Beatitudini: scelta di classe! - Appunti sui versetti di "Q" - Rosario Franza


 
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"Conclude così tristemente padre Ortensio il suo commento:<<La parola di Gesù ha una precisa direzione sociale, porta a una chiara scelta di classe, ma l’evangelista sembra scoraggiarsi davanti alle ripercussioni che essa può avere e ne va attenuando e stemperando il peso pur riaffermandone  vigorosamente la portata alla fine(vv. 24-26)>>"

 

Beati i poveri, gli affamati e gli afflitti

[20] (…)E alzando gli occhi verso i suoi discepoli disse:
«Beati voi poveri,
perché è per voi la regalità di Dio.
[21]Beati voi che avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi che siete afflitti,
perché sarete consolati.
(Lc 6,20-21)

Beati i perseguitati

[22]Beati voi quando vi insulteranno e perseguiteranno e diranno ogni genere di male contro di voi a causa del Figlio dell'uomo. [23]Rallegratevi ed esultate perché grande sarà la vostra ricompensa nel cielo.  E’ così infatti che perseguitarono i profeti che furono prima di voi. (Lc 6,22-23)

Il vangelo di Matteo riporta nove beatitudini, otto brevi e una lunga, Luca viceversa ha quattro beatitudini , tre brevi e una lunga, e le quattro beatitudini di Luca sono contrapposte ad altrettanti “guai”, guai a voi . La maggior parte degli studiosi ritiene che le quattro beatitudini del vangelo di Luca derivano dalla fonte Q . Le beatitudini contenute nel vangelo di  Matteo  provengono la 1^ (i poveri), la 2^ (gli afflitti), la 4^ (quelli che hanno fame) e la 9^ (la beatitudine lunga sulla persecuzione), dalla fonte Q, mentre le altre derivano da una sua fonte speciale chiamata “M” e dalla redazione creativa dell’evangelista.

La quarta beatitudine, quella lunga sui perseguitati, viene giudicata, dalla maggioranza degli studiosi, per la forma, la lunghezza ed il contenuto, come più appartenente alla chiesa primitiva che al Gesù storico e comunque si pensa che essa originariamente non facesse parte del gruppo delle prime tre, le quali, invece, vengono fatte risalire al Gesù della storia, se non alle sue stesse parole . Viene comunque da notare come le tre beatitudini originarie di Q mettono al centro persone che non vengono definite buone o virtuose, ma che sono semplicemente nel bisogno: i poveri, gli afflitti e gli affamati .

Occorre però chiarire che non viene esaltata la povertà come desiderabile, né tantomeno l’afflizione e la fame, ma viene indicata la necessità di aver cura di ogni persona come fratello o sorella.  

D’altra parte P. Juan Mateos S.J così traduceva la prima beatitudine : “Beati quelli che scelgono di essere poveri, perché essi  hanno Dio per re”(Mt 5,3) e motivava tale traduzione affermando che nella tradizione giudaica i termini ‘anawim e ‘aniyim designano i poveri che soffrono per le ingiustizie della società o della comunità in genere . Gesù, secondo il biblista,  non vuole intendere  i poveri di spirito o quanto allo spirito, ma le persone che soffrono effettivamente la povertà e invitando a scegliere la condizione di povero, indica come obbiettivo l’eliminazione dello stato di bisogno .  Solamente chi sceglie di essere povero, rinunciando ad accumulare denaro e potere , condividendo i propri beni con i fratelli, esclude dalla propria vita ogni possibilità di ingiustizia ed accede al regno di Dio  nella pienezza umana, lambendo la condizione divina  .

Anche fra Alberto Maggi OSM scrive:<<Gesù invita i suoi discepoli a farsi volontariamente tutti poveri perché nessuno più sia povero, come lui che “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8,9). Quella di Gesù non è una richiesta di spogliarsi di quel che si ha, ma di rivestire chi non ha nulla, al fine di realizzare la volontà di quel Dio che aveva chiesto che nel suo popolo nessuno fosse bisognoso (“Non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi”. Dt 15,4) e che sarà l’obiettivo della prima comunità cristiana dove “Nessuno infatti tra loro era bisognoso” (At 4,34)>> e ancora, commentando le beatitudini in Matteo, fra Alberto sottolinea:<< Il “regno dei cieli” non proietta la promessa di Gesù in un futuro lontano (l’al di là), ma in una realtà, già presente, di avere Dio come re, ovvero un Padre che si prende cura dei suoi. Questo regno diventa realtà nel momento in cui i discepoli entrano nella condizione di poveri, e unicamente su costoro il Padre può esercitare la sua regalità: a chi si fa responsabile del benessere del proprio fratello, Gesù garantisce che il Padre stesso si farà carico della loro felicità (Mt 6,33; 25,34-40)>>.

