talmente lontano da noi che, al limite, riusciamo fare solo l'elemosina !

Scrive fra Ortensio:<<Il verbo agapao (amare) non tocca tanto i sentimenti quanto i comportamenti, la capacità o volontà di sapere soccorrere chi è in difficoltà anche se nemico, come è illustrato nella parabola del samaritano (Lc 10,25-37)>> e ancora:<<L’amore, cioè la stima, la considerazione, l’aiuto verso gli altri si può imporre, ma non la simpatia, l’amicizia che nasce da un atteggiamento particolare dell’animo del tutto spontaneo. Bisogna amare tutti, ma non diventare loro amici >> .

L’impegno del seguace di Gesù di Nazareth viene esplicitato nei versetti successivi, infatti il cristiano è tenuto non solo a fare del bene, ma anche a parlare bene e a pregare per il proprio nemico ed è tenuto ad accettare la sua violenza e la sua prepotenza e se costui  “ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo”.

<<Il testo – scrive Ortensio da Spinetoli – è chiaro, ma anche in questo caso bisogna guardarsi da qualsiasi letteralismo per non cadere in abbagli. Gesù sottolinea il grado di disponibilità, non suggerisce una tattica o una linea pratica di comportamento davanti alle prepotenze e ai possibili soprusi a cui si può andare incontro. L’amore al fratello non è detto che debba essere un incoraggiamento alle sue sfrontatezze o ruberie. Gesù con tutta la sua carità, disponibilità, non ha mancato di chieder ragione della percossa ricevuta (cfr Gv 18,23)>>.

D’altra parte occorre anche distinguere tra il nemico personale e quello sociale o di classe e non è possibile che un’intera comunità possa accettare di essere schiacciata dallo sfruttamento padronale, dalla tirannia politica o religiosa, senza reagire e difendersi minimamente e fermamente.

Insomma, il comportamento del cristiano, sebbene conformato all’amore del Padre che fa piovere sui buoni e sui cattivi, non può essere insensibile al grido di dolore di chi subisce continue ingiustizie e soprusi.


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