Versetti controvoglia - Appunti sui versetti di "Q" - Rosario Franza


 
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"Fare l’elemosina non serve a creare tesori in cielo, se mai esistesse in cielo un paradiso come ci hanno insegnato a pensare, e non è neanche da supporre un rigido rapporto, quasi matematico, tra l’operato umano e la ricompensa divina. Fare il bene è soprattutto un arricchimento personale che si completa con l’impegno ad operare affinché vengano meno gli squilibri sociali. "

Liberi come corvi e gigli

[22b]«Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. [23]La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. [24]Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! [25]Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? [26]Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? [27]Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. [28]Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? [29]Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: [30]di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. [31]Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. [33]Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. [34]Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. (Lc 12,22b-31.33-34) 

Controvoglia leggo questi versetti del vangelo di Luca tratti dalla fonte Q, perché nel mio intimo sento la distanza tra la vita reale e l’utopia della fede, “Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta”(Lc 12,29-31) ; è un tono radicale quello che si adopera, difficilmente realizzabile, distante dalla vita che normalmente si conduce e questa dicotomia tra la fede utopica e la realtà di ogni giorno mi fa star male, misura la mia inadeguatezza rispetto alla fede che dico di professare.

Scrive in modo consolatorio Ortensio da Spinetoli :<<In fondo il brano segnala due atteggiamenti di fronte ai beni materiali, che di per sé sono indispensabili alla vita: quello cristiano e quello pagano. L’uno è fatto di fiduciosa attesa, calma, sopportazione; l’altro di angosciosa inquietudine. L’autore deve sostenere una tesi ed è evidente che calca i toni, esagera in un senso e nell’altro, sia nel descrivere l’affannosa ricerca dell’uomo, che nel sottolineare la sollecitudine di Dio >> . La mia paura, devo essere sincero, è che a furia di “calcare i toni” ci si abitua alla dicotomia, spesso presente nel cristianesimo, tra la pratica e la teoria, come quei cattolici che vivono il loro essere cristiani solo la domenica mattina, durante al messa .  

Le stesse immagini, “Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre” e ancora,” Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro” , sono chiaramente immagini poetiche, slegate dalla realtà, che invece misura il silenzio di Dio il quale affida all’evoluzione del Cosmo il caos e la crudeltà nella sopravvivenza delle specie e nella ricerca di un ordine sempre maggiore.  Infatti così commenta fra Ortensio:<<Le soluzioni fideistiche dei problemi storici ed economici non possono essere invocate in base a questo testo che cerca solo di infondere maggiore serenità all’uomo tormentato da varie preoccupazioni per la sua esistenza quotidiana. La fede non risolve i problemi, ma può aiutare a trovare, non magicamente, le risposte più opportune. Essa è comunione e ascolto di chi è il signore della natura e dell’uomo>> .  

L’ansia si vince con l’impegno concreto nella realizzazione del regno di Dio, realizzarlo significa preoccuparsi del bene comune, come del resto specifica chiaramente fra Ortensio:<<Il regno di Dio è una realizzazione di quaggiù dove l’uomo vede colmate le sue aspirazioni, eliminati i suoi mali, le sue sofferenze. Attuare il regno di Dio è lottare anche contro la fame, la miseria, l’ingiustizia>> ed è questo un impegno comune a quasi tutte le tradizioni religiose, assunto anche in forma solenne, ma poi disatteso nella pratica.

D’altra parte fare l’elemosina, “Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli”, non serve a creare tesori in cielo, se mai esistesse in cielo un paradiso  come ci hanno insegnato a pensare, e “non è neanche da supporre un rigido rapporto, quasi matematico, tra l’operato umano e la ricompensa divina”. Fare il bene è soprattutto un arricchimento personale che si completa con l’impegno ad operare affinché vengano meno gli squilibri sociali.

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