L’adesione a tale visione, contraria alla realtà che viviamo anche oggi, non mancherà di causare  dileggi, ingiurie e persecuzioni (Lc 6,22-23). <<Gesù – precisa Ortensio da Spinetoli – esorta i suoi ad essere felici per tali maltrattamenti, ma senza precisarne la ragione (v. 22).  Si poteva sottintendere che in tal modo assomigliavano più a lui perseguitato a morte ingiustamente, ma il versetto successivo (v. 23) apporta una motivazione storica (la sorte dei profeti) e teologica (la grande ricompensa nei cieli). Conclude così tristemente padre Ortensio il suo commento:<<La parola di Gesù ha una precisa direzione sociale, porta a una chiara scelta di classe, ma l’evangelista sembra scoraggiarsi davanti alle ripercussioni che essa può avere e ne va attenuando e stemperando il peso pur riaffermandone  vigorosamente la portata alla fine(vv. 24-26)>>.  

In Italia il 12,9% della popolazione vive con meno di 520,00 euro al mese . In Italia, cioè, quasi ottomilioni di persone sono poveri, sono gli ‘anawim e ‘aniyim che soffrono per le ingiustizie della società . La Teologia delle Beatitudini ci indica come soluzione l’applicazione, nella nostra vita, della prima Beatitudine : scegliere la povertà perché  non ci siano più poveri .

Appena sotto questa indicazione c’è la necessità della Solidarietà . Ma cos’è la Solidarietà sociale ?  

Il termine indica un atteggiamento di benevolenza e comprensione che si manifesta fino al punto di esprimersi in uno sforzo attivo e gratuito teso a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che abbia bisogno di un aiuto. Ma nella nostra vita concreta cosa cos’è contro la Solidarietà ?

Ecco un parziale elenco di comportamenti contro la Solidarietà :

1 – non pagare le tasse;

2 – corrompere ed essere corrotti;

3 – esercitare violenza e sopraffazione .

Sono atti contro quella “solidarietà sociale” che si definisce in riferimento ad attività svolte dalle istituzioni per sollevare persone costrette ai margini della società a causa di problemi economici (disoccupati, sottostipendiati, pensionati etc.) o di altro genere (malati, invalidi, stranieri immigrati etc.). Queste le definizioni … ,ma quante volte abbiamo evaso l’IVA ?… e quante volte chi doveva gestire il bene pubblico, è stato corrotto ?  Siamo noi a non aiutare i poveri con i nostri comportamenti elusivi, evasivi, violenti e illegali e questi comportamenti sono abbastanza diffusi .  E allora ? Dove sono le piccole comunità, immaginate da Juan Mateos,  che vivono  secondo gli insegnamenti del “monte” ?

Forse dovremmo immaginare il Regno di Dio in una prospettiva  escatologica, invece di pensare che è possibile realizzarlo già in questa vita, in questa terra insanguinata dal sangue dei migranti, dalla fame e dalla guerra, divisa dai muri e dal filo spinato . Si lo so, in una prospettiva escatologica, posso continuare ad evadere, corrompere, sopraffare, rubare, togliere, dividere, … tanto poi Dio Padre, come ha fatto con il figliol prodigo, mi perdonerà ed accoglierà tra le sue braccia .  Il figliol  prodigo era ritornato dal padre per convenienza, per calcolo, per fame e non per amore o pentimento, eppure un amore grandissimo, incommensurabile, lo ha accolto .

Ma Gesù come intendeva il Regno di Dio ?

John P. Meier, nel 2° volume di “Un ebreo marginale – Ripensare il Gesù storico, confrontando Gesù con Giovanni Battista e gli altri profeti scrive:<<Gesù dimostrò di essere un personaggio più complesso ed enigmatico, perché il Regno da lui proclamato come futuro era il Regno che egli annunciava come realtà presente nel suo ministero pubblico (Lc 17,21):”Il Regno di Dio è in mezzo a voi”. In un certo senso questo era vero per quanto concerneva la predicazione e l’insegnamento potenti di Gesù, in particolare le sue parabole enigmatiche, che mettevano gli uditori  a confronto con il Regno di Dio, con un messaggio che era una provocazione al loro modo attuale di pensare e di vivere e allo stesso tempo una minaccia per esso  . Sentire queste parabole del Regno voleva dire per sé fare esperienza dell’avvento del Regno nella propria esistenza>>

Lo stesso giudizio lo possiamo ripetere per la predicazione di padre Alberto Maggi OSM . Leggere e sentire le sue parole significa fare “esperienza del Regno di Dio”  nella propria esistenza . Poi, però,  questa “esperienza del Regno di Dio” bisogna  metterla in pratica ed è nella pratica concreta che ci viene in aiuto  Carlo Maria Martini pregando così : ”Soltanto tu o Gesù puoi attirare il nostro cuore così che lo mettiamo davvero in cielo con te . Esso è pesante, diffidente, avaro, desideroso di possedere sicurezze. Liberalo da queste avarizie, rendilo puro e semplice come il tuo.”   



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