Frutti avvelenati ! - Appunti sui versetti di "Q" - Rosario Franza


 
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"L’uomo non è una pianta; le sue possibilità di modificare le proprie inclinazioni, di cambiare radicalmente i propri indirizzi sono sempre reali. Il Nazzareno guarda alla realtà dell’essere umano e lo ama senza condizioni, tanto da renderne sempre possibile la conversione" 

[43]Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. [44]Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. [45]L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore. (Lc 6,43-45)

La convinzione degli esegeti che l’evangelista Luca fosse compagno dell’apostolo Paolo rende verosimile pensare che il suo vangelo fosse stato scritto per le comunità paoline . Un prologo della fine del II secolo riferisce che il vangelo di Luca fu scritto in Grecia (Acaia), dove poi l’evangelista morì .

Dovevano comunque essere delle comunità formate da membri che avevano un comportamento non propriamente cristiano se Luca sente il bisogno di sviluppare il tema dell’amore del prossimo, tema che dovrebbe essere ripreso ancora oggi visto l’andazzo, in alcuni casi la sporcizia, della gerarchia vaticana, che, tra l’altro, ha la pretesa di strutturarsi come esercizio di un potere statale assolutista.

Insomma i versetti 43-45 del capitolo 6 affermano abbastanza chiaramente che ciò che realmente conta non è l’ortodossia ispirata alla cosiddetta Tradizione, ma l’ortoprassi, il frutto che si ottiene dalla vicinanza al prossimo, vicinanza concreta e fattiva.

Scrive in tal senso Ortensio da Spinetoli:<<Il parlare è un fatto superficiale, ma porta alla luce quello che uno ha dentro. I giudizi malevoli verso il prossimo (v.44) fanno trapelare la malevolenza e la malvagità di coloro che li pronunciano. Come chi ha l’occhio malato vede tutto confuso o deformato, così chi ha il cuore (per l’ebreo equivale alla mente) cattivo cioè dominato da egoismo, invidia, gelosia ecc non fa che riflettere nei suoi giudizi la sua cattiveria. Il discorso (vv. 43-44) è spiegato chiaramente al versetto 45. Dai frutti si conosce l’albero, dai medesimi si valuta il vero cristiano>>.

Così, sia consentito a tutti di valutare dai frutti (pedofilia, ruberie, lusso, potere, controllo delle coscienze, persecuzione di qualsiasi opinione definita eresia) la mancanza di bontà d'animo di certi “cardinali”, che è l’unica cosa che conta e che sempre manca.

Sembrerebbe che i versetti 43-45, riportino un certo fatalismo, come se nulla potesse mai cambiare e certo la storia di duemila anni dopo Cristo sembra, a tal proposito, alimentare un certo pessimismo, ma come scrive fra Ortensio “le cattive tendenze del cristiano come la natura dell’albero non provengono da lui ma dal suo temperamento, dalle sue qualità naturali, il più delle volte incorreggibili. Ma l’uomo non è una pianta; le sue possibilità di modificare le proprie inclinazioni, di cambiare radicalmente i propri indirizzi sono sempre reali”.

Il Nazzareno guarda alla realtà dell’essere umano e lo ama senza condizioni, tanto da renderne sempre possibile la conversione .


